La battuta dei dem è già pronta: «Extra ecclesiam nulla Salis!» fuori dalla Chiesa non c’è salvezza (salus, nel motto latino). Gioco di parole che suona come un esorcismo rispetto all’ipotesi di una leadership della neosindaca di Genova, Silvia Salis, questa donna – il panegirico è di Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera – «tosta e ambiziosa, testardamente ambiziosa e fresca, nuova, sicura, brillante, furba, bella, bionda, spregiudicata, spavalda e competitiva»: accidenti, e che sarà mai!
Sul Foglio, Salvatore Merlo ha scritto che lei aprirà la Leopolda (dal tre al cinque ottobre) ma non sarà così, non aprirà nulla, anche se certo Matteo Renzi, che deve avere la stessa opinione del giornalista del Corriere, punta moltissimo sulla Silvia che considera un po’ l’asso nella manica genovese da lui pescato per riportare il centrosinistra a vincere qualcosa d’importante. Renzi vorrebbe tanto che lei fosse la faccia della Casa – la Casa Riformista, prima la chiamavano tenda – la mitica gamba moderata di un campo largo sempre più affollato di estremismi radicaleggianti, persino un ex popolare come Dario Franceschini ha stoppato i vari Ernesto Maria Ruffini e in generale i papi stranieri.
In verità nessuno sa cosa pensi realmente Silvia Salis al di là di quattro cose generiche dette (molto bene) in qualche talk show. Quello che è sicuro è che il Nazareno la vede male, pericolosa concorrente di Elly Schlein, se faranno le primarie, perché al Partito democratico sanno benissimo che la segretaria ha perso i consensi di quelli più legati a un’idea di partito di governo non estremista. Certo, la speranza della squadra di Schlein è che, essendo tra Elly e Giuseppe Conte il vero match nei gazebo, alla fine anche i più critici verso la segretaria non disperderanno il voto: pur di battere l’avvocato del populismo, che potrebbe invece ricevere voti importanti dall’area di Avs a lui politicamente più affine, i riformisti dem, o chiamateli come volete, infine barreranno il nome della segretaria del partito.
A Renzi del duello Schlein-Conte in definitiva interessa relativamente, essendo per lui vitale un’altra cosa, e cioè costruire la Casa per portare in Parlamento Italia viva e dintorni, ed è per questo che ha assoluto bisogno di una newcomer più nuova di Elly che a sua volta è più nuova di Giuseppi: e siccome nel gioco del marketing politico lui è bravo e ostinato, la bionda, bella, brava, spavalda eccetera Salis fa al caso suo, meglio di altri sindaci che improvvisamente stanno tornando alla ribalta nazionale come negli anni Novanta. Non è un caso se alla Leopolda ci saranno Gaetano Manfredi e Roberto Gualtieri. Ma la Silvia come faccia della Casa è la preferita: sempre che lei sia d’accordo. E che nessuno la bruci prima, «extra ecclesiam nulla Salis!».