
Dopo la bassa affluenza e l’ennesimo mancato raggiungimento del quorum per i cinque quesiti referendari su lavoro e cittadinanza, la politica si interroga su come il referendum possa essere modificato per essere più efficace.
Forza Italia è stata la prima a proporre una modifica. Maurizio Gasparri, presidente dei senatori forzisti, ha illustrato un disegno di legge che prevede di innalzare da 500mila a un milione le firme necessarie per richiedere il referendum e che a pronunciarsi a favore siano dieci consigli regionali e non gli attuali cinque. «Abbiamo voluto agire con tempestività e aprire una riflessione per portare a una rapida decisione», ha detto Gasparri.
La proposta, anticipata dal vicepremier Antonio Tajani, si pone l’obiettivo di evitare che bastino appelli sui social media a far arrivare il referendum all’attenzione degli elettori, che poi però alle urne n0n si presentano. «Non vogliamo certamente superare uno strumento di partecipazione democratica, ma vogliamo che sia supportato da un più ampio sostegno, soprattutto oggi che, con le nuove tecnologie, la raccolta delle firme è molto facilitata», dice Gasparri. «Si tratta di rafforzare e di non banalizzare uno strumento di democrazia il cui abuso può portare al fallimento. Abbiamo voluto agire con tempestività e aprire una riflessione per portare a una rapida decisione in materia».
Una proposta accolta anche da Fratelli d’Italia che, per bocca del vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, ha sostenuto che è giunto il momento di rivedere il numero di firme da raccogliere «al rialzo».
Per il Partito democratico, però, «il disegno di legge di Forza Italia è un attacco alla partecipazione democratica», secondo le parole del deputato Dem Marco Meloni.
Anche le opposizioni chiedono da tempo un cambiamento delle regole referendarie, ma in altra direzione. Le forze di centrosinistra chiedono sì di alzare, eventualmente, il numero di firme necessarie, ma a patto di eliminare il quorum, definito dal segretario di +Europa, Riccardo Magi, «un ostacolo alla democrazia». In conferenza stampa, Magi ha detto che proporranno «alle forze politiche in Parlamento, a partire da quelle che si sono pronunciate per il sì, di sostenere una riforma costituzionale che elimini questo quorum, che rappresenta un vulnus democratico».
La proposta prevederebbe di elevare il numero di firme da 500mila a 800mila, rapportando il quorum alla percentuale dei votanti alle ultime elezioni per il rinnovo della Camera. Più richiedenti per poter convocare gli elettori, ma meno votanti per approvare i quesiti, quindi.
Le modifiche, secondo il Corriere, potrebbero essere anche inserite in una riforma già avviata, quella sul premierato. Serve infatti una riforma costituzionale per cambiare le regole del referendum abrogativo, fissate dall’articolo 75 della Carta, con i tempi lunghi della doppia lettura. L’orizzonte, in ogni caso, non sarebbe breve. E un altro intervento potrebbe riguardare la fase di verifica dell’ammissibilità dei quesiti da parte della Corte costituzionale, prevedendo un passaggio precedente all’avvio della raccolta firme, oltre alle verifiche successive già previste.