Nella notte tra il 23 e il 24 agosto, le province di Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna – tra quelle più colpite dalle forti alluvioni del 2023 e del 2024 – sono finite sott’acqua a causa di un nubifragio accompagnato da venti superiori ai cento chilometri orari (122,2 a Bellaria). A più di ventiquattro ore dalla tempesta, la Romagna continua a contare i danni (non ci sono stati morti e feriti gravi), mentre la Regione è pronta a dichiarare lo stato di emergenza.
«Va sottolineato come la Riviera sia pienamente operativa: ognuno sta facendo la sua parte, per risollevarci già nelle prossime ore», scrive su Instagram il presidente regionale Michele De Pascale. Una delle località balneari più colpite dal nubifragio è stata Milano Marittima: la tempesta, arrivando dal mare, ha prima sradicato ombrelloni e lettini, poi ha abbattuto almeno duecentosessantacinque alberi lungo i viali della zona residenziale e le pinete.
Arrivata a Cesenatico e Rimini, la perturbazione ha trasformato le carreggiate in veri e propri corsi d’acqua, bloccando anche il trasporto pubblico. La circolazione sulla linea ferroviaria Rimini-Ravenna è stata interrotta per diverse ore, per poi riprendere gradualmente partire dalle 12 di domenica. Ventitré persone sono state evacuate da un treno bloccato.
Il vento e la pioggia hanno danneggiato diversi stabilimenti balneari, tra cui il celebre Papeete Beach di Milano Marittima. Massimo Casanova, il gestore, non ha perso l’occasione per polemizzare su uno dei temi principali di questa estate italiana, le spiagge vuote: «Ci vorrebbero adesso quelli che rompono per il caro lettini. Ma non servirebbero a niente, sono come i burocrati di Bruxelles», ha detto.
La tempesta ha scaricato più di settanta millimetri d’acqua nel giro di un’ora (con trenta/cinquanta millimetri in circa venti minuti), allagando diversi sottopassi (soprattutto a Riccione). Il temporale, secondo il Comune di Rimini, è stato «un’autentica supercella marittima, ovvero un nucleo temporalesco che si autorigenera quando carica umidità dal mare (caldo)».
C’è infatti uno stretto legame tra la recente ondata di calore – terminata all’inizio della scorsa settimana – e un evento meteorologico di questo calibro (in aumento a causa del cambiamento climatico). Il mare bollente rilascia energia nell’atmosfera, incrementando l’evaporazione, il rilascio di vapore acqueo e l’insorgenza di fenomeni meteorologici intensi.
«Con i mari così caldi e col pregresso dell’ultima ondata di calore, il rischio di fenomeni estremi come quelli occorsi in Romagna rimarrà alto a ogni perturbazione. A questo si aggiunge anche l’incognita dell’ex uragano Erin che, come tutti gli ex cicloni tropicali, quando si porta a latitudini temperate rende il lavoro dei modelli meteo più complicato (nel medio periodo soprattutto)», scrive il climatologo e meteorologo Giulio Betti.
Nato nelle acque tropicali atlantiche, Erin si è spostato verso l’Europa e ha fortunatamente perso intensità: da uragano è stato declassato a tempesta extratropicale, e interesserà l’Italia nella seconda metà di questa settimana, tra giovedì 28 e domenica 31 agosto. Sono attese piogge intense, venti forti, temporali e grandinate, soprattutto al Centro-Nord.