Guerra di nerviDonald Trump deciderà entro due settimane se attaccare direttamente l’Iran

Gli Stati Uniti stanno decidendo se entrare in guerra con un attacco mirato a un impianto nucleare, mentre l’Europa tenta un’ultima mediazione per evitare l’allargamento del conflitto

LaPresse

Donald Trump deciderà entro due settimane se gli Stati Uniti interverranno direttamente con un’azione militare contro l’Iran. Lo ha annunciato giovedì Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, mentre la guerra aerea tra Israele e Iran è entrata nell’ottavo giorno, con almeno settecento vittime in Iran e ventiquattro in Israele. 

Il presidente degli Stati Uniti sta considerando l’ipotesi di un attacco mirato all’impianto di Fordow, una struttura sotterranea di arricchimento dell’uranio considerata tra le più protette del paese, e finora fuori dalla portata degli armamenti israeliani. Solo l’esercito statunitense, dotato di ordigni bunker-buster, potrebbe infliggere danni rilevanti a quel sito. Secondo fonti vicine al Pentagono, un piano di attacco sarebbe già stato approntato e attende solo il via libera di Trump.

Giovedì mattina un missile iraniano ha centrato il Soroka Medical Center di Beersheba, in Israele meridionale, causando almeno ottanta feriti. L’ospedale, uno dei principali della regione, stava curando circa settecento pazienti al momento dell’impatto. Le autorità israeliane hanno dichiarato che l’attacco ha provocato danni ingenti a un edificio chirurgico e ha compromesso impianti essenziali come gas medicali, condutture d’acqua e sistemi di ventilazione. Israele sostiene che l’attacco è stato deliberato, mentre Teheran afferma di aver preso di mira una vicina struttura militare legata all’unità tecnologica C4i dell’esercito israeliano. 

L’Iran ha lanciato circa 450 missili e 1.000 droni contro Israele in risposta agli attacchi aerei avviati da Tel Aviv il 13 giugno. Le difese aeree israeliane hanno intercettato la maggior parte dei vettori in arrivo, ma diverse zone urbane sono state colpite direttamente, tra cui Tel Aviv, Ramat Gan e Rehovot. 

Israele ha colpito con continuità le principali infrastrutture nucleari e militari iraniane: l’impianto di arricchimento di Natanz, il reattore ad acqua pesante di Arak e diverse installazioni attorno a Teheran, Isfahan e Rasht. Secondo le forze armate israeliane, gli obiettivi selezionati includono anche fabbriche di missili balistici e centri di comando strategici. Le autorità del regime iraniano hanno confermato l’evacuazione preventiva del sito di Arak e affermato che non vi è stato alcun rilascio di materiale radioattivo. Ma l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha confermato di non avere più accesso continuativo alle attività nucleari iraniane, a causa delle restrizioni imposte negli ultimi mesi.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è atteso oggi a Ginevra per un incontro con Kaja Kallas alto rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera, e i ministri di Regno Unito, Francia e Germania. La riunione è considerata l’ultima occasione per evitare il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nel conflitto.

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