Il ghostwriter L’intellettuale che guida il partito comunista cinese dietro le quinte

In “La Cina ha vinto”, Alessandro Aresu ricostruisce la figura di Wang Huning, braccio destro di Xi Jinping, il professore che ha trasformato le contraddizioni della società americana in strumenti di legittimazione del potere a Pechino

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Molti sono chiamati a scrivere di filosofia, pochi gli eletti che portano il peso di scrivere, con la penna del potere, nella carne degli uomini. Platone ha inseguito il tiranno di Siracusa. Il segretario fiorentino, sconfitto, si è rifugiato nei classici. Il commentatore di Hegel, Kojève, ha spedito le sue opere a Stalin senza successo, per poi riparare nell’agrimensura della burocrazia. L’alchimista Kissinger, con una società di lobbying, ha trasformato la politica nella cosa più fatua, il denaro. Solo uno è destinato a rimanere in piedi, fino a diventare, nelle formule roboanti della mente occidentale, il grande intellettuale politico del XXI secolo: Wang Huning. 

Nel 2025 il professore di Shanghai nuota, da solo, nella piscina coperta di Zhongnanhai. Negli anni novanta, dovendosi recare alle riunioni estive del Partito nella località marittima di Beidaihe, il suo primo pensiero è comprare l’attrezzatura per nuotare. Nelle acque di Beidaihe resta l’eco delle decisioni prese dal Partito nel corso dei decenni. Non è possibile restare soli, si è sempre in compagnia di qualche rimpianto. O della voce di qualcuno caduto in disgrazia. E adesso che Wang Huning può nuotare nei luoghi di Mao, nel centro del potere cinese, non riesce a stare da solo. L’acqua non sta mai in silenzio. 

Quando mette la testa sott’acqua, a fargli compagnia c’è sempre qualcuno dei membri purgati dal segretario generale Xi Jinping. I membri degli apparati di difesa e sicurezza che hanno rubato e sono stati scoperti o che si trovavano nel posto sbagliato o nella fazione sbagliata, che sono caduti come mosche nell’arrampicata che deve condurre alla cima della montagna: il sogno cinese. Una bracciata dopo l’altra, i loro nomi, i loro volti e le loro voci fanno compagnia alla formidabile mente di Wang Huning, senza lasciarlo in pace. Tra poco andrà in pensione. Toccherà a qualcun altro celebrare i 2600 anni dalla nascita di Confucio. Nei suoi studi degli anni novanta, prima di abbracciare la vita politica a tutto tondo, Wang Huning ha introdotto il concetto di “supercorruzione”, segnato dalla capacità di celarsi allo sguardo del potere pubblico attraverso un uso sofisticato della tecnologia, rispetto alla semplicità della corruzione tradizionale a cui la Cina era abituata.  […]

Nelle contraddizioni dell’età dell’oro cinese, sono state costruite città fantasma, ma anche spazioporti immaginari, missili improbabili, ponti verso il nulla, acceleratori che non indagheranno mai i segreti della materia. Per non sentire le voci dei purgati, dei carcerati e dei caduti, durante le sue nuotate Wang Huning usa auricolari impermeabili di marche americane (ma sempre made in China) e si concentra sui podcast in cui i capitalisti sostenitori del presidente Trump espongono le loro convinzioni o le loro formule di propaganda. 

Per esempio, ascolta l’investitore Marc Andreessen, che si dichiara appassionato di James Burnham e crede di aver scoperto che la democrazia è un mito e che, comunque vada, al governo c’è sempre un’oligarchia. Il professore di Shanghai, dall’osservazione dell’America, trae l’indicazione che “il governo delle persone geniali” sembra essere un tratto del sistema capitalistico, e ciò genera una tensione tra “la venerazione dell’eccellenza” e i principi della democrazia popolare. La contraddizione esiste ma se ne parla poco, aggiunge il professore di Shanghai. In seguito, chi si ritiene geniale diverrà più sfrontato.

Così, Wang Huning pensa: “Come tutte le persone che devono vantarsi delle proprie letture, i capitalisti che finanziano le cerimonie del potere degli Stati Uniti, annoiati dalla loro ricchezza senza scopo, si esaltano facilmente coi pensatori che lodano la cattiveria della natura umana. Scoprono i conservatori. Si emozionano per qualche citazione di Carl Schmitt. Troppo facile leggere solo quelli, bisogna leggere anche Robert Dahl, che ho tradotto nel 1987, anche se è un po’ noioso. Quando credi che solo il tuo nemico ti definisca, senza il tuo nemico non sei più niente. Vivendo in questa trappola, divieni incapace di sollevare lo sguardo. Gli amici, i nemici e gli altri: tutti osservati dalle montagne, nel respiro millenario della civiltà cinese”. Se il punto è la qualità dell’élite del potere, osserva Wang Huning, il Partito Comunista ha già vinto. Andreessen si vanta di aver letto Fustel de Coulanges, lo storico francese che è citato, tra l’altro, nelle tesi sul concetto di storia di Walter Benjamin. Nei podcast giocano con la difficoltà della pronuncia di quel nome: si divertono così, in questa fase del socialismo con caratteristiche cinesi in cui anche loro sono immersi, senza saperlo. […]

Nel suo viaggio americano, Wang Huning identifica i mendicanti e i senzatetto come punto visibile, e di grande interesse, della contraddizione insita negli Stati Uniti: sintomo inquietante di una società che non sa garantire un’esistenza dignitosa a tutti i suoi membri. […]Anche la concentrazione di persone senza fissa dimora in un’area specifica sottolinea la portata del fenomeno e la difficoltà di trovare soluzioni efficaci che è insita nella struttura degli Stati Uniti e che rappresenta una contraddizione fondamentale, esistenziale. 

Soprattutto, il professore di Shanghai lega il rito della povertà al trasferimento di potere negli Stati Uniti, usando l’importanza della televisione e delle sue connessioni: “Il 20 gennaio 1989, il giorno in cui Bush presta giuramento come quarantunesimo presidente, durante il suo appassionato discorso, la televisione mostra la scena di un senzatetto coperto da un cumulo di rifiuti che dorme per terra. Questo dimostra quanto grave sia diventato il problema”. Il professore di Shanghai vuole mostrare questa sfilacciatura della società dell’avversario e le sue contraddizioni. Il trasferimento del potere avviene, i capitalisti pagano e pagheranno, ma viene trasferito anche il Regno dei Barboni, che riceve le parole costernate del potente di turno senza che nulla venga risolto. Lo spirito pratico dell’America rida i suoi problemi, li espone, dà la colpa agli altri, ma non sa risolverli.

 

Tratto da “La Cina ha vinto”, di Alessandro Aresu, Feltrinelli, pp. 144, 15,20 euro

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