Legion di disonoreLa panzana di Sachs su Macron, e lo stato del dibattito pubblico italiano

Un economista di fama col demone della politica si è trasformato in generatore di racconti falsi che ridipingono la Russia come vittima e l’Occidente come colpevole. A fare da cassa di risonanza c’è chi preferisce alimentare l’ostilità anti-atlantica invece di verificare i fatti

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Jeffrey Sachs è stato un importante economista, poi il demone della politica ne ha invaso la mente e lo ha trasformato in un riciclatore della più grossolana propaganda putiniana. Ciò gli ha fruttato in Italia notorietà televisiva e gran successo fra le moltitudini di destra e sinistra intossicate da odio anti-occidentale e furie populiste.

Talvolta, per un applauso in più, non esita a strafare. È successo l’altro venerdì alla festa del Fatto, faro mediatico del Movimento 5 stelle e coequipier nella rilettura putiniana della storia post-sovietica. Lì Sachs, in gara con Alessandro Orsini a chi la sparava più grossa, ha raccontato una madornale panzana: «Macron mi confessò: la guerra è colpa della Nato, quando mi diede la legion d’onore». Questo il titolo di apertura del Fatto sabato scorso. Avevo subito segnalato questa bufala nella mia rassegna stampa su Radio Radicale.

Mi erano bastati trenta secondi sul web per accertare la verità: Sachs aveva ricevuto sì l’onorificenza nel maggio del 2022, ma non a Parigi dal presidente Macron, bensì a New York dalle mani dell’ambasciatore francese. Nessun incontro, nessuna clamorosa rivelazione, peraltro tornata in mente a Sachs dopo più di tre anni. Un’invenzione, quella di Sachs, né pura né semplice, ma sufficiente per dare autorevolezza (davanti ai lettori del Fatto) al recipiente di una simile rivelazione e toglierla del tutto al suo propalatore.

Ci torno perché ieri l’editoriale del direttore del Fatto, che non manca certo di faccia tosta, era tutto una patriottica lamentazione contro la congiura del silenzio orchestrata dal guareschiano Fodria (Forze Oscure Della Reazione in Agguato).

«Silenzio di tomba», denuncia Marco Travaglio: «Jeffrey Sachs, economista americano della Columbia University, già consigliere di Michail Gorbaciov, di Boris Eltsin, del presidente ucraino Leonid Kuchma e di tre segretari generali Onu: “Macron mi ha dato la Legion d’onore (nel maggio 2022, ndr) e in privato mi ha detto quello che in pubblico non dice: la guerra è colpa della Nato. Voglio che si sappia, perché mi disgusta”. Pensavamo che, data l’autorevolezza della fonte, qualcuno dei media che sull’Ucraina raccolgono anche l’ultimo sospiro del più sfigato guerrapiattista la riprendesse e, magari, chiedesse al suo corrispondente a Parigi di interpellare l’Eliseo. Invece, silenzio di tomba».

Silenzio di tomba tutto europeo perché, scrive ancora Travaglio, altro discorso va fatto per Donald Trump: «Oggi solo Trump osa dire in pubblico ciò che tutti i leader europei sanno, ma dicono solo in privato». Applausi.

Quanto al citato Orsini, anche lui ha consegnato alla festa del Fatto una clamorosa rivelazione. Fu lo stesso ex segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, ha spiegato Orsini, ad autodenunciare il sette settembre 2023 la responsabilità dell’alleanza militare che allora guidava, e in pubblico – e che pubblico – davanti ai membri del Parlamento europeo. Vero, falso? Qui soccorre il resoconto stenografico dell’Europarlamento.

Putin aveva chiarito già nel 2021 le condizioni della Russia per non invadere l’Ucraina, disse Stoltenberg: «Voleva che firmassimo la promessa di non ampliare mai la Nato e che rimuovessimo le nostre infrastrutture militari in tutti gli stati alleati che hanno aderito alla Nato dal 1997, ovvero metà della Nato. Dovevamo rimuovere la Nato da tutta l’Europa centrale e orientale». Orsini si meraviglia del rifiuto occidentale di queste semplici richieste, la cui accettazione avrebbe convinto Putin a non muovere guerra all’Ucraina.

Che fare se poi Putin, o un suo successore, cambiassero idea, trovandosi la strada spianata non solo verso Kyjiv, ma anche Varsavia, Budapest, Bucarest, eccetera? La storia degli accordi e degli impegni fra Russia e Ucraina non autorizza l’ottimismo: con la firma del memorandum di Budapest del 1994, l’Ucraina ottenne assicurazioni da parte della Russia circa la propria sicurezza, indipendenza e integrità territoriale, in cambio della consegna a Mosca di tutto l’arsenale nucleare ereditato dall’Unione Sovietica. Non è andata bene. Ma sicuramente, alla festa del Fatto dell’anno prossimo, avremo altre rivelazioni a sostegno del pacifismo di Putin.

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