Una giornata snervante culminata con l’abbordaggio della Flotilla, bloccata dalla marina israeliana. Era previsto. Finisce così un’iniziativa politica controversa che naturalmente non ha portato aiuti alla popolazione palestinese né tantomeno aperto un canale umanitario. L’unica possibilità sarebbe stata quella di consegnare il cibo al Patriarcato di Gerusalemme, come proposto da Sergio Mattarella e sdegnosamente rifiutato dagli attivisti. È chiaro che ora partirà una fase nuova della protesta anti-israeliana. Probabilmente con toni forti.
Domani sciopero generale: la scesa in campo di la Cgil di Maurizio Landini che gli consente di recuperare terreno rispetto allo scavalcamento operato dal sindacatino estremista Usb, che aveva indetto la grande protesta del ventidue settembre, dovrebbe far crescere la mobilitazione. Sciopero generale per gli arresti degli attivisti della Flotilla: vedremo le adesioni, ma certo è una cosa che non si era mai vista prima, non perché in passato non ci siano stati tanti scioperi di natura non sindacale, pensiamo solo a quelli contro il terrorismo. Ma questa è un’altra cosa.
Il segretario della Cgil, dopo mesi di sconfitte (dal flop dei referendum all’inesistenza della rivolta sociale), forse non si rende nemmeno conto che annunciare l’intenzione di proclamare lo sciopero generale senza preavviso arroventa un clima già caldo, né si preoccupa minimamente che non solo la Cisl ma nemmeno la Uil lo seguiranno. È una scelta di tipo politico: stare nel movimento contro il piano di Trump fino alla solidarietà con i compagni arrestati, come i gruppettari urlavano nei cortei degli anni settanta.
E il Partito democratico segue a ruota, in coerenza con l’impostazione di fondo di Elly Schlein, che a pochi giorni dalla botta marchigiana salta sulla protesta accodandosi a Usb, Cgil e pacifismo di vario tipo, cioè a un movimento che ha una chiara connotazione radicale. Anche questa è una scelta addirittura strategica che si salda a quella di Giuseppe Conte e di Avs, insistendo in un rapporto che, guarda caso, ha evidenziato non pochi problemi nelle Marche, che ha confermato che non è così semplice sommare i voti dei tre partiti. È chiaro che tutto questo stronchi sul nascere ogni ipotesi di convergenza tra Pd–M5s–Avs e il governo sul piano di Trump.
Oggi in Parlamento un documento della maggioranza di sostegno al piano di pace verrà votato anche da Italia viva e Azione, mentre Pd–M5s–Avs voteranno contro, a meno che non si trovi qualche meccanismo per consentire un’astensione su una parte del testo: per dire come sta messo il campo largo. Ma che Elly Schlein voti un documento del governo pare impossibile.
Scatta dunque un’altra fase della protesta, probabilmente più dura. Primo grande appuntamento sabato pomeriggio a Roma. Ci sarà tantissima gente. E speriamo che gli incidenti saranno contenuti: in piazza sono attesi anarchici e black bloc. Tutti insieme contro Israele!