Mezzogiorno di fuocoI nuovi immigrati scelgono il Sud Italia, ma sono più fragili e meno istruiti

Il nostro Paese accoglie sempre più uomini tra i diciotto e i trentanove anni, soprattutto da Paesi africani e asiatici

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Volontariamente o per necessità, con entusiasmo o spinti dalle circostanze, molti stranieri continuano a migrare verso l’Italia. Negli ultimi anni, il fenomeno migratorio ha registrato una crescita costante, raggiungendo nel 2024 il livello più alto dal 2010: oltre trecentottantamila nuovi ingressi. È il quinto anno consecutivo in cui i numeri sono in aumento, dopo un periodo di stabilità o addirittura di flessione.

A rendere particolarmente significativa l’ondata più recente non è solo l’entità del flusso, ma anche il profilo dei migranti: la loro provenienza geografica e la composizione demografica. Nel 2024 si è registrato il numero più alto di arrivi dall’Africa, con quasi centodiecimila persone, seguito dall’Asia con circa novantaseimila ingressi, e dalle Americhe – in gran parte dall’America Latina – con sessantottomila arrivi.

Dati Istat

Si è trattato dell’anno con la percentuale di immigrati europei minore di sempre, solo il 28,2 per cento, meno degli africani, il 28,8 per cento, e poco più degli asiatici, 25,1 per cento.

Dati Istat

Non solo, il 2024 ha visto il numero maggiore di uomini tra gli immigrati, più di duecentoundici mila, solo nel 2007 e nel 2008 erano stati di più. Le donne sono state circa centosessantamila, una cifra certamente in aumento, essendo in crescita il flusso migratorio, ma che era stata superata già nel 2003 e 2004 e poi tra il 2007 e il 2012.

 

Dati Istat

La proporzione di immigrati di sesso maschile è quindi in netto incremento, e lo è soprattutto tra gli stranieri provenienti dall’Africa, tra cui è arrivata al 69,6 per cento e tra chi viene dall’Asia, tra i quali ha toccato un record mai raggiunto, del 67,3 per cento.

 

Dati Istat

Sono percentuali che, tra l’altro, vedono un picco e una crescita maggiore della media nella fascia giovanile tra i diciotto e i trentanove anni, quella per molti versi maggiormente cruciale nell’ambito dell’immigrazione, e non solo. Gli uomini sono stati nel 2024 il il 73,9 per cento degli africani di questa età, mentre la loro proporzione è scesa tra chi ha più di quarant’anni, e il 73,8 per cento tra chi proviene dai Paesi asiatici.

 

Dati Istat

Insomma, non solo arrivano più stranieri, ma soprattutto più giovani uomini dal Sud del Mondo, America Latina, Africa e Asia e l’effetto si comincia a sentire sullo stock di immigrati presenti in Italia, che comprende anche quanti sono giunti molti anni fa. Nel 2024 per la prima volta da molto tempo gli uomini con cittadinanza straniera hanno superato le donne nella stessa condizione di circa diciottomila unità, nel 2019 erano centosessantasette mila in meno.

 

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Si allarga così il divario tra presenza maschile e femminile in quei segmenti in cui era già forte, tra chi ha dai diciotto ai ventinove anni, in cui gli uomini sono ormai centoquarantaquattromila più delle donne, o tra i trentenni, in cui sono sessantaquattromila in più, mentre erano minoranza fino al 2020. Le immigrate continuano a essere maggioranza dopo i quaranta anni, tra cui è forte la presenza, per esempio, di badanti, ma tra i quarantenni c’è ormai quasi parità fra i generi.

 

Dati Istat

Anche sul versante della destinazione la recente ondata migratoria sta portando novità: il 2024 ha segnato un record di arrivi nel Mezzogiorno, più di duecentouno mila, mentre il numero di immigrati al Nord e al Centro in realtà è diminuito rispetto al 2023 ed era stato superato già in passato prima del 2012.

 

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Qualcosa è cambiato, se si effettua un confronto di lungo periodo con il lontano 2004 si nota come l’immigrazione non sia più un fenomeno incentrato sul Nord e sul Lazio. Se allora ben il 27,3 per cento degli ingressi era in Lombardia, venti anni dopo la proporzione è scesa al 20,1 per cento. In Veneto si è passati dal 10,9 al 7,9 per cento, nel Lazio dal dodici all’otto per cento. È invece cresciuta dall’1,6 al quattro per cento la proporzione di quanti sono andati in Puglia, dall’1,4 al 4,1 per cento quella di chi è arrivato in Calabria e dal due al 6,3 per cento la quota di chi si è recato in Sicilia.

Dati Istat

Nel complesso il Mezzogiorno ha accolto il 26,4 per cento degli stranieri giunti in Italia, una percentuale mai toccata finora, mentre un tempo in tutto il Sud e le Isole ne arrivavano meno che nella sola Lombardia.

Dati Istat

Ed è proprio nelle regioni meridionali che si concentra in particolare il flusso di giovani ventenni stranieri. Se in Lombardia gli immigrati con meno di quaranta anni l’anno scorso sono diminuiti, in Campania e soprattutto in Sicilia e Puglia hanno toccato i numeri più alti da quando l’Italia è terra di migrazione.  In Sicilia, per esempio, sono stati poco meno di quarantamila, contro i ventisei mila del picco precedente, nel 2018.

Dati Istat

Sono soprattutto le regioni economicamente e socialmente più fragili d’Italia a registrare oggi il maggiore aumento di flussi migratori, composti in larga parte da giovani uomini provenienti dal Sudamerica, dall’Africa e dall’Asia. Una dinamica che segna un cambiamento significativo rispetto al passato, quando l’immigrazione si concentrava perlopiù nelle aree con maggiori opportunità occupazionali e con un più equilibrato bilanciamento tra i generi.

Certo, gli spostamenti interni dei migranti – tra Nord e Sud, tra centri urbani e province – restano molto frequenti, più di quanto accada per gli italiani stessi, e continueranno a generare una redistribuzione della presenza straniera sul territorio nazionale. Ma i dati attuali meritano un’attenzione particolare da parte di chi ha la responsabilità di leggere e governare le trasformazioni del tessuto sociale del Paese.

La crescente concentrazione di giovani uomini, spesso con scarsa istruzione e provenienti da contesti di grande povertà, proprio nelle aree italiane già segnate da fragilità strutturali, difficilmente rappresenta un terreno favorevole a un’integrazione efficace – che pure sarebbe urgente, anche solo per ragioni demografiche. Si tratta di un fenomeno che non può più essere ignorato né affrontato con superficialità, come purtroppo è accaduto troppe volte in passato.

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