La terra dei cachiAumenta il benessere percepito, ma i giovani non vedono un futuro migliore

I dati Istat mostrano un Paese più sereno rispetto al passato. A trainarlo però sono gli over 65, le regioni del Sud e le fasce con livelli di istruzione più bassi

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Anche se le cronache, i titoli dei media, i mille report e studi sulla società «che cambia» parlano di crisi di identità, di valori, di ansie e di paure per il futuro, anche quest’anno la ricerca più approfondita sul sentimento degli italiani dell’Istat presenta una realtà diversa. Gli italiani sono più soddisfatti della vita di prima, certamente più che nello scorso decennio.

Se tra 2023 e 2024 la quota che dà un voto da otto a dieci al grado di soddisfazione nel suo complesso è scesa di pochi decimali, dal 46,6 per cento al 46,3 per cento, è comunque maggiore di più di tre punti rispetto a quella del 2019, 43,2 per cento, e del 6,7 per cento rispetto a quella del 2017.

È il segno di un Paese più sereno? O forse solo più rassegnato, che ha abbassato le aspettative? Quello che appare più certo è che c’è probabilmente un legame tra questi dati e la stabilità politica che caratterizza l’Italia, piuttosto anomala visti i precedenti italiani e i venti che spirano oltre confine, e che ha come conseguenza anche la solidità della maggioranza di governo.

Ma quali segmenti affermano di stare meglio? A vedere gli incrementi maggiori è proprio la fascia che demograficamente sta crescendo di più, quella degli over settantacinquenni, che tradizionalmente dichiara una soddisfazione minore, ma questa è aumentata del 4,6 per cento tra il 2019 e il 2024.

Si è ridotto il gap tra i più anziani e i giovani, difatti anche tra chi ha fra sessantacinque e settantaquattro anni quanti si ritengono soddisfatti sono saliti più della media, del 3,4 per cento, raggiungendo la quota del 45,2 per cento, meno lontana di prima da quella complessiva. Anzi, nel caso degli uomini ora i settantenni appaiono più appagati, e non di poco, rispetto a chi ha dieci o venti anni di meno, forse perché, a differenza loro, hanno finalmente raggiunto la pensione dopo avere atteso a lungo, più a lungo rispetto a un tempo?

Il grado di soddisfazione sale significativamente anche tra chi ha tra cinquantacinque e cinquantanove anni, ma l’incremento qui è trainato quasi solo dalle donne, +5,8 per cento, nonché tra i trentacinque e i quarantaquattro anni, +4,3 per cento, grazie a entrambi i sessi.

Il miglioramento è inferiore a quello degli altri segmenti di età per chi ha meno di trentacinque anni, soprattutto a causa del sentimento femminile: la soddisfazione delle ventenni italiane rimane stabile, mentre quella dei coetanei uomini cresce significativamente e, a differenza che nel 2019, nel 2024 quella delle prime risultava inferiore a quella dei secondi nella fascia cruciale dei vent’anni. Più pressioni verso le giovani donne – che finalmente sono maggiormente protagoniste, non solo negli studi – si laureano molto più degli uomini – ma anche nel mondo del lavoro – e che oggi allungano i tempi della formazione, del decollo della propria carriera e della vita familiare?

Dati Istat

Può darsi, fatto sta che l’aumento della soddisfazione per la propria condizione è cresciuta in entrambi i sessi, anche se tra le donne l’incremento si è concentrato quasi solo dopo i trentacinque e tra gli uomini, invece, tra i più anziani e tra i trentenni.

Appaiono ancora più nette e indicative le differenze geografiche, che mostrano come i miglioramenti abbiano caratterizzato soprattutto il Mezzogiorno: la percentuale di soddisfatti della vita è cresciuta di ben il 7,8 per cento in Basilicata, dell’8,2 per cento in Calabria e del sei per cento in Campania, ovvero le aree in cui era, e in parte è ancora, più bassa.

In parte, perché oggi il dato calabrese, con il 47,7 per cento che dichiara un punteggio da otto a dieci di soddisfazione, è maggiore di quello nazionale, come quello lucano, e si avvicina a quello lombardo, 48,2 per cento, dove la crescita è stata solo dello 0,8 per cento. In Piemonte e in Trentino Alto Adige, invece, c’è stato un calo, del due e dello 0,3 per cento, anche se, va detto, i trentini e gli altoatesini rimangono i più appagati d’Italia.

Dati Istat

È nei centri medio piccoli, tra dieci e cinquantamila abitanti, del resto così diffusi al Sud, che l’aumento del grado di soddisfazione è più evidente, +5,2 per cento, ma anche nei centri delle grandi città, +4,1 per cento, mentre minori progressi si osservano nei comuni più piccoli, infatti più numerosi al Nord, e soprattutto nelle periferie dei grossi centri. Sono però i paesini con meno di duemila abitanti a rimanere le oasi felici d’Italia, con un cinquantadue per cento di soddisfatti.

