
Questo agosto di Giorgia Meloni si annuncia politicamente freddo. Non fosse per i guai di un’opposizione raggomitolata sulle sue contraddizioni, il governo sarebbe visto dal Paese per quello che è: inerme, privo di visione. Si sta per chiudere un anno politico con ben poca selvaggina nel carniere, tanto che persino la politica estera, che nel sole del presidente americano avrebbe dovuto illuminare Giorgia su tutto il globo terraqueo, si sta rivelando un capitolo senza capo né coda: e la decisione della Corte europea sui centri in Albania in questo senso appare come un simbolo scuro, l’ultimo inciampo in una strada quanto mai scoscesa.
Non basta una copertina di Time per promuovere una premier che, stringi stringi, se c’è o non c’è è più o meno la stessa cosa. Proprio come nella famosa foto a San Pietro durante i funerali di Bergoglio: c’erano tutti tranne lei.
Magari adesso che ha un po’ più di confidenza, ai vertici del G7 è in grado di fare qualche battuta, qualche discorsetto. Ma sulle decisioni vere lei non perviene. Quando mai è stata determinante, la premier italiana, sul proscenio internazionale? Vero, si muove e vede gente, come l’amica di Nanni Moretti in “Ecce bombo”, ma l’impressione è che i giochi veri si facciano sempre altrove, malgrado l’attivismo della Rai per fare credere il contrario.
Il fatto è che la propaganda finisce per convincere anche i propagandisti, e per davvero Meloni e i suoi seguaci sono persuasi che anche sull’economia il governo abbia il vento nelle vele senza capire – ma un politico vero queste cose dovrebbe sentirle – che il Paese non li vede questi miglioramenti annidati nei bollettini dell’Istat e non nella vita reale: non è Elly Schlein che se lo inventa, è vero che gli stipendi e le pensioni sono troppo bassi.
Dunque, è un agosto nel quale non è cambiato niente rispetto all’anno scorso, non ci sono catastrofi all’orizzonte ma gli italiani stanno sempre dentro una risacca monotona totalmente privi di progetti, idee e visoni, e tra un po’ finiranno pure i soldi del Pnrr: che legge di bilancio faranno? La situazione è talmente stagnante e stancante che ormai di cosucce tipo la politica industriale (da Stellantis a Ilva è un disastro), le mani sulle banche o sulla Rai, la totale inerzia su scuola, sanità, ricerca, nessuno o quasi parla più. A parte la separazione delle carriere, di grandi riforme neppure l’ombra– e anche quella, diciamolo, è più immagine che sostanza – e dunque su che cosa punterà Giorgia Meloni in autunno è un mistero.
Salvarsi alle Regionali puntando a confermare Veneto e Marche, ma è una linea del Piave che scalda poco, e poi non è nemmeno facile. E soprattutto godere delle disgrazie delle opposizioni, e confidare più che nel mestiere di vivere in quello di galleggiare, che pare la specialità di questa nuova destra che doveva restituire lustro alla Patria e invece non riesce neppure a toglierle un granello di polvere del tempo.