Giornata di disobbedienzaLa protesta di massa in Israele per fermare la guerra e liberare gli ostaggi

Migliaia di manifestanti hanno paralizzato le arterie principali del Paese chiedendo la fine dei combattimenti e la liberazione dei prigionieri ancora nelle mani di Hamas

LaPresse

Decine di migliaia di persone hanno bloccato strade, autostrade e snodi ferroviari in Israele martedì, in una giornata di proteste coordinata dai familiari degli ostaggi detenuti a Gaza. A Tel Aviv le manifestazioni hanno paralizzato l’Ayalon Highway, mentre a Gerusalemme centinaia di persone si sono radunate davanti all’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu, durante la riunione del gabinetto di sicurezza sulla guerra. Ci sono stati presidi e cortei anche all’aeroporto Ben Gurion, lo scalo principale del Paese, e lungo la costa verso Haifa.

I familiari degli ostaggi hanno guidato le proteste con sit-in e conferenze stampa. Hanno accusato Netanyahu di aver sacrificato la vita dei prigionieri per ragioni politiche, denunciando quasi due anni di guerra senza obiettivi chiari. Alcuni di loro hanno ricordato che due precedenti accordi di scambio erano stati resi possibili solo dalla mobilitazione di piazza.

Secondo le autorità israeliane, circa duecentocinquanta persone furono rapite il 7 ottobre 2023. Da allora ne sono state liberate centoquaranta tramite negoziati, otto sono state salvate in operazioni militari e i corpi di cinquantasette sono stati recuperati. Si stima che venti ostaggi siano ancora vivi nella Striscia. Hamas trattiene anche i corpi di almeno ventotto persone uccise durante la prigionia.

Le manifestazioni israeliane sono destinate a proseguire nei prossimi giorni, con nuove marce previste a Tel Aviv e in altre città. Gli organizzatori dicono che la pressione di piazza è l’unico strumento rimasto per forzare il governo a firmare un accordo di cessate il fuoco.

L’ondata di proteste è arrivata mentre l’esercito israeliano riceveva l’ordine di accelerare i preparativi per un’offensiva terrestre su Gaza City. Mediatori internazionali, tra cui Qatar, Stati Uniti ed Egitto, attendono una risposta del governo israeliano a una proposta di cessate il fuoco già accettata da Hamas. L’intesa prevede la liberazione graduale dei prigionieri e lo stop delle operazioni militari, ma Netanyahu deve fare i conti con le minacce dei partiti di estrema destra, pronti a far cadere la coalizione se verrà firmato un accordo.

La pressione internazionale sul governo israeliano cresce anche sul fronte diplomatico. Martedì il presidente francese Emmanuel Macron ha inviato una lettera a Netanyahu per difendere la scelta di riconoscere lo Stato palestinese alle Nazioni Unite a settembre. Macron ha definito la misura «essenziale per la sicurezza di Israele e dell’Europa» e ha avvertito che l’occupazione e la carestia a Gaza alimentano l’antisemitismo a livello globale.

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