«Vivi e morti»Netanyahu lega ogni tregua su Gaza alla liberazione di tutti gli ostaggi israeliani

Il premier israeliano respinge ogni compromesso con Hamas e ribadisce che le operazioni militari proseguiranno finché tutte le persone rapite il 7 ottobre 2023 non saranno restituite a Gerusalemme

LaPresse

In un’intervista all’emittente israeliana i24NEWS,  Benjamin Netanyahu ha detto che Israele «permetterà» ai residenti di Gaza di allontanarsi dalle aree di combattimento e, se lo desiderano, di uscire dal territorio. Il premier israeliano ha invitato i Paesi «che vogliono aiutare i palestinesi» ad «aprire le loro porte», citando come precedenti conflitti in Siria, Ucraina e Afghanistan. Gaza, tuttavia, è da anni sottoposta a un blocco che ne limita fortemente i movimenti, con confini e valichi controllati da Israele.

Le dichiarazioni di Netanyahu coincidono con la ripresa di contatti diplomatici al Cairo, dove è attesa una delegazione di Hamas per discutere una proposta di cessate il fuoco di almeno sessanta giorni. Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty ha parlato di «uno sforzo intenso» per arrivare a un accordo che includa la liberazione di parte degli ostaggi e dei prigionieri palestinesi, e l’arrivo di aiuti e forniture mediche senza condizioni.

Secondo Israele, Hamas trattiene ancora cinquanta ostaggi rapiti il 7 ottobre 2023, di cui circa venti ritenuti vivi. Netanyahu ha escluso un rilascio graduale: «Voglio tutti. La liberazione di tutti gli ostaggi, vivi e morti; è questa la fase in cui ci troviamo». Ha ribadito che la guerra finirà solo con il ritorno di tutti i prigionieri e la resa di Hamas, e che Israele manterrà un controllo di sicurezza sulla Striscia anche dopo la fine delle ostilità.

Il gruppo terroristico palestinese chiede invece il rilascio dei palestinesi detenuti, un cessate il fuoco permanente e il ritiro totale delle forze israeliane, senza accettare di deporre le armi.

Intanto, i raid aerei su Gaza City si sono intensificati negli ultimi tre giorni. La protezione civile locale denuncia l’uso di droni e ordigni ad alto potenziale esplosivo, con almeno trentatré vittime martedì. Nei bombardamenti recenti sono morti anche sei giornalisti, cinque dei quali di Al Jazeera; l’esercito israeliano sostiene che uno di loro fosse un militante di Hamas.

La situazione umanitaria è definita «drammatica» dalle Nazioni Unite, che segnalano livelli di fame e malnutrizione mai registrati dall’inizio della guerra. Secondo il ministero della Sanità di Gaza, centoventuno adulti e centouno bambini sono morti per cause legate alla denutrizione. L’Onu afferma che gli aiuti in arrivo restano «ben al di sotto del minimo necessario» e denuncia ritardi e restrizioni nei passaggi di frontiera.

Il conflitto è iniziato con l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, che ha provocato 1.219 morti in Israele. Da allora, l’offensiva israeliana ha causato oltre 61.400 vittime palestinesi, circa la metà donne e bambini, secondo dati del ministero della Sanità di Gaza considerati affidabili dall’Onu. Israele contesta questi numeri ma non ha diffuso un proprio conteggio.

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