 

Dati Istat

Una conferma del fatto che i miglioramenti riguardano proprio le fasce originariamente più svantaggiate viene dai dati divisi per livello di istruzione. Il più forte aumento della quota dei soddisfatti è quello di coloro che si sono fermati alla licenza elementare, in particolare tra gli uomini. È cresciuta in doppia cifra tra i pochissimi giovani che non hanno potuto studiare, probabilmente immigrati, ma la grande maggioranza di coloro che fanno parte di questo segmento è composta da anziani.

Maggiore della media è stato anche l’incremento per chi ha la licenza media, in particolare per le donne tra quarantacinque e sessantaquattro anni, presumibilmente al Sud, mentre tra i diplomati e i laureati sono i più anziani, in particolare le donne, quelle che hanno visto il più forte miglioramento, più dei trentenni o dei quarantenni.

Se consideriamo la fascia di età chiave, quella più produttiva, di chi ha tra i venticinque e i trentaquattro anni, chi ha il titolo universitario rimane il più soddisfatto della propria vita, ma diminuisce il divario rispetto a chi ha studiato molto meno, mentre aumenta quello nei confronti dei diplomati.

 

Dati Istat, spessore degli istogrammi proporzionale alla numerosità

Cosa è accaduto in questi anni? È indicativo il fatto che tra 2019 e 2024 sia migliorata la percezione della situazione economica proprio nelle stesse aree in cui è cresciuta la soddisfazione per la propria vita, al Sud, con un aumento di quanti ritenevano molto o abbastanza positiva la propria situazione di ben il 9,7 per cento in Calabria, del 6,4 per cento in Abruzzo, del 3,8 per cento in Campania. Al contrario, c’è un calo in quasi tutto il Nord, in Lombardia, dell’1,5 per cento, in Emilia Romagna, dell’1,4 per cento, nel Veneto, dello 0,7 per cento.

 

Dati Istat sulla percentuale di chi si dichiara molto o abbastanza soddisfatto

Si tratta di un dato coerente con la crescita occupazionale che, dopo il Covid, ha visto come protagonista proprio il Mezzogiorno, dove il tasso di occupazione tra il 2019 e il 2024 è salito del 4,9 per cento, mentre al Nord del 2,1 per cento.

C’è un dato curioso, però, la maggiore soddisfazione per la propria situazione economica e per la vita non proviene da un più grande appagamento lavorativo, nonostante di mezzo ci sia un aumento proprio dei posti di lavoro. La percentuale di quanti ritengono molto o abbastanza soddisfacente la condizione occupazionale è persino scesa di un decimale tra chi ha un impiego, anche se si tratta di una media tra i dati del Sud, guarda caso in crescita del 2,4 per cento, quelli delle Isole, in calo, e la stabilità del Nord.

Se i numeri aumentano tra quell’esigua minoranza che ha la licenza elementare, c’è una riduzione in gran parte dei segmenti che rappresentano il centro del mondo del lavoro italiano, i diplomati e i laureati tra i venticinque e i sessantaquattro anni, e in particolare tra chi ha un titolo universitario. Questo accade nonostante siano stati proprio questi ultimi a vedere il maggiore incremento del tasso di occupazione dopo il Covid, in particolare se uomini.

Dati Istat sulla percentuale di chi si dichiara molto o abbastanza soddisfatto, spessore degli istogrammi proporzionale alla numerosità

Questo conferma le impressioni e i dati di molti analisti: l’aumento occupazionale ha portato maggiore tranquillità economica a molte persone, soprattutto al Sud, dove ha beneficiato, anche indirettamente, attraverso il miglioramento della condizione di altri membri della famiglia, pure chi ha meno competenze ed è più fragile.

È da questo che deriva parte dell’incremento della soddisfazione degli italiani, ma non solo, nel caso degli anziani è evidente un miglioramento generale della percezione della loro condizione, dopo il pericolo del Covid.

Non si può dire lo stesso di molti giovani, tra i quali la situazione lavorativa, anche se più stabile, non è migliorata qualitativamente, vista la perdita di potere d’acquisto. Ma, soprattutto, tra chi ha meno di quarantacinque anni in cinque anni è nettamente calata la quota di coloro che si ritengono soddisfatti del proprio tempo libero.

È scesa di quasi il dieci per cento soprattutto tra le donne di diciotto e diciannove anni, ma anche tra quelle tra i venticinque e i trentaquattro. Ancora più che nel 2019 i settantenni sono più appagati dei trentenni, dei quarantenni e dei cinquantenni sul versante del tempo libero. Non si tratta probabilmente dell’effetto del pensionamento e della salute ancora buona, ma anche del maggior stress che si vive in queste fasce di età.

Dati Istat sulla percentuale di chi si dichiara molto o abbastanza soddisfatto

L’Italia appare sempre più un Paese di anziani, in fondo soddisfatti per l’esistente e l’apparente stabilità, nonostante le lamentele, cui fanno da contraltare giovani che, soprattutto in alcune aree – come al Sud – possono contare su una situazione economica migliore di prima, ma non su un lavoro o una vita privata più appagante. Sono più soddisfatti per una maggiore tranquillità materiale, ma, in parte, anche rassegnati ad accontentarsi di questa.

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