Brothers in ArmsLe famiglie ucraine spezzate dalla guerra, e l’inadeguatezza di chi non sa distinguere il bene dal male

Lo scorso 16 luglio un giovane giurista è morto al fronte, nella regione di Kharkiv, mentre difendeva il suo Paese. La sua storia, fatta di sogni semplici e decisioni radicali, dovrebbe porre dei dubbi a chi, in Europa, non riesce a riconoscere la brutalità dell’invasione russa

AP/Lapresse

Nell’aprile 2025, una testata della comunità legale ucraina, Dead Lawyers, ha realizzato due interviste a cura di Ivan Mishchenko, giudice della Corte Suprema e veterano, con due fratelli che avevano prestato servizio in prima linea: Illia, ventisette anni, e Mykyta, trentadue anni.

L’articolo riportava: «I testi che sono emersi dalle conversazioni si sono rivelati sorprendentemente diversi, riflettendo le personalità contrastanti dei due: Mykyta è sistematico, mentre Illia è più emotivo. Illia ama profondamente le persone, mentre Mykyta preferisce i robot… Questi stili apparentemente inconciliabili si sono inaspettatamente fusi alla perfezione con le parole della canzone “Brothers in Arms”, scritta alla fine del secolo scorso da Mark Knopfler, frontman dei Dire Straits».

Questa intervista è stata diffusa nuovamente il 18 luglio 2025, focalizzandosi sulle parole di uno dei fratelli. Illia era un giurista, si è laureato in giurisprudenza all’Università di Kyjiv nel 2018, poi ha conseguito un Master presso l’Università Cattolica di Leopoli nel 2020. Ha lavorato come legal engineer e junior associate in studi legali, e da febbraio 2022 il suo profilo LinkedIn riporta semplicemente la parola “Soldier”.

In quell’intervista di aprile, Illia ha detto: «Non posso dire di aver trovato me stesso in guerra. Piuttosto, ho trovato un posto in cui posso sentirmi a mio agio, dove trovo interesse come persona. È da tre anni che mi chiedo cosa farò dopo la guerra, e ancora non ho trovato una risposta. Dubito che farò l’avvocato. La guerra non finirà presto, quindi ho ancora tempo per pensarci. L’esercito mi ha insegnato a non pianificare oltre un paio di giorni. La vita dopo la guerra la immagino solo a livello di sogni. Fuori città, perché questi “formicai” non mi piacciono. Mi immagino con dei figli. Una moto e un monopattino elettrico».

Tutto questo è svanito pochi giorni fa. Il 18 luglio 2025 il padre dei ragazzi ha scritto:
«Per sempre 27…
Mio figlio – Illia. Il mio cuoricino!
È caduto in battaglia il 16 luglio 2025, nella regione di Kharkiv».

Nell’annuncio della morte del suo ex studente, il rettore dell’Università Cattolica di Leopoli ha raccontato di ricordare bene Illia, non perché attirasse particolarmente l’attenzione, bensì perché era tranquillo e persino un po’ distaccato. Per questo il rettore era persino un po’ sorpreso quando ha scoperto che Illia era stato tra i primi a partire volontario per il fronte. Il rettore ha poi ricordato: «Illia mi ha fatto pensare agli eroi di Tolkien, guidati dal principio che “non siamo noi a scegliere il tempo in cui viviamo, possiamo solo decidere come vivere nei tempi che ci sono stati dati”».

Messa questa storia nel contesto italiano, davanti a persone come il giovane avvocato Illia, la figura di Vincenzo De Luca sembra quasi irrilevante. Perché persone come Illia, che non hanno avuto alcun potere pubblico, di fronte a un’aggressione così brutale, nel loro piccolo hanno saputo distinguere chiaramente il bene dal male e sono andate a difendere quei valori.

Invece, persone come Vincenzo De Luca, che hanno il potere pubblico e possono decidere come vivere nei tempi che ci sono stati dati, non hanno il coraggio di prendere la decisione di non ospitare i musicisti del regime russo come Valery Gergiev.

Ancora in quell’intervista di aprile, il fratello Mykyta ha lanciato una raccolta fondi per il suo battaglione, con l’obiettivo di acquistare un’antenna, stazioni di ricarica e batterie, cavi per antenne esterne e componenti per la modernizzazione delle comunicazioni. La raccolta è ancora attiva, ma suo fratello non c’è più. Figli, un monopattino, una moto resteranno per sempre il sogno di un giovane giurista ucraino, Illia Pidhaynyi. Gloria eterna all’eroe.

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