Lo scorso 27 giugno Kotka Yacht Store, società finlandese attiva nel rimessaggio e nella vendita di imbarcazioni di lusso, ha annunciato l’asta di due yacht trattenuti in deposito per anni. Tra questi spicca Fotinia, trentadue metri, un’imbarcazione che secondo alcune cronache avrebbe ospitato l’ex presidente russo Dmitrij Medvedev.
Il secondo yacht misura circa venti metri. Kotka ha giustificato l’asta sostenendo che i proprietari non avessero saldato le spese di deposito accumulate. Tuttavia, fonti ufficiali e documenti societari smentiscono la narrazione: Fotinia non è sequestrata, né sottoposta a sanzioni, ma resta oggetto di un audit amministrativo condotto dalle autorità finlandesi, iniziato più di un anno fa e ancora in corso.
Dopo tre mesi l’episodio ha assunto una dimensione politica. Alla Commissione europea è stata presentata un’interrogazione con richiesta di risposta scritta dall’eurodeputato Sandro Gozi (Renew Europe) sul caso Fotinia, evidenziando le criticità nella gestione del natante.
Secondo i documenti ufficiali, Fotinia è stata acquistata dalla società ungherese Luna Tower Kft, riconducibile a un cittadino italiano. Fino al 2024 lo yacht è appartenuto a una cittadina russa e non soggetta a sanzioni. In pratica, l’imbarcazione è stata regolarmente cancellata dal registro marittimo russo e reimmatricolata a San Marino a nome del nuovo proprietario. Ciò significa che Kotka, pur non essendo proprietaria, ha annunciato la vendita di un bene altrui, scatenando interrogativi di natura legale e politica.
Il contesto si complica ulteriormente osservando la gestione operativa. Kotka Yacht Store è di proprietà di un cittadino russo, il sessantaseienne Aleksey Ponomarenko. A fronte di un audit amministrativo su un bene di alto valore, un soggetto collegato alla Russia ne ha il controllo operativo.
Inoltre, alcune nostre fonti – preferiscono l’anonimato – confermano problematiche finanziarie dell’azienda: debiti fiscali, mutui insoluti e bilanci critici. L’azienda presenta evidenti criticità finanziarie che ne compromettono la sostenibilità. I bilanci degli ultimi tre anni, dal 2022 al 2024, mostrano costi operativi complessivi di circa settecentomila euro a fronte di ricavi pari a soli 358mila euro, generando una perdita di liquidità significativa. A ciò si aggiungono debiti fiscali e mutui insoluti, evidenziando un quadro patrimoniale negativo: il patrimonio netto risulta infatti in rosso.
L’hangar, unico asset di valore tangibile, è stimato intorno ai 2,5 milioni di euro, mentre i debiti non bancari ammontano a circa 4,5 milioni di euro. Inoltre, i debiti a breve termine, da saldare entro dodici mesi, si aggirano intorno a 1,79 milioni di euro, confermando l’impossibilità di coprire gli obblighi immediati. E la struttura del capitale sociale non offre ulteriori garanzie: il capitale nominale e sottoscritto è di 1.516.079 euro, suddiviso in 301.004 azioni, con un ultimo valore stimato di 2.095.000 euro.
Nel complesso, i dati evidenziano una società in profonda sofferenza, incapace di coprire i costi con i ricavi generati e gravata da debiti che superano ampiamente il patrimonio disponibile, una condizione che porta inevitabilmente a riflettere sul rischio di insolvenza.
«Sono state imposte ingenti tariffe di deposito senza una chiara base giuridica», scrive nell’interrogazione Gozi, domandandosi dell’esistenza di «un potenziale rischio di frode o di pregiudizio al bilancio dell’Ue».
Inoltre, l’analisi della documentazione ufficiale solleva almeno quattro interrogativi. Perché uno yacht sotto audit, e potenzialmente oggetto di attenzione internazionale, è stato lasciato alla gestione di un cittadino russo? Kotka presenta debiti e passività strutturali: come può essere garante della custodia di un bene di alto valore e strategicamente sensibile? Lo yacht è di fatto venduto a terzi, allora perché Kotka procede con la vendita forzata, ignorando i diritti del reale proprietario?
Infine, perché l’azienda finlandese pretende il pagamento di costi di deposito su un bene che non possiede, alimentando ulteriori dubbi sulla correttezza della procedura? La dogana finlandese, pur non avendo rilasciato il natante, ha imposto a Kotka la gestione dell’audit, una scelta che si protrae da oltre un anno senza trasparenza.
La procedura appare opaca: in linea teorica, organi come TAXUD (Commissione europea – direzione generale fiscalità e unione doganale) o OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode) potrebbero intervenire per valutare legittimità e responsabilità. E poi questo caso mette in luce una contraddizione evidente: la Finlandia, nota per il suo impegno nella difesa delle sanzioni contro la Russia e per il contrasto all’imperialismo russo, affida un bene di alto valore a un soggetto con legami russi, aprendo una falla nella catena di sicurezza e trasparenza internazionale.
L’episodio solleva non solo questioni legali, ma anche politiche e diplomatiche, evidenziando lacune nella gestione di asset sensibili e il rischio di tensioni tra normativa europea e operatività nazionale. Mentre l’interrogazione di Gozi rappresenta solo l’inizio di un dossier che potrebbe avere sviluppi significativi.