Giustizia e urbanisticaIl Tribunale smonta il «quadro fattuale confuso» dell’indagine su Milano

Ribaltando le ipotesi del Gip, i giudici hanno depositato le motivazioni dell’annullamento della misura cautelare nei confronti dell’ex membro della Commissione Paesaggio Alessandro Scandurra, indagato nelle inchieste sul modello milanese

Claudio Furlan/Lapresse

Il Tribunale del Riesame di Milano, dopo poco più di un mese, ha pubblicato le motivazioni dietro l’annullamento dell’arresto dell’architetto Alessandro Scandurra, ex membro della Commissione Paesaggio del Comune di Milano e indagato nel quadro delle inchieste sull’urbanistica meneghina

La misura è stata revocata non per difetto di esigenze cautelari, ma per «mancanza di gravi indizi» di colpevolezza sul reato di corruzione. «Le complessive emergenze processuali – scrivono le giudici Paola Pendino, Paola Ghezzi e Vincenza Papagno – non hanno dimostrato che tra Scandurra e gli imprenditori di riferimento (Manfredi Catella di Coima e Andrea Bezziccheri, ndr) si sia formata una convenzione i cui termini postulavano l’esercizio pregiudizievolmente favorevole ai privati dei poteri attribuiti al pubblico ufficiale beneficiato tramite incarichi di progettazione».

Secondo il Tribunale del Riesame di Milano, «non si comprende sulla scorta di quali evidenze il Gip (Mattia Fiorentini, ndr) abbia ritenuto che gli incarichi di progettazione siano stati affidati a Scandurra in ragione della sua funzione pubblica (membro della Commissione Paesaggio, ndr) e non dell’attività di libero professionista».

I giudici, che hanno depositato le loro motivazioni martedì mattina, hanno parlato di un «quadro fattuale confuso» all’interno delle indagini: un modus operandi che «non permetterebbe di apprezzare se Scandurra avesse concretamente polarizzato attorno a sé una cerchia di imprenditori risoluti a pagarlo per ottenere l’aggiudicazione di pareri favorevoli della Commissione per il Paesaggio».

Stando al Corriere della Sera, il Tribunale del Riesame – ribaltando l’ipotesi della procura – ha anche scritto che la fattura da ventiduemila euro al centro delle indagini «non è affatto falsa, ma riferita all’attività svolta da Scandurra per Coima, per l’importo esattamente concordato». Coima, fondata da Catella, ha nel suo portafoglio il Bosco Verticale, la sede di Microsoft, la Torre Unicredit di Porta Nuova e il Villaggio Olimpico per Milano-Cortina 2026 nell’ex Scalo di Porta Romana.

Alessandro Scandurra è uno dei sei indagati nelle inchieste per le quali, lo scorso 31 luglio, il Gip Fiorentini aveva disposto delle misure cautelari (arresto o domiciliari). Gli altri sono Manfredi Catella (fondatore e presidente del gruppo immobiliare Coima), Giancarlo Tancredi (ex assessore alla Rigenerazione urbana di Milano), l’imprenditore Andrea Bezziccheri (Bluestone), Giuseppe Marinoni (ex presidente della Commissione paesaggio) e l’architetto Federico Pella (fondatore della società J+S). Quest’estate il Tribunale del Riesame le ha annullate tutte. 

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