La scimmia nudaLa primatologa Jane Goodal è morta a novantuno anni

Si è spenta a Los Angeles una delle figure più influenti della scienza del Novecento, capace di trasformare l’osservazione dei primati in un impegno civile per la tutela dell’ambiente e il contrasto ai cambiamenti climatici

LaPresse

La primatologa e ambientalista Jane Goodall è morta a novantuno anni, in California, mentre ancora percorreva il mondo per portare la sua voce in difesa del pianeta. Non è frequente che la scienza produca figure capaci di oltrepassare i confini della disciplina per trasformarsi in icone globali, simboli di un modo diverso di guardare alla vita e al futuro. Goodall lo è stata. Non soltanto per aver rivoluzionato lo studio dei primati, ma perché ha costretto l’umanità a interrogarsi su di sé. “L’ombra dell’uomo”, letto da generazioni di studenti, appassionati e ambientalisti ha contribuito a cambiare la percezione degli animali come esseri senzienti, capaci di emozioni e culture.

La notizia della morte è stata diffusa dal Jane Goodall Institute, la fondazione che porta avanti il suo impegno scientifico e ambientale. L’istituto ha ricordato che «le scoperte della dottoressa Goodall come etologa hanno rivoluzionato la scienza, e lei è stata un’instancabile sostenitrice della protezione e del ripristino del nostro mondo naturale». La studiosa si è spenta a Los Angeles durante una tournée di conferenze, come aveva fatto ininterrottamente negli ultimi decenni della sua vita: fino a trecento giorni l’anno trascorsi viaggiando per parlare di tutela ambientale e cambiamenti climatici.

Nata a Londra nel 1934 e cresciuta a Bournemouth, Jane Valerie Morris-Goodall aveva manifestato presto una passione ostinata per gli animali. Figlia di una scrittrice e di un ingegnere, non poté permettersi l’università. Seguì un corso di segretariato, lavorò, risparmiò ogni sterlina fino a imbarcarsi per l’Africa nel 1957, a 23 anni, invitata da un’amica in Kenya. Lì incontrò Louis Leakey, che la volle al suo fianco come assistente e che di lì a poco le affidò il compito di osservare i primati sulle colline del Gombe, in Tanzania. Era il 14 luglio 1960 quando arrivò nella riserva insieme alla madre Vanne, costretta ad accompagnarla perché le autorità coloniali non volevano una giovane donna sola nella foresta.

La comunità scientifica accolse con diffidenza i suoi primi lavori: un’osservatrice senza titoli accademici, che dava nomi agli animali anziché numeri e raccontava emozioni, rituali, gerarchie. Eppure i dati erano lì: scimpanzé che cacciavano, combattevano guerre organizzate, esprimevano affetto e dolore. Stephen Jay Gould definì i suoi risultati «una delle grandi conquiste scientifiche del mondo occidentale.

Dal 1977, con la fondazione del Jane Goodall Institute, ampliò il raggio d’azione: dalla ricerca alla tutela ambientale, dall’educazione dei giovani con il programma Roots & Shoots alla lotta contro la distruzione delle foreste africane. Dal 2002 portava anche il titolo di Messenger of Peace delle Nazioni Unite. Negli anni ha ricevuto onorificenze in tutto il mondo, dalla medaglia Hubbard della National Geographic Society al Templeton Prize, fino al più recente Presidential Medal of Freedom conferitole dall’allora presidente degli Stati Uniti Joe Biden, il 4 gennaio 2025.

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