Il peso della politica esteraMeloni, il principio europeo dell’unanimità e il tempismo dei riformisti Pd

La presidente del Consiglio cavalca ancora la propria spinta sovranista ignorando che oggi l’unico patriottismo possibile è comunitario. Intanto gli adulti del Partito democratico si sono riuniti per manifestare la propria insofferenza nei confronti della linea politica di Schlein, in particolare su temi cruciali come difesa, Ue e Ucraina

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Meloni ha ribadito la sua contrarierà al superamento del principio dell’unanimità in sede europea tramite modifica dei trattati, accettando quindi il mantenimento del diritto di veto di fatto dei ventisette, che blocca processi decisionali, funzionamento istituzionale e protagonismo comunitario.

L’argomentazione, presentata alle comunicazioni in Parlamento prima del Consiglio europeo di giovedì scorso, risiederebbe nel fatto che superarlo potrebbe sì aiutare ad esempio il sostegno all’Ucraina, ma sarebbe deleterio per molti altri temi, poiché accentuerebbe le distanze tra i Paesi, da ultimo colpendo dunque l’interesse nazionale italiano su specifiche questioni.

In realtà, le cose non stanno così: chi descrive il principio dell’unanimità come garanzia per Stati più piccoli e come strumento di tutela della propria sovranità non coglie che la regola si è progressivamente ridotta ad arma politica istituzionalizzata, causando nelle relazioni internazionali odierne – principalmente, se non unicamente – paralisi nelle scelte, servendo solo a leader come Viktor Orbán. Capi di Stato e di governo che insomma sfruttano la norma per difendere, in maniera strumentale, i propri interessi a discapito di quelli comunitari, minando sicurezza e crescita della stessa Unione.

Meloni contro l’abolizione del diritto di veto cavalca la propria spinta sovranista, ignorando (con pericolosa inconsapevolezza o mediocre opportunismo) il fatto che non c’è vero patriottismo, oggi, che non sia anche europeo. Andando, tra l’altro, contro la sua storia, non in termini di posizionamento politico effettivo – Fratelli d’Italia ha già votato in passato contro fine dell’unanimità e risoluzione su riforma dei trattati – ma di rispetto dell’idea di “Europa nazione” che la dovrebbe muovere, nel suo retaggio di militante prima e rappresentante di spicco poi della cultura della destra sociale.

Proprio lei, che sostiene che l’Unione europea dovrebbe occuparsi di sfide internazionali di prim’ordine e non di temi di poco conto se non irrilevanti, si erge a garante del più grande ostacolo a ruolo e sviluppo in politica estera non solo dell’Europa ma anche dell’Italia, avallando proprio quei sistemi decisionali che condannano allo stallo.

La scarsa ambizione di Meloni nel costruire un Paese in prima fila nell’Unione continua a manifestarsi, con il galleggiamento tra il costante sostegno a Volodymyr Zelensky e la vicinanza con alleati come il primo ministro ungherese, responsabile del rallentamento delle sanzioni alla Russia e degli stop ai negoziati di adesione dell’Ucraina, insieme al blocco di aiuti militari e finanziari.

Inoltre, a chi come Orbán si oppone alle spese per difesa e sicurezza unionali, criticando allo stesso tempo le istituzioni europee per non dotarsi di una vera diplomazia comunitaria, andrebbe proprio evidenziato il fatto che per dare vita a un attore unico con una sua centralità in politica estera sia necessaria una governance differente, che passa esattamente e in primo luogo dal superamento del veto in Consiglio europeo.

Ovviamente, esistono sempre e comunque altri tipi di limiti e problemi – un esempio lampante è l’indecisione sull’ipotesi di utilizzare i congelati asset russi, al fine di finanziare il prestito di sostegno all’Ucraina – che nascondono una mancanza di volontà politica più profonda e l’assenza di coraggio storico di fondo di leadership troppo spesso inadeguate, ma superare il veto rimane in ogni caso il primo passo da compiere per diventare finalmente rilevanti nello scacchiere globale.

Nel frattempo, a Milano, la minoranza riformista del Partito democratico ha aperto un percorso nuovo con “Crescere”, raggruppando i propri esponenti di spicco in una componente che ha l’obiettivo di manifestare la propria insofferenza nei confronti della linea politica della segreteria – criticando inoltre l’ex capo corrente riformista Stefano Bonaccini, eccessivamente appiattito sulle posizioni di Elly Schlein. Crescita, innovazione, salari, sicurezza, difesa e alleanze europeiste le parole d’ordine.

Il cuore delle critiche è dedicato a temi cruciali e discriminanti non negoziabili che i riformisti vedono ancora come equivoci, su tutti l’orizzonte strategico dell’Ue, gli investimenti allocati alla Difesa e la postura di sostegno all’Ucraina invasa. Insomma, si richiede al Pd di chiarire questi punti, per identità propria ma anche per affrontare le questioni con gli alleati potenziali, con nettezza. Se unire le opposizioni è sacrosanto, fondarle su una condivisione che sia realmente unitaria per principi primi e portato valoriale è quanto più di necessario, almeno se si vuole generare una reale, credibile offerta politica.

Dal quadro generale emerge come sia davvero complesso tenere fuori la politica estera dalla costruzione di una proposta da presentare al Paese, non solo dal dibattito pubblico. Per un governo, ma anche per un’alternativa: la politica estera oggi è anche politica interna, ed è ciò che più divide, tra le opposizioni come nella maggioranza. Anche volendo ridimensionarla, oggi il ragionare su come porsi davanti a certe partite è un dato di realtà, che, come tale, segna un vincolo di fatto, bisognoso di una risposta. Per questo, risulta decisamente adeguata la tempistica con cui i riformisti Pd si stanno riorganizzando, potendo ripartire anche da qui: incalzare la Meloni sul principio dell’unanimità, un assist perfetto per discutere davvero di futuro dell’integrazione, sforzandosi di spiegare agli italiani quanto il diritto di veto incide nella quotidianità delle loro vite. L’unico sovranismo che esiste, oggi, è quello europeo, il resto è velleità che frena, capace di segnare il destino prossimo di un Continente intero. Servirà capirlo il prima possibile.

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