
Volodymyr Zelensky ha escluso qualsiasi ritiro delle forze ucraine da Donbas, avvertendo che cedere la regione alla Russia aprirebbe la strada a nuove offensive di Mosca. A tre giorni dall’incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin nella base militare di Elmendorf-Richardson a pochi chilometri da Anchorage, in Alaska, il presidente ucraino ha dichiarato che l’ipotesi di uno scambio territoriale, ventilata negli Stati Uniti come base per un accordo di cessate il fuoco, è inaccettabile senza solide garanzie di sicurezza perché senza di esse qualsiasi concessione sarebbe soltanto il preludio a una nuova aggressione.
Zelensky ha inoltre ribadito che ogni negoziato sul futuro del Paese deve includere la partecipazione diretta dell’Ucraina, avvertendo che «decisioni prese senza di noi» sarebbero prive di valore politico e di legittimità.
Le dichiarazioni del presidente ucraino arrivano mentre le truppe russe avanzano vicino a Dobropillia, una città a circa novanta chilometri a nord-ovest di Donetsk, nodo stradale e ferroviario che collega la parte occidentale della regione con il cuore del Donbas occupato. Per Kyjiv, un successo russo in quell’area aprirebbe la via verso Kramatorsk e Sloviansk, due roccaforti chiave della difesa ucraina.
Sul terreno, il conflitto resta attivo lungo tre settori principali del fronte. Zelensky ha indicato Zaporizhzhia, Pokrovsk e Novopavlovka come aree in cui Mosca starebbe preparando nuove operazioni, mentre a Donetsk le forze ucraine mantengono circa il trenta per cento del territorio, inclusi punti strategici in altura. Un eventuale abbandono di queste posizioni, secondo il presidente, eliminerebbe le attuali difese e consentirebbe a Putin di puntare rapidamente verso Dnipro e Kharkiv.
Zelensky parteciperà a una riunione virtuale con Trump, l’Unione Europea, il Regno Unito e la Nato per cercare di consolidare la posizione occidentale in vista del vertice di Anchorage. Intanto, le parole del premier ungherese Viktor Orban — secondo cui «la Russia ha vinto la guerra» — hanno generato nuove tensioni all’interno dell’Unione Europea. Budapest, che mantiene rapporti stretti con Mosca e si oppone all’ingresso dell’Ucraina nell’UE, è l’unico Stato membro a non aver firmato la dichiarazione comune a sostegno del diritto di Kyjiv a decidere il proprio futuro.