Bar sportIl bipolarismo tossico da curve contrapposte, e la fine della politica

Alla Camera si è sfiorata la rissa ancora una volta, tra le esultanze della destra e l’agitazione del Pd. Ma quel che resta sono due schieramenti contrapposti, deboli e ridotti a tifoseria

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Le risse nell’aula di Montecitorio ci sono sempre state. Il fatto però che accada in un momento in cui non si parla d’altro che di odio politico, dentro una contrapposizione che ha toni parossistici, non aiuta al ristabilimento di una politica normale. Ma forse questo non è l’obiettivo dei principali partiti. Anzi, senza forse.

Pochi dubbi sul fatto che questa isteria germini al di fuori dei nostri confini, con un presidente americano – ma è solo l’ultima notizia – che vuole mettere fuorilegge gli Antifa: al confronto il maccartismo era una barzelletta. Il vento trumpiano, attraverso Giorgia Meloni, soffia anche da noi, tra un «non ci faremo intimidire» e l’altro, con le evocazioni di Brigate Rosse (ministro Luca Ciriani) e del commissario Calabresi (ministro Antonio Tajani), con un consigliere comunale genovese del Partito democratico che minaccia di appendere per i piedi – poi scusandosi, ma la frittata era fatta – e comizi incrociati in cui se ne dicono di tutti i colori.

In questo clima da saloon è accaduto ieri alla Camera che si sia sfiorata la rissa vera dopo la terza approvazione (ne manca solo una) della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere. Centrodestra che esulta, normale. Meno consono che due ministri, Carlo Nordio e Tajani, abbiano partecipato alla festa.

I deputati del Partito democratico non ci hanno visto più. Già esacerbati, ha spiegato nella baruffa chiozzotta Chiara Braga, la capogruppo, perché il governo continua a non voler venire in aula su Gaza. Si dirà: e che c’entra? In effetti, non c’entra niente con il fatto che si stava approvando una riforma costituzionale. Si lamentano, le opposizioni, che si sono strizzati i tempi della discussione, il che è vero, ma il problema è che il Parlamento è ormai una finzione, nel senso che non esiste più un minimo di gioco parlamentare, di ascolto reciproco, di mediazioni, di accordi.

Ci sono due squadre di tifosi che non si parlano, che si danno sulla voce come nei talk show. I parlamentari schiacciano i bottoni su ordine del governo, ormai unico legislatore. Se poi il clima politico generale è da scontro a testa bassa su tutto, le risse in aula sono pure poche. Questo non è bipolarismo: è roba da bar sport.

Si può discutere di chi sia la responsabilità, e già abbiamo detto che l’uomo nero della Casa Bianca, grande capo della destra mondiale, sta avvelenando i pozzi della politica e della democrazia e che Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani – in quest’ordine – sono l’intendenza che segue l’imperatore.

Ma il Partito democratico sta facendo il gioco del governo. Cosa capisce la gente normale di questi cazzotti parlamentari? È un Pd che rivela un particolare stato nervoso. Nel momento del caos in aula, la segretaria Elly Schlein ha cercato di sedare gli animi e ha fatto bene. Ma l’eccitazione dei suoi è più profonda dello sfogo di un attimo. È politica. E in questo senso, è anche un po’ colpa dei capi della sinistra questa nevrastenia permanente figlia della logica di un bipolarismo inteso male e praticato peggio, come un permanente match di wrestling. Cioè la morte della politica.

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