
Il secondo anniversario dell’atroce pogrom del 7 ottobre perpetrato da Hamas non potrebbe cadere in un momento più difficile, tra le flebili speranze di pace appese al controverso piano di Donald Trump e le crescenti manifestazioni di antisemitismo che si susseguono un po’ ovunque. Se da un lato questa è anche la prevedibile e ampiamente prevista conseguenza dei massacri indiscriminati perpetrati dal governo di Benjamin Netanyahu, dall’altro non solo, com’è ovvio, non li giustifica, ma non basta nemmeno a spiegarli. C’è un fondo limaccioso che le vicende attuali hanno smosso, non certo creato dal nulla. Anche in Italia, purtroppo.
Lo testimonia l’incredibile popolarità, non solo a sinistra, della relatrice speciale dell’Onu Francesca Albanese, che ancora ieri, per spiegare le ragioni del suo plateale abbandono di uno studio televisivo al solo sentir nominare Liliana Segre e le sue obiezioni all’utilizzo del concetto di «genocidio» per qualificare il comportamento di Israele a Gaza, ha pensato bene di cavarsela con questo raffinato calembour: «La pietra di inciampo della logica è che se una persona ha una malattia, non va a farsi fare la diagnosi da un sopravvissuto a quella malattia, ma da un oncologo».
L’idea di rovesciare contro gli ebrei non solo il concetto di genocidio, operazione che purtroppo il comportamento del governo israeliano ha reso sempre meno azzardata, ma persino le «pietre d’inciampo» usate per commemorare i deportati nei lager nazisti – si può immaginare una forma di irrisione più deprecabile? – dovrebbe fare inorridire qualunque persona perbene. E dovrebbe chiudere una volta per tutte ogni possibile discussione su questa specialissima relatrice dell’Onu.
Mi domando se a sinistra, almeno di fronte ad affermazioni del genere, qualcuno avrà il coraggio di alzare la voce, o se continueranno a fare tutti come il sindaco di Reggio Emilia, in attesa della loro razione di fischi, che in ogni caso, per quanto possano inchinarsi e lisciare il pelo a quel genere di pubblico, statene certi, non tarderà ad arrivare.