Tempi impazzitiL’11 settembre, e le altre date che hanno cambiato la nostra vita

La caduta del muro di Berlino il 9 novembre 1989 aveva aperto l’illusione di una straordinaria stagione di espansione democratica, che in realtà c’è stata, ma poi la storia si è rovesciata: terrorismo islamista, ondate nazionaliste, neo imperialismo russo (24 febbraio 2022) e guerre in Medio Oriente (7 ottobre 2023) hanno riportato al centro violenza e instabilità

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Il 9 novembre, l’11 settembre, il 24 febbraio e il 7 ottobre sono le date che hanno scandito la vita pubblica di una certa generazione, la mia, ma non solo della mia. Tutto quello che, increduli, stiamo vivendo in questi tempi impazziti ruota intorno a quattro giornate, una epica e tre tragiche, che hanno prima segnato il passaggio dal Ventesimo al Ventunesimo secolo e poi annunciato l’alba di una nuova era.

Il 9 novembre del 1989, che celebreremo tra due mesi a Linkiesta Festival al Teatro Parenti di Milano per auspicare la caduta del muro del populismo trentasei anni dopo l’abbattimento del muro di Berlino, è la giornata in cui si è chiuso il Novecento ed è cominciata la più straordinaria stagione di espansione democratica nel mondo, accompagnata dall’uscita dalla povertà estrema di un paio di miliardi di persone e dal riconoscimento dei diritti umani come mai nella storia dell’umanità.

La globalizzazione economica e l’innovazione tecnologica hanno diffuso ricchezza e conoscenza nelle zone più remote del pianeta, e allo stesso tempo il «sogno occidentale» ha attratto masse di migranti senza precedenti. Si era parlato, allora, di fine della storia e di trionfo ineluttabile e inesorabile della democrazia liberale, ma c’era anche chi, più realisticamente, avvertiva che stavamo per assistere a uno scontro di civiltà.

Non tutto è andato liscio, in effetti: mentre noi ascoltavamo gli Oasis, i paesi usciti allo stremo dall’oppressione comunista hanno attraversato una o due decadi di fame, di violenza e di assenza di stato di diritto, cui il capitalismo trasformatosi nel suo opposto monopolista e mafioso non poteva dare risposte. A poco a poco il mondo libero si è evoluto in società dei servizi e dei consumi, più che della produzione, e di conseguenza la classe media ha cominciato a sentire il peso del trasferimento dei capitali e dei posti di lavoro in Asia o in zone meno sviluppate.

Il caos nell’ex mondo sovietico, la delocalizzazione della produzione e le migrazioni bibliche verso l’occidente sono all’origine del febbricitante neo imperialismo russo, delle ondate nazionaliste e populiste in Europa occidentale, del risentimento in quella orientale, a cominciare dalla Germania, e del risentimento nel sud del mondo.

La luminosa stagione del 1989 è finita l’11 settembre 2001, ventiquattro anni fa in questi giorni, con gli attacchi islamisti a New York e a Washington, cui sono seguite le stragi a Londra, a Madrid, al Bataclan, dopo le guerre al terrorismo islamico combattute dagli Stati Uniti e da altri quaranta paesi in Afghanistan, in Iraq, in Libia e poi anche in Libano. E poi la tragedia umanitaria in Siria, gli attentati suicidi quotidiani in Israele, le reazioni dell’esercito di Gerusalemme, fino al pogrom antiebraico del 7 ottobre 2023 organizzato da Hamas con l’aiuto di Qatar e Iran, e con un sospiro di sollievo di Putin, per fermare quegli Accordi di Abramo tra i paesi arabi e Israele che avrebbero dovuto chiudere una volta per tutte l’epoca della guerra santa islamista contro l’Occidente infedele e lo Stato ebraico.

L’attuale e infinita tragedia di Gaza è la conseguenza del 7 ottobre 2023, e del non aver voluto superare i ventiquattro anni di scontro di civiltà cominciato l’11 settembre 2001.

Il 7 ottobre 2023 si incrocia anche con il 24 febbraio 2022, il giorno dell’invasione totale russa dell’Ucraina. Mosca aveva fallito in modo plateale l’obiettivo di inglobare l’Ucraina in pochi giorni e aveva urgente bisogno che il governo americano e l’opinione pubblica europea distogliessero l’attenzione dal fronte ucraino, e così è stato dopo il 7 ottobre e la successiva guerra a Gaza. Non è stato mai sufficientemente approfondito il ruolo del Cremlino nel pogrom antiebraico del 7 ottobre, ma non sono passati inosservati i ripetuti incontri tra i vertici russi e quelli di Hamas a Mosca, prima e dopo la data dell’orrenda strage.

Poi Donald Trump ha fatto il resto, ma nonostante l’operazione mediatica di Vladimir Putin sia andata a dama, con l’indignazione europea rivolta su Gaza e le armi americane dirottate su Israele, la Russia resta comunque incapace di fare passi avanti sul campo e non fa altro che portarsi a spasso Trump e uccidere civili ucraini, ieri 23 anziani che facevano la fila per ritirare la pensione. 

Il 24 febbraio 2022 segna l’inizio della nostra era, per l’avvio della guerra guerreggiata russa all’Europa e al sistema liberaldemocratico, che in forma ibrida era cominciata con l’occupazione della Crimea e del Donbas, con le influenze algoritmiche sulla Brexit, con i finanziamenti ai partiti estremisti europei, con l’ingegnerizzazione delle fake news per inquinare il dibattito pubblico europeo, con le operazioni di Julian Assange e Edward Snowden e con l’aiutino a Donald Trump nel 2016, ben ricambiato in questo secondo mandato.

Oggi la spinta propulsiva del 1989 si è fermata, la Russia è tornata a opprimere i popoli vicini come ai tempi dell’Unione Sovietica e dello zar, e minaccia l’Europa. Il mondo globalizzato post crollo dell’Unione Sovietica non è quell’Eldorado della democrazia e dei diritti che si era immaginato, malgrado gli ammirevoli sacrifici di milioni di militanti democratici che ancora oggi non si arrendono. La fiammata islamista della guerra santa all’America è stata domata, ma continua a bruciare il Medio Oriente.

Gli americani hanno deciso di abbandonare il mondo che avevano creato, senza rendersi pienamente conto delle conseguenze che subiranno, ma i più impreparati siamo noi europei che non riusciamo ancora a capacitarci della fine di un’epoca d’oro che gli americani ottant’anni fa hanno gentilmente resuscitato, dopo secoli di dominio economico e politico cancellati con ignominia dalle due guerre mondiali e dalle nostre due invenzioni totalitarie del primo Novecento.

Oggi l’Europa non è in grado di organizzare una risposta politica, economica e militare seria e autonoma. In molti ci provano, a cominciare da Mario Draghi, ma la realtà è un’altra: siamo annebbiati dalla dipendenza dai social media, l’altra arma di autogol di massa che siamo riusciti a creare dopo il fascismo e il comunismo, e per questo non riconosciamo nemmeno la minaccia alle nostre libertà, anzi cediamo ogni giorno terreno ai nemici interni della democrazia e dello stato di diritto.

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