Il progresso civile è quella cosa per cui ogni volta che una montagna o un tratto d’acqua separano un punto dall’altro si procede senza indugio a costruire una galleria o un ponte o un tunnel, se è tecnicamente possibile e a volte anche quando sembra impossibile, per facilitare la circolazione di persone e cose. Per unire, non per dividere.
Da che mondo è mondo non c’è nessun motivo intellettualmente valido per dire No al Ponte sullo stretto di Messina e a qualsiasi altro ponte (l’eccezione è il ponte putiniano di Kerch, diciannove chilometri di estensione imperialista della terraferma russa sulla Crimea occupata illegalmente nel 2014, costruito quattro anni dopo l’annessione militare. Per quanto siciliani e calabresi non si amino, nessun siciliano vuole invadere la Calabria, né viceversa).
Il No al ponte di Messina avrebbe senso soltanto se un’opera del genere fosse irrealizzabile o pericolosa, magari a causa dell’unica campata in una zona notoriamente sismica, vai a sapere. Ma questo, appunto, è un dibattito tra ingegneri e geologi, non un’opinione da scambiarsi sui social, al bar o sui giornali. Se gli esperti e gli scienziati dicono che il ponte si può fare, e che una volta costruito sarebbe sicuro, la discussione tra noi incompetenti è chiusa, non sono rilevanti i pareri di mio cugino, di Vongola73 o di un qualsiasi frequentatore di talk show.
Tutti gli altri No al ponte non reggono il confronto in un dibattito serio, ammesso che esista ancora la possibilità di dibattere seriamente.
C’è chi sostiene che il ponte non vada costruito perché in Sicilia e in Calabria non ci sono le ferrovie ad alta velocità. Questo non è un argomento razionale, semmai ricorda il paradosso dell’uovo e della gallina: in Sicilia e in Calabria, infatti, non c’è l’alta velocità anche perché non c’è il ponte a collegare l’isola con il continente senza soluzione di continuità e a giustificare l’enorme investimento.
Da qualche parte però si dovrà cominciare, dal ponte o dall’alta velocità, ma le due cose vanno di pari passo, una necessita dell’altra. Il governo vuole cominciare dal ponte? Si organizzino comitati a favore dell’alta velocità Palermo-Catania-Messina-Reggio-Napoli, non per bloccare il ponte in nome dei treni veloci che non ci sono. Tuttavia è molto probabile che gli stessi sostenitori del No al ponte direbbero di no anche all’alta velocità, mortificando la serietà dell’obiezione originaria, e dimostrando che in realtà la contrarietà al ponte si basa sul solito No antisviluppista che si compiace dell’arretratezza infrastrutturale del Meridione.
Le autostrade intanto però ci sono, finalmente, quindi non c’è più motivo di caricare le macchine (oltre ai treni) sul ferryboat per andare da Scilla a Cariddi o viceversa.
L’altra obiezione ricorrente è che in Sicilia e in Calabria ci sono le mafie, le quali starebbero già contando i miliardi che faranno con gli appalti e tutto il resto. Le mafie però ci sono anche ad altre latitudini, e la soluzione contro lo strapotere della criminalità organizzata non può essere quella di non fare niente e quindi, per coerenza, di rinunciare pure alla manutenzione delle strade, agli acquedotti, alle fognature e agli ospedali per paura che le mafie mettano le mani sugli appalti.
La soluzione è evitare che le mafie vincano gli appalti, e poi controllare con attenzione il processo di realizzazione dei lavori, insomma bisogna darsi da fare per comportarsi da paese adulto, non rinunciare alle infrastrutture come se fossimo un paese del terzo mondo incapace di realizzarle. L’alternativa è il declino, reso ancora più penoso dall’ipocrisia di chi da una parte blocca tutto e poi si stropiccia gli occhi davanti alle favolose opere ingegneristiche che in Nord Europa o in Giappone o in Cina sanno fare, e noi no.
«Il ponte costa troppo» è l’obiezione di chi spiega che «ben altri» sono i problemi della Sicilia e della Calabria, a cominciare dagli ospedali ridotti in condizioni pietose. Quello degli ospedali è il problema principale di queste due disgraziate regioni, ma non è scritto da nessuna parte che il ponte escluda gli investimenti sulla sanità. Soprattutto, c’è da chiedersi come mai i benaltristi del ponte non sono mai scesi in piazza contro i governi Meloni e Conte che non hanno voluto né ratificare il Mes né, di conseguenza, accedere ai 37 miliardi di euro per la sanità che l’ex fondo salva Stati aveva messo a disposizione dell’Italia.
C’è poi chi dice che il ponte non s’ha da fare per ragioni paesaggistiche e ambientali. I turisti che vanno a San Francisco e si fanno i selfie con il Golden Gate sullo sfondo avrebbero qualcosa da ridire sulla bellezza del paesaggio con o senza il ponte, così come quelli che visitano Brooklyn e qualsiasi altro luogo del mondo dove si staglia un ponte architettonicamente rilevante. Perché un ponte rende unica la baia di San Francisco, e un altro rovinerebbe lo stretto di Messina? Mistero.
Quanto all’obiezione ambientale, sembra pretestuosa quanto quella usata da Donald Trump per giustificare la sua campagna contro le pale eoliche che «uccidono gli uccelli» e fanno diventare «loche», pazze, le balene. E, comunque, prima di parlarne sarebbe utile uno studio sull’attuale impatto ambientale dei traghetti. Quanto a chi lamenta che il progetto del ponte sullo Stretto prevede pochi spazi verdi pubblici, c’è tutto il tempo necessario per convincere le istituzioni a rimediare, anziché a bloccare tutto.
C’è poi il No al ponte perché non la si vuol dare vinta a Matteo Salvini. Capisco l’argomento emotivo, sono tifoso di calcio anch’io, ma come mai, nonostante questo fervore, il 18 luglio scorso nessun antisalvinista ha organizzato i picchetti per impedire l’inaugurazione del ponte di San Giuliano tra Agrigento e Caltanissetta? Ci sono ponti e vanità politiche di prima e di seconda categoria?
Gli unici che hanno qualche ragione dalla loro parte sono gli attuali residenti nei pressi dell’infrastruttura da costruire, i proprietari le cui case e i relativi terreni dovranno essere espropriati o perderanno valore. Ma anche in questo caso ci sono vari strumenti finanziari per compensare in modo adeguato e giusto il danno economico ed emotivo nei confronti di poche persone, senza per questo intaccare il maggiore beneficio per l’interesse comune.
Ideologia a parte, resta un mistero la contrarietà a questo specifico ponte: perché No al ponte sullo Stretto e Sì ai tanti ponti sul Po o sul Ticino o sull’Adige che incontriamo sull’autostrada e sulla linea ferrata? Per quale motivo tecnologia e ingegneria possono collegare Francia e Gran Bretagna, e Danimarca e Svezia, e non possono unire anche Sicilia e Calabria? Ce lo impedisce la leggenda di Colapesce? Siamo affezionati a “Uora uora arrivao ’u ferry botte” del Quartetto Cetra? Vai a saperlo.