La revoca del Gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni (Nitag) si è trasformata in un caso politico. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha firmato il decreto che azzera la commissione, nata solo il 6 agosto scorso e travolta dalle polemiche per la presenza di due medici No Vax, Eugenio Serravalle e Paolo Bellavite. La decisione, però, non è stata accolta con favore da Giorgia Meloni.
Da Palazzo Chigi è trapelato «forte disappunto» per una scelta «non concordata». La premier avrebbe gradito più prudenza. «Da sempre nel governo noi crediamo nel pluralismo e nel confronto delle opinioni», ha detto, secondo quanto riporta il Corriere della Sera. Una posizione che riflette anche il malumore in Fratelli d’Italia, dove la revoca è stata giudicata affrettata e dettata dal clamore mediatico.
La commissione, spiegano fonti vicine al partito della premier, era un organo solo consultivo, senza poteri decisionali. Per questo non sarebbe stato considerato un problema che vi sedessero figure con posizioni critiche, purché in possesso di titoli accademici. «Non era concordato», ha ribadito la presidente del Consiglio.
Schillaci ha difeso la scelta: «La tutela della salute pubblica richiede la massima attenzione e un lavoro serio, rigoroso e lontano dal clamore», ha detto. In mattinata aveva firmato il decreto di revoca, spiegando che occorre «coinvolgere le categorie e gli stakeholder interessati» nelle future nomine. Una presa di posizione che, secondo Repubblica, ha irritato Palazzo Chigi, anche per la tempistica: il provvedimento è arrivato a ridosso di Ferragosto, senza che la premier ne fosse informata in anticipo.
Il caso ha diviso anche la maggioranza. La Lega ha difeso la composizione originaria del Nitag, con Claudio Borghi che ha parlato di «grave errore». Forza Italia invece ha applaudito la decisione del ministro: Letizia Moratti e Licia Ronzulli hanno parlato di scelta «responsabile» e «in linea con l’evidenza scientifica».
Le opposizioni, dal Partito democratico al Movimento 5 stelle, hanno espresso soddisfazione per la revoca, definendola un passo necessario. Anche l’Ordine dei Medici, per voce del presidente Filippo Anelli, ha accolto «con estremo favore» l’iniziativa di Schillaci.
Il Nitag era stato al centro di polemiche già dai primi giorni. La dirigente veneta Francesca Russo aveva rifiutato di farne parte per la presenza di Serravalle e Bellavite. Una decisione che aveva dato forza alle proteste della comunità scientifica e innescato una frattura dentro la maggioranza.
Secondo Repubblica, i due nomi erano stati inseriti seguendo indicazioni provenienti da ambienti vicini a Fratelli d’Italia. Lo stesso sottosegretario Giovanbattista Fazzolari avrebbe proposto di rinviare la decisione a settembre. Schillaci, di fronte alle pressioni, avrebbe anche minacciato le dimissioni.
Ora resta il nodo della nuova commissione. Nel decreto del ministero è scritto che si aprirà un nuovo procedimento di nomina, ma non ci sono date. L’episodio ha però lasciato una frattura tra la premier e il suo ministro tecnico, portando in primo piano le tensioni interne alla maggioranza.