«Fate arrivare le truppe. Non lasciate che questi delinquenti la facciano franca. RENDIAMO L’AMERICA DI NUOVO GRANDE!!!». Con i soliti caratteri maiuscoli e il tono da imbonitore, Donald Trump annuncia via social l’arrivo dei militari nelle strade di Los Angeles, dove migliaia di persone sono arrivate per manifestare contro i suoi metodi aggressivi e incostituzionali sull’immigrazione. «La situazione a Los Angeles è davvero pessima. FATE ENTRARE LE TRUPPE!!!», ha scritto su Truth. E ancora: «ARRESTATE LE PERSONE CHE INDOSSANO UNA MASCHERA, SUBITO!».
Ieri per il terzo giorno consecutivo, a Los Angeles i manifestanti sono stati attaccati dagli agenti dell’Ice – l’agenzia federale che si occupa di immigrazione –, dalla Guardia Nazionale e alla fine anche dai marines. Verso le 21 ora locale, le strade buie vicino al municipio di L.A. mostravano i segni di una giornata di proteste: bottiglie d’acqua rotte, rifiuti ovunque, graffiti scarabocchiati sugli edifici governativi. Migliaia di abitanti hanno affollato le strade intorno al municipio, al tribunale federale e a un centro di detenzione dove sono trattenuti i manifestanti arrestati nei giorni scorsi. Hanno anche bloccato un’importante arteria autostradale.
Al calare della notte, scrive il New York Times, i leader politici della California hanno esortato i manifestanti a comportarsi in modo pacifico e Jim McDonnell, capo del dipartimento della polizia di Los Angeles, ha avvertito che gli scontri per strada stavano «diventando sempre più gravi e violenti», attribuendo però la colpa a «persone che lo fanno di continuo», non a chi protesta contro i controlli sull’immigrazione. Per la sindaca di Los Angeles Karen Bass l’amministrazione Trump «ha oltrepassato i propri limiti schierando centinaia di soldati della Guardia Nazionale in città».
In un post su X , il governatore della California Gavin Newsom ha chiesto al presidente di fermare la Guardia Nazionale: «Donald Trump ha creato una crisi e sta infiammando la situazione. Se non riesce a risolverla lui, lo faremo noi. Ai malfattori dico: gli atti violenti non saranno tollerati. Sarete arrestati. Sarete processati. State causando ben più che danni a edifici e proprietà. State danneggiando le fondamenta stesse della nostra repubblica. La democrazia è in bilico. Donald Trump vi sta usando come scusa per militarizzare una città e aggirare la nostra democrazia. Ai tantissimi manifestanti pacifici: vogliamo la vostra sicurezza. Vogliamo che esercitiate i vostri diritti fondamentali. E alle nostre forze dell’ordine in strada, che applicano le leggi con rispetto e responsabilità, vogliamo garantire anche la vostra sicurezza. Ma Donald Trump deve fare un passo indietro. Deve farsi da parte».
La decisione di Trump di inviare truppe della Guardia Nazionale a Los Angeles, contro la volontà delle autorità statali e locali, ha sconvolto la politica americana. Perché è una grave violazione della sovranità statale, perché alimenta le tensioni, perché sottrae risorse da dove sono effettivamente necessarie. Soprattutto, perché è una pericolosa escalation nella gestione dell’ordine pubblico e sono metodi da Gestapo. «Trump ha risposto alle proteste contro i metodi dell’Ice (l’agenzia federale che si occupa di immigrazione) scavalcando il governatore della California, e ordinando il dispiegamento della Guardia Nazionale californiana grazie a una norma che è stata usata soltanto una volta, nel 1965, quando Lyndon Johnson mandò le truppe statali a difendere chi manifestava per i diritti civili in Alabama», ha scritto il direttore de Linkiesta Christian Rocca. «Trump invece manda i soldati per arrestare i manifestanti che pretendono che si rispetti la Costituzione, e non contento ha chiesto al capo del Pentagono di mobilitare anche i marines. Rileggete bene: Trump ha ordinato di schierare i marines sul territorio americano contro i propri concittadini. Mancava solo l’esercito, in effetti, visto che già quasi tutti gli apparati e le agenzie federali sono stati trasformati in strumenti trumpiani di repressione degli oppositori, dall’Fbi (la polizia) al Dipartimento della Giustizia, dal Dipartimento della Sicurezza nazionale all’Irs (il fisco)».