Nella serata di ieri, domenica 31 agosto, un terremoto di magnitudo 6.0 ha colpito diverse regioni orientali dell’Afghanistan, provocando almeno ottocento morti e duemilacinquecento feriti. Il bilancio è ovviamente provvisorio ed è destinato ad aggravarsi, sostengono le autorità. L’epicentro del sisma si è verificato a circa ventisette chilometri da Jalalabad, città da circa centosessantottomila abitanti situata a meno di centosessanta chilometri da Kabul, la capitale.
Zabihullah Mujahid, un portavoce del governo, ha scritto su X che il sisma ha «causato perdite di vite umane e danni materiali in alcune città delle nostre province orientali», senza fornire altri dettagli. «I funzionari locali e i residenti sono attualmente impegnati nelle operazioni di soccorso per le persone colpite. Anche le squadre di supporto dal centro e dalle province vicine sono in arrivo», continua la nota.
Le informazioni fornite dai funzionari afghani, molto difficili da contattare, sono attualmente poche e non esaustive. Secondo l’U.S. Geological Survey, citato dal New York Times, le persone nell’area colpita (ad alta pericolosità sismica) vivono in edifici estremamente vulnerabili ai terremoti.
Diverse città dell’Afghanistan sorgono in prossimità di faglie geologiche. Nel Paese, devastato da decenni di guerra e governato dai talebani, la ricostruzione dopo un terremoto così violento rappresenta una sfida piena di insidie e costi insostenibili. Per rendere l’idea, l’Afghanistan deve ancora rialzarsi del tutto dopo il terremoto di magnitudo 5.9 del 2022. Il bilancio fu di circa mille morti.
La Bbc è riuscita a contattare il ministero della Salute afghano, che ha dichiarato di non avere informazioni precise sul numero di vittime. Una delle aree più colpite, infatti, è la provincia montuosa di Konar, dove la copertura telefonica è scarsa. Stando alle informazioni preliminari, trecentotrenta persone sono rimaste ferite nelle province di Laghman e Nangarhar.
Secondo Sharafat Zaman, portavoce del ministero della Salute, tre villaggi sono stati «completamente distrutti» e «il numero dei feriti e dei morti è probabilmente più alto rispetto» alle prime stime. «Una volta raccolti i dati, se Dio vuole, li condivideremo con voi», ha detto.
Le regioni di Nangarhar e Kunar, tra le più danneggiate dal sisma, nel weekend sono finite sott’acqua a causa di una violenta alluvione. Le precipitazioni intense hanno innescato diverse frane che hanno danneggiato decine di infrastrutture, tra cui la strada – interrotta temporaneamente – che collega l’Afghanistan al Pakistan. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, l’alluvione ha coinvolto almeno quattrocento famiglie, costrette a lasciare le loro abitazioni.