Le ruote della cittàLe storie nascoste dentro la Milano che corre

In una città che si interroga sul proprio futuro urbano, la performance RIDERS! dà voce alla comunità dei rider milanesi, simbolo invisibile ma vitale delle trasformazioni del lavoro e della città. Performance urbane, audio-racconti e testimonianze in più lingue per ripensare lo spazio urbano, il tempo della vita e quello del lavoro

Photo by Giulia Ticozzi. Courtesy of Studio Figure

«Mi piacciono i monumenti, specialmente quelli storici. Mi piace scoprire luoghi simbolici della città – dice un rider nel video realizzato da Milano Mediterranea –. Soprattutto Porta Genova, è un luogo molto popolare. Mi piace andare lì, sedermi vicino al canale, bere un caffè. Mi aiuta a rilassarmi dopo una giornata piena, a rilasciare un po’ di stress».

Il 30 giugno si è tenuta RIDERS!, la prima performance itinerante su ruote ideata dal collettivo transmediterraneo Corps Citoyen, che agisce muovendosi tra arte pubblica, performance e pedagogie radicali in ascolto e in dialogo con le esigenze del territorio. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con Milano Mediterranea, Meraki – desideri culturali, e con il supporto di So.De – Social Delivery – FIAB e SaiChePuoi?, si è posta l’obiettivo di raccontare i sistemi di produzione e consumo che regolano una città che non si ferma mai, attraverso le storie dei rider.

Photo by Giulia Ticozzi. Courtesy of Studio Figure

Muovendosi in bici, in carrozzina, su handbike, o su monopattino le persone sono state invitate a partecipare alla performance muovendosi tra le vie della città sulle tracce dei rider, lavoratrici e lavorati simbolo di una città che corre. Un’iniziativa su ruote per reclamare i diritti per un lavoro dignitoso. Piedi sui pedali, e nelle orecchie storie di vite scandite tra una consegna e l’altra: i loro pensieri, i silenzi e le attese che accompagnano ogni pedalata, raccontate in italiano, arabo e inglese. «Nonostante le difficoltà legate alle barriere linguistiche e all’iniziale diffidenza, è stato interessante conoscere persone che hanno avuto voglia di raccontare la propria esperienza» racconta Giulia Guanella di Meraki, che insieme a Milano Mediterranea e al collettivo teatrale Corps Citoyen ha seguito gli incontri in strada con i rider. «Sono stati momenti in cui abbiamo prestato ascolto alle loro esigenze, per capire se questo percorso poteva essere loro di aiuto, oltre che essere un mezzo per raccontarsi».

Photo by Giulia Ticozzi. Courtesy of Studio Figure

Grazie alla collaborazione con So.De – Social Delivery -, infatti, il progetto ha previsto momenti di formazione legati alla sicurezza stradale e alla mobilità sostenibile milanese per fornire competenze utili a lavoratrici e lavoratori della gig economy. Brahim Rabii, di Milano Mediterranea lo descrive come un lavoro molto faticoso, poco titolato e pericoloso. «Hanno ragione a dire che loro escono di casa la mattina e di non sapere se torneranno a casa la sera». Si riferisce alla mobilità urbana, alle piste ciclabili, e ai punti di consegna. Per conoscere meglio il lavoro dei rider Brahim si è iscritto alla piattaforma di Deliveroo «per entrare nel merito, per capire di cosa si tratta, e per non parlare di cose che non conosciamo». Ci racconta di una consegna fatta da Cusano Milanino a Bovisa: «ho pedalato per quattordici km e mi si stava scaricando il telefono». La definisce una corsa contro il tempo: la consegna prevedeva una vaschetta di gelato.

«Nell’osservare la città dove viviamo – continua Rabii – il desiderio era di fare uno spettacolo con i rider, una comunità che spesso sembra invisibile e che non ha un rapporto nè con un datore di lavoro e nemmeno con la clientela, se non per un “ciao” o un “grazie”». L’obiettivo del progetto è quello di rendere nuovamente i rider protagonisti della loro storia, perchè spesso vengono raccontati in modo parziale, dipinti solo in modo negativo, «come se non ci fosse niente da salvare». «Molti invece fanno questo lavoro anche per la libertà di non avere un capo, di lavorare quanto vogliono e quanto vogliono. Raccontano che questa è una scelta. Lavorano tanto, lavorano troppo, ma con la possibilità di gestire tutto come vogliono loro», chiude.

Photo by Giulia Ticozzi. Courtesy of Studio Figure

La performance RIDERS! è stata una riflessione condivisa sul ritmo, i vincoli e le libertà del lavoro contemporaneo, inserito in un processo di ascolto, co-creazione e raccolta di testimonianze svolto insieme a numerosi rider attivi a Milano. Grazie al contributo di mediatori culturali, artisti, attivisti e ricercatori, RIDERS! è un atto collettivo che unisce arte partecipata e advocacy, corpo e geografie urbane, portando in strada il diritto all’accesso alla città, al lavoro, a essere visibili. «Abbiamo voluto raccontare questo lato della città, quello della produttività, che ci tocca tutte e tutti e che ci mette sotto, e di restituire le storie che stanno dietro a quel servizio: storie belle, complesse, ricche – aggiunge Rabii -. Cerchiamo di mettere in primo piano il rapporto umano, il vivere insieme, il condividere questo spazio geografico, culturale e politico». 

Per ripensare la città servono realismo e immaginazione. In un momento in cui Milano si interroga sul proprio futuro e sul suo modello urbano, RIDERS! Propone una prospettiva diversa da cui partire, per ripensare una città a misura di chi la abita, e chi la fa funzionare.

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