
L’aspetto più interessante della riaccesa rivalità tra Mediaset e Rai per l’access prime time è ciò che non appare sullo schermo. Sulla carta sembra l’inizio di una rinascita del Biscione: La “Ruota della Fortuna”, riesumata per presidiare l’ora che traghetta l’Italia dalla tavola al prime time, ha superato “Affari Tuoi” e riportato Canale 5 a primeggiare in una fascia che da anni era appannaggio di Rai 1. Sabato 6 settembre il quiz di Gerry Scotti con Samira Lui ha conquistato 3 milioni 909 mila spettatori e il 26,6 per cento di share, contro i 3 milioni 458 mila e il 23,6 per cento del programma condotto da Stefano De Martino. In cifre è uno scarto di poco più di 450 mila spettatori, ma in televisione mezzo milione vale tantissimo. Soprattutto in questa epoca con sempre meno teste guardanti.
Da mesi Mediaset era in caduta libera di ascolti con Striscia la Notizia (arrivata alla trentasettesima edizione) stabilmente sotto il sedici per cento. E quando crolla l’access, crolla anche il traino della prima serata. Il risultato storico della Ruota è quindi la spia di un problema più grande: il nuovo corso di Mediaset ha vinto una battaglia sì, ma dopo aver perso gran parte della guerra televisiva. E Pier Silvio Berlusconi prova a esultare il più possibile per far credere a inserzionisti e pubblico che questa stagione non sarà piena di fallimenti come le precedenti.
Solo così si spiega la decisione un po’ goffa dell’amministratore delegato di presentarsi in studio accanto a Gerry Scotti per celebrare il leggero sorpasso: «Avete fatto – abbiamo fatto – un piccolo miracolo. Abbiamo scritto un pezzettino di storia della nuova televisione», ha detto. Doveva sembrare un atto di forza, è parso un atto di debolezza. Ogni volta che Pier Silvio mette in scena se stesso resta nell’aria un leggero disagio, lo stesso provato quando si presentò a sorpresa a sua moglie Silvia Toffanin, durante “This Is Me” per festeggiare i buoni ascolti del programma creato dalla unica e vera certezza di Mediaset: Maria De Filippi. Una discesa da megadirettore galattico fantozziano tra gli impiegati che nel 2025 sembra più fuori tempo di quando apparve a Drive In facendo mosse di karate al grido di: «Sono Berlusconi 2, la vendetta».
Stavolta, almeno, l’apparizione aveva un senso preciso: orientare la narrazione e difendersi da un fantasma che non smette di inseguirlo, quello di essere come il personaggio di Kendall Roy in “Succession”: l’erede intrappolato nell’ombra del padre, costretto a recitare ogni volta la parte del leader senza mai convincere del tutto. Provare che dietro le scelte degli ultimi mesi non c’è solo amministrazione ordinaria, ma una strategia capace di reggere il confronto con quella di Silvio Berlusconi. Ma così come le colpe dei padri non ricadono sui figli, neppure i meriti si ereditano.
Berlusconi padre aveva costruito un impero televisivo che per quarant’anni ha modellato il gusto popolare, dando all’Italia un intrattenimento riconoscibile e redditizio, ma anche attirandosi accuse feroci: di aver alimentato ignoranza, maschilismo e una cultura del trash elevata a sistema. Quel modello ha retto fino alla metà degli anni Duemila, quando i reality, i varietà comici e le soap straniere garantivano ascolti e pubblicità. Berlusconi figlio ha provato a ereditarne la forza depurandola dagli eccessi: meno volgarità, più family friendly, tentativi di modernizzazione del palinsesto e qualche serie tv turca. Ma il risultato, almeno finora, è stato un guado incerto: i vecchi telespettatori si sono sentiti traditi, o peggio annoiati, i nuovi non sono arrivati in massa come sperato.
Il problema infatti non è la Ruota della Fortuna che gira bene, ma tutto ciò che gira male. Il ritorno de “La Talpa”, affidata a Diletta Leotta al debutto assoluto come conduttrice di reality, si è fermata dopo tre puntate. “The Couple” ha riportato in video Ilary Blasi, ma non ha funzionato. Lo stesso Pier Silvio ha ammesso gli errori fatti: «Li ho trovati due prodotti brutti, fatti male. La storia dimostra che abbiamo sbagliato». Anche “L’Isola dei famosi” detrashizzata prima con Vladimir Luxuria, poi con Veronica Gentili, non ha trovato una nuova identità, restando sotto i risultati storici. L’unico momento riuscito è stato l’opinionista Simona Ventura, tanto efficace da guadagnarsi la conduzione della prossima edizione del “Grande Fratello”, non vip.
Il vero crollo di Mediaset è nella fascia che per anni è stata la sua roccaforte: il pomeriggio. “Pomeriggio 5”, affidato per oltre un decennio a Barbara d’Urso con un mix di cronaca nera, gossip e casi popolari, veniva bollato come trash ma garantiva ascolti solidi. La scelta di sostituirla con Myrta Merlino, reduce dai buoni risultati de “L’Aria che tira su La7”, ha trasformato il programma in un talk più informativo e serioso. Il trapianto però non ha attecchito: il pubblico di Canale 5 non si è riconosciuto, e gli ascolti sono crollati. Per invertire la rotta Pier Silvio ha affidato la fascia a Gianluigi Nuzzi, volto storico della cronaca nera televisiva, con “Dentro la notizia”. Ancora una volta un giornalista al posto di un conduttore storico, e ancora una volta la risposta è stata debole: già alla seconda puntata lo show era sceso sotto il milione di spettatori, superato nettamente da Rai 1. Il trend negativo probabilmente continuerà con il ritorno de “La Vita in diretta” di Alberto Matano.
L’ironia della sorte è che la prima vera vittoria arrivi da un format che più paterno non si può. “La Ruota della Fortuna” è l’icona dell’età d’oro di Silvio Berlusconi, quando Mike Bongiorno faceva della televisione commerciale un rito nazionale. «I nostri concorrenti vanno in onda con un gioco in cui si vincono soldi solo grazie alla fortuna, senza merito e senza prove da superare. Noi riportiamo nelle case degli italiani l’amore per la lingua», ha detto Pier Silvio. Vero, forse, ma il programma non rinuncia totalmente a vecchi trucchi del passato: il momento più visto del programma è la discesa dalle scale della valletta friulana Samira che ricorda in una versione certamente più dinamica e sbarazzina l’esposizione di Madre Natura in “Ciao Darwin”. E nelle ultime puntate abbiamo assistito a qualche caduta di stile, come quando Scotti ha salutato in diretta Carlo Conti, il volto di Rai 1 per eccellenza, dicendo che lui guarda spesso il programma, invece di “Affari Tuoi”.
Questi sono piccoli sgarbi televisivi, ma a Mediaset restano nodi più seri da affrontare. Striscia la Notizia è stata messa in ghiaccio con la promessa di tornare a novembre: lo ha confermato uno storico inviato del programma, Jimmy Ghione. Lo stesso Scotti, però, ha lasciato intendere che la Ruota resterà in onda almeno «fino al panettone». Due versioni contrastanti che rivelano una cosa sola: a Cologno Monzese non è ancora chiaro come ridisegnare l’access prime time senza il vecchio marchio di Antonio Ricci, e il successo della Ruota rischia di essere una parentesi felice più che il primo passo di un progetto finalmente vincente.