Cattivi argomentiIl baco della superiorità morale e la crisi del governo Sánchez

Il primo ministro rifiuta di dimettersi perché consegnare il Paese alla destra sarebbe «una tremenda responsabilità», scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

AP/Lapresse

Con l’ingresso in carcere di Santos Cerdán, l’ex segretario organizzativo del Psoe al centro di una clamorosa inchiesta su un giro di tangenti al ministero dei Trasporti, la situazione del governo socialista di Pedro Sánchez si è fatta da ieri particolarmente difficile. Sul País, Javier Cercas, scrittore e intellettuale progressista lontanissimo da qualunque forma di estremismo, moralismo o giustizialismo, lo invita apertamente a dimettersi, contestandogli soprattutto l’argomento secondo cui consegnare il governo alla destra e all’ultradestra sarebbe «una tremenda responsabilità». Affermazione che «implica l’ammissione del fatto che sta governando senza l’appoggio della maggioranza», osserva Cercas, aggiungendo opportunamente di non ritenere che la sinistra sia moralmente superiore alla destra, «l’idea più velenosa tra quante circolano nel mercato politico spagnolo, soprattutto per la stessa sinistra». È un’idea che come sappiamo non circola solo nel mercato politico spagnolo, purtroppo.

Personalmente, sono d’accordo con Cercas, non foss’altro perché ho passato la giovinezza a combattere i sostenitori di quella tesi nella sinistra italiana (in politica e nel giornalismo), convinto com’ero, e come resto tuttora, che l’idea di una presunta superiorità morale sia tanto sbagliata in linea di principio quanto suicida sul piano pratico. Per chi la pensa come me e al tempo stesso non vorrebbe mai essere confuso con la destra, o peggio con gli imbroglioni che utilizzano simili argomenti per dare ragione alla destra atteggiandosi a osservatori obiettivi e disincantati, bisogna però riconoscere che negli ultimi anni le cose si sono fatte più complicate.

Restando alla Spagna, per esempio, non è facile conciliare il sacrosanto discorso di Cercas con quanto nel frattempo accade a destra, dove Vox, il partito di Santiago Abascal, così strettamente legato alla nostra Giorgia Meloni (fu proprio a una loro iniziativa che lanciò il suo famoso «sono una donna, sono una madre…»), ha illustrato domenica una serie di posizioni sull’immigrazione davvero inquietanti. Non solo «espulsioni di massa», ma anche l’annullamento delle sei sanatorie straordinarie dei migranti irregolari portate a termine dal ritorno alla democrazia, e di cui hanno beneficiato un milione e duecentomila persone, e persino la proposta di «verificare le concessioni della cittadinanza» per vedere «quante sono da annullare». Questa direi che è la tenaglia in cui siamo, noi quattro o cinque sostenitori di quella desueta idea di democrazia e stato di diritto che un tempo, almeno in Europa, andava per la maggiore: tra una sinistra che grida al ritorno del fascismo per giustificare qualunque cosa faccia e un’estrema destra che torna a rispolverare le parole d’ordine degli anni Trenta, incontrando sempre meno ostacoli.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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