Donald Trump rilancia e aumenta la pressione su Mosca. Parlando con i giornalisti prima di volare a Washington da Bedminster, nel New Jersey, il presidente degli Stati Uniti ha confermato che il suo inviato speciale, Steve Witkoff, sarà a Mosca in settimana, mercoledì o giovedì, per discutere di un possibile cessate il fuoco in Ucraina. «I russi vogliono incontrarlo. Vediamo cosa succede», ha detto Trump, senza escludere l’imposizione di nuove sanzioni: «Se non si trova un accordo, il 9 agosto scatteranno. Ma devo dire che i russi sono piuttosto bravi a evitarle. Sono astuti».
Steve Witkoff è magnate immobiliare e storico partner di Trump per le partite di golf. Conosce la Russia e ha già incontrato Vladimir Putin più volte. Ma l’annuncio di questa missione diplomatica arriva in un momento delicatissimo. Gli attacchi russi contro l’Ucraina sono aumentati: solo nel mese di luglio si sono registrati 6,297 attacchi con droni su tutto il territorio ucraino, una cifra record per questi tre anni e mezzo di conflitto. Uno degli ultimi raid, giovedì scorso, ha colpito un palazzo residenziale a Kyjiv, uccidendo trentuno persone.
Nel frattempo, anche l’Ucraina trova modi per penetrare le difese della Russia e colpire i suoi obiettivi. Nelle ultime ore è scoppiato un incendio in un deposito di petrolio nella città russa di Sochi a seguito di un attacco con un drone. Il deposito di petrolio della Rosneft-Kubannefteproduct si trova vicino all’aeroporto Adler di Sochi, che ha sospeso i lavori dirottando alcuni voli su altri scali.
In parallelo, Trump ha confermato il dispiegamento di due sottomarini nucleari «nelle zone appropriate», qualunque cosa significhi. Una decisione presa dopo il duro scambio con l’ex presidente russo Dmitri Medvedev, che aveva definito l’ultimatum di Trump «una minaccia di guerra». Trump non ha specificato se si tratti di mezzi a propulsione nucleare o armati con testate, né ha fornito indicazioni precise sulla loro posizione.
Come se non bastasse, l’amministrazione Trump adesso alza la voce anche contro l’India. Il vice capo dello staff Stephen Miller ha accusato New Delhi di «finanziare di fatto la guerra» acquistando petrolio russo. «È uno shock scoprire che l’India è sostanzialmente alla pari della Cina nell’acquisto di greggio russo», ha detto Miller a Fox News. Il governo indiano, secondo fonti citate da Reuters, ha però ribadito che continuerà con gli acquisti, nonostante le minacce statunitensi.
Dopo mesi di ambiguità, il presidente Trump sembra ora voler rientrare nei ranghi occidentali. Il linguaggio si è fatto più duro verso Mosca, le forniture militari a Kyjiv sono riprese, e le sanzioni tornano a essere lo strumento centrale della pressione americana. Ma la strategia resta incerta: le trattative continuano, senza garanzie di successo.