Nei territori più remoti del mondo, gli abitanti si fanno da sempre custodi della natura, beneficiando delle risorse disponibili e rispettandone i ritmi. Nell’isola di Annette, all’estremo sud-est dell’Alaska, la comunità indiana di Metlakatla vive da oltre un secolo di pesca, catturando salmone chum, coho, king e salmone rosa nelle acque al largo della Riserva. È l’unica pesca tribale dell’Alaska, un modello di autogestione che vede nella sua tradizione un modello di sostenibilità.
Con circa 1.450 abitanti distribuiti tra villaggi, foreste e coste, la vita quotidiana segue ancora i ritmi del mare. Le oltre 230 giornate di pioggia l’anno mantengono un’umidità costante che nutre le foreste di cedri, abeti e cicuta: la tipica vegetazione di questa porzione d’Alaska. In questo paesaggio la pesca del salmone non è solo un mestiere, ma una forma di appartenenza.
Le acque della Riserva sono gestite direttamente dalla comunità, che pratica la pesca a rete per circuizione, catturando i banchi di salmoni e lasciandone liberi alcuni affinché raggiungano i fiumi per la riproduzione. Attenzioni come queste hanno permesso a Metlakatla di ottenere la certificazione MSC (Marine Stewardship Council), il riconoscimento internazionale per la pesca sostenibile.

Dall’Alaska al supermercato sotto casa
MSC è un’organizzazione non profit internazionale che lavora affinché le risorse ittiche degli oceani siano gestite in modo sostenibile. Il suo programma di etichettatura e certificazione riconosce, tramite verifiche indipendenti, le attività di pesca che soddisfano criteri scientifici su tre pilastri: stato degli stock, impatti sull’ecosistema, qualità della gestione. Oggi oltre 716 attività di pesca nel mondo sono coinvolte nel programma: insieme intercettano circa un quinto del pescato marino globale, con più di ventimila prodotti che portano il marchio blu nelle confezioni. Solo nel mercato italiano, le aziende che hanno scelto di certificare la pesca e comunicare al consumatore la sostenibilità dell’attività, sono passate, in dieci anni, da 73 a oltre 1.300: tonno in scatola, filetti surgelati, alici sott’olio sono quelli che più comunemente acquistiamo e consumiamo nel nostro Paese.
Aziende come Consorcio, Bennet, Delicius, Bofrost, Findus, Carrefour, FRoSTA, Conad, Mareblu, Rio Mare, Eurospin, Rizzoli aderiscono alla certificazione per una pesca più sostenibile e si attivano per una campagna di informazione in occasione delle Settimane della Pesca sostenibile: dal 13 al 26 ottobre, tante giornate per aiutare i consumatori a orientarsi verso scelte più responsabili per il pescato e l’ecosistema.
Crescono le aziende certificate, ma cresce anche la responsabilità della certificazione. Negli ultimi tre anni, le attività di pesca nel programma hanno implementato molti miglioramenti (dalla riduzione delle catture accessorie alla tutela di specie vulnerabili). Fatti concreti prima ancora di un logo sulla confezione, ma il lavoro verso un consumo più responsabile è ancora lungo. Istituzioni, aziende e consumatori devono compiere ulteriori passi in avanti per nutrirsi avendo cura delle riserve ittiche (e non solo). Intanto, certificazioni come MSC riducono le distanze, aumentando le consapevolezze. Riuniscono una piccola comunità tribale di pescatori d’oltre Oceano all’industria del pesce per un solo scopo di interesse comune: preservare le risorse marine attraverso una pesca e un consumo più assennati.
