L’incompiutaL’Italia ha chiuso i manicomi senza costruire alternative dignitose

Chi invoca la riapertura degli ospedali psichiatrici ignora che la Legge Basaglia non è mai stata pienamente applicata

Unsplash

Dunque Camillo Langone, nel pieno di una crisi culturale, spirituale e istituzionale, decide di invocare nientemeno che la riapertura dei manicomi. Come dire: l’umanità è troppo complessa, troppo fragile, troppo disturbata…meglio rimetterla in gabbia. Il tutto pubblicato in una rubrica chiamata: Preghiera. Forse per pregare che torni la camicia di forza? Langone non è nuovo a boutade rétro, ma stavolta ha superato se stesso: la sua è una sorta di necrologio della civiltà, condito da nostalgia istituzionalizzata per l’internamento coatto.

Il problema, tuttavia, non è Langone – lui è solo il sintomo. Il problema è un sistema editoriale che accoglie simili vaneggiamenti come se fossero opinioni legittime, mentre sono insulti alla Costituzione, alla psichiatria moderna e alla dignità umana.

Eppure, caro Langone, una verità per sbaglio l’hai sfiorata: la Legge Basaglia è inapplicata. Ma non perché abbia chiuso i manicomi. Perché non è mai stata pienamente realizzata nelle sue parti più difficili e virtuose. Quelle che prevedono case-famiglia, assistenza territoriale, psicologi di comunità, percorsi di sollievo per le famiglie. Quelle che costano e che non fanno audience. «Liberare non basta se poi li abbandoni», diceva Franco Basaglia. Ma l’Italia ha fatto proprio questo: ha chiuso i manicomi senza costruire una vera alternativa.

E così, mentre Langone sogna le sbarre, le famiglie dei pazienti psichiatrici sono lasciate sole, senza strumenti, senza strutture, senza sostegno. Altro che «riaprire i manicomi»: bisognerebbe aprire finalmente gli occhi. E magari anche qualche centro di salute mentale in più. Ma certo, vuoi mettere? La complessità del prendersi cura non fa notizia. Meglio un titolo da regime: «Riaprite i manicomi!». Come slogan per un’Italia più piccola, più ignorante e più disumana.

X