Unpopular opinionIl ritorno degli Oasis, e gli insopportabili del «bello ma»

Nei giorni post reunion, in molti hanno deciso di esibirsi nel copione sociale del «bello ma non sono i Beatles/bello ma vuoi mettere i Pulp/bello ma chi sono gli Oasis» fino a «bello ma io nel 1991 ho visto i Nirvana al Bloom di Mezzago»

Associated Press/LaPresse

Se avessi un giornale l’unica persona che avrei mandato a Cardiff a vedere gli Oasis sarebbe stata Wojciech Szczesny, ma capisco la difficoltà sia del farsi venire un’idea che nel fargli i biglietti aerei con tutte quelle consonanti. L’ex portiere della Juventus ha chiamato i figli Liam il maschio e Noelia la femmina, e il 27 agosto 2024 ci sono stati due annunci: il primo era quello della reunion degli Oasis, il secondo era il suo addio al calcio, che è un po’ un «non se ne accorge nessuno in questo delirio», e infatti poi ha continuato a giocare, almeno così mi dice mio figlio.

Coincidenze? lo non credo. Intanto, ho completamente tolto l’audio dal mio telefono, del concerto di Cardiff ho voluto ascoltare solo le prime due canzoni e se qualcuno mi chiama non rispondo, però purtroppo non mi sono potuta togliere gli occhi per non leggere quello che la gente ha scritto. La scorsa estate ci siamo tutti stretti in un grande abbraccio per i padri delle swifties, messi a fare i braccialettini di perline e i debiti per i biglietti del concerto, una roba tra la circonvenzione d’incapace e la morte del patriarcato. I padri delle swifties sono i fan degli Oasis, e le figlie hanno avuto l’occasione di ricambiare il favore accompagnandoli al concerto con la maglia del Manchester City fatta di perline e debiti. Io le fan di Taylor Swift le capisco, si prendono sempre gli insulti perché sembrano delle sciroccate, ma d’altra parte si sa che le colpe del padri ricadono sulle figlie.

Essere fan è un contagio di cose minime, ma belle, a parte forse i fan di Puff Diddy fuori dal tribunale con l’olio Johnson. Gli Oasis, così come succede con Taylor Swift, hanno messo in circolo un sentimento che fa piangere tutti da tre giorni, e non è nostalgia, è che quella cosa è bella e basta, e rende felici le persone. Si può fare o bisogna chiedere i permesso agli Scaruffi del bel canto?

Nei giorni post reunion, le persone hanno deciso di esibirsi nel copione sociale del «bello ma», perché a tutti piace pensare di essere un po’ speciali. La categoria del «bello ma» trova la sua massima applicazione nelle varie declinazioni del «bello ma non sono i Beatles/bello ma vuoi mettere i Pulp/bello ma chi sono gli Oasis», come è giusto che sia in un mondo di Lester Bangs con l’orario d’ufficio.

In questa categoria rientra il grande insieme delle unpopular opinion che non sono mai e poi mai veramente unpopular, ma sono solo cose dette per vedere l’effetto che fa, cioè nessuno.

Io la critica musicale – ma vale anche per tutto il resto della critica – la cerco ma non la trovo, mi pare che tutti parlino bene di tutti, com’è che viviamo in questo rinascimento culturale di romanzi e film e canzoni, tutti necessari, e non ce ne accorgiamo?

Il problema della mancanza di critica è che è un danno per quelli bravi: se valgono tutti, non vale nessuno. Quando hanno chiesto a Liam Gallagher perché non si portassero una giovane band come gruppo di supporto, lui ha risposto che no, «there’s level on this game». Io ho iniziato ad ascoltare Taylor Swift anche perché ne ha scritto Claudio Giunta, oltre al fatto che vorrei tantissimo fare i braccialettini invece del tour dello stadio dell’Arsenal.

C’è poi la categoria «bello ma io nel 1991 ho visto i Nirvana al Bloom di Mezzago». È una categoria che possiamo apprezzare in ogni campo della vita, del lavoro, della fortuna, dell’amore, delle amicizie, della salute. Sono quelli che per quanto tu dica o faccia, loro hanno fatto tutto prima e meglio di te. Genio mio, io cosa ti devo dire se non che non c’è possibilità di conversazione con uno a cui Cobain ha chiesto l’autografo. Per fortuna ci sono stati anche i bello e basta: Cesare Cremonini durante il suo concerto a Bari ha fatto la cover di “Cigarettes & Alcohol”, mentre Justin Timberlake quella di “Champagne Supernova” non so dove (ma come ti viene in mente di fare Champagne Supernova, this is going to ruin the tour!).

Per quanto riguarda le bandiere, tra il pubblico e sul palco di Cardiff ce n’era solo una: quella del Manchester City, ed è probabilmente la cosa più rivoluzionaria successa a un concerto negli ultimi anni.

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