Schlein & LandiniIl rischio democratico è cosa seria, non trasformatelo in una farsa

Un problema reale che viene o minimizzato, da meloniani e riformisti. O ridicolizzato, da oppositori maldestri e inadeguati, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

(Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)

Per non morire di noia, e non infliggere al lettore lo stesso supplizio, in questi giorni confesso di avere scientemente ignorato l’intero dibattito scaturito dalle dichiarazioni prima di Giorgia Meloni, sulla sinistra italiana che sarebbe «più fondamentalista di Hamas», poi di Maurizio Landini, sulla nostra presidente del Consiglio che avrebbe fatto «la cortigiana di Trump», e infine di Elly Schlein, sulla democrazia a rischio quando c’è al governo l’estrema destra, come dimostrerebbe l’attentato a Sigfrido Ranucci.

Non so se con quest’ultima dichiarazione Schlein abbia addirittura «passato il Rubicone», come ha scritto ieri sul Corriere della sera Antonio Polito, ma certo bisogna riconoscere che di tutte le affermazioni summenzionate è la più grave, e forse anche la più ridicola. Oggi su Linkiesta Mario Lavia la paragona a una cover cantata male, a un’esecuzione sbiadita di un classico di altri tempi: l’allarme democratico. Un errore tanto più imperdonabile perché finisce per rendere irritante e assai poco credibile un tema che meriterebbe invece più seria considerazione, ma che certo nulla ha a che vedere con la bomba sotto casa di Ranucci.

Il problema serio è sempre lo stesso: non tanto i giudizi della nostra presidente del Consiglio sul regime fascista di cento anni fa, quanto la sua aperta adesione al fascismo di oggi, rappresentato da Donald Trump (un’adesione che comincia a entrare in conflitto, com’era inevitabile, con le sue dichiarazioni di fede europeista, tanto recenti quanto insincere). Non si tratta solo di parole, pure assai gravi, come quelle sull’opposizione peggio di Hamas, ma di tutta una concezione del potere, che è anche una prassi, dalla Rai a Mediobanca, dai rapporti con la stampa (vedi l’ultimo e increscioso caso del Sole 24 ore) alle campagne di intimidazione contro qualunque giudice si permetta di prendere decisioni non gradite, in particolare sui migranti.

Non c’era bisogno di aspettare le assurde campagne su Charlie Kirk o contro «il woke» per riconoscere il calco trumpiano. La tragedia è che a confrontarsi con questo serio problema, a sinistra, abbiamo Schlein e Landini, che dal referendum-kamikaze sull’articolo 18 in poi non hanno fatto altro che spianare a Meloni la strada verso la riconferma a Palazzo Chigi per le prossime sedici legislature. Il risultato è che nel nostro dibattito pubblico il problema viene o minimizzato, dai meloniani e da molti presunti riformisti, o ridicolizzato, da oppositori maldestri e inadeguati, contribuendo così ad abbassare le già scarse difese disponibili nei confronti di una curvatura illiberale del nostro sistema.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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