Dal Medio Oriente all’UcrainaLe illusioni sulla pax trumpiana cominciano già a scricchiolare

Il sospetto è che il presidente americano finisca per andare sempre là dove lo portano il cuore e l’ideologia, ovvero col fascismo e l’imperialismo, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

Associated Press/LaPresse

Ieri è stato il giorno in cui molte illusioni circa l’operato di Donald Trump come grande pacificatore del Medio Oriente prima e del conflitto russo-ucraino poi hanno cominciato a scricchiolare, per non dire di peggio. La notizia non dovrebbe tuttavia suonare sconvolgente ai lettori di questa newsletter. Giusto venerdì scorso esprimevo qui il timore che la svolta filo-ucraina della Casa Bianca durasse ancor meno della pace in Palestina, ovviamente augurandomi di sbagliare, nonché la mia convinzione circa l’inutilità di ogni previsione sulle mosse, le strategie e gli obiettivi di Trump, dando per scontato che su entrambi i fronti continuerà a fare avanti e indietro ancora per un bel po’, e noi con lui.

Per quanto riguarda l’Ucraina resta però abbastanza stupefacente, anche per gli standard trumpiani, la rapidità con cui siamo tornati praticamente al punto di partenza, dopo le dichiarazioni sull’economia russa ormai a pezzi, Kyiv in grado di vincere la guerra e la possibile consegna dei famigerati missili Tomahawk. Niente da fare. Dopo la telefonata con Putin, la Casa Bianca non solo si è rimangiata la consegna dei missili, ma ha fatto propria, ancora una volta, la linea del Cremlino, fino all’assurdità di chiedere all’Ucraina di cedere spontaneamente alla Russia l’intero Donbas, cioè la principale linea di fortificazioni del Paese.

A questo riguardo, ha certamente ragione Christian Rocca quando scrive su Linkiesta che forse «i volenterosi e coraggiosi cittadini americani che hanno sfilato sulle strade degli Stati Uniti contro la svolta autoritaria impressa da Donald Trump al loro Paese dovrebbero aggiungere allo slogan “No kings”, nessun Re, anche “No Zar”». Naturalmente può anche darsi che lui sia troppo pessimista, quando dà semplicemente per assodata la conquista della Casa Bianca da parte di Putin (il mio costante monitoraggio, vedi la rubrica all’inizio di questa newsletter, mi spinge a essere appena un filo più cauto), ma forse non bisognerebbe sottovalutare l’indicazione proveniente dall’atroce spettacolo offerto ancora una volta dai giornalisti – o per meglio dire dai propagandisti – accreditati alla Casa Bianca.

Sul Foglio, Paola Peduzzi ne dà un esauriente e angosciante resoconto: da quello che ricomincia di nuovo con i complimenti a Zelensky per com’è vestito (riferimento alla provocazione del primo vertice, in cui gli aveva chiesto se non avesse un abito da indossare per venire alla Casa Bianca) a quelli che gli chiedono solo cosa sia disposto a cedere, e se non la vuole smettere con questa fissazione di entrare nella Nato, e di quanto ce l’ha con Putin, come se davvero la causa della guerra fossero i risentimenti e i capricci di Zelensky, e non l’invasione russa e la volontà di Putin di soggiogare l’intero Paese. Alla lunga, si tratti di Ucraina o di Palestina, l’impressione è che Trump e i suoi sostenitori finiscano sempre per ritornare là dove li porta il cuore, o l’ideologia, e cioè dalla parte del fascismo e dell’imperialismo.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

 

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