
L’Occidente continua ad aspettare un’invasione che assomigli davvero a un’invasione – con carri armati che avanzano nel corridoio di Suwałki, nel caso specifico. Nel frattempo, la Russia è già dentro casa. Non con le forze convenzionali, ma con tutto il resto: operazioni di influenza che avvelenano il dibattito civile, omicidi mirati, corruzione strategica che sovverte la politica, leggi utilizzate come arma per bloccare la difesa europea collettiva, pseudo-esperti e influencer celebrati che mentono per rubli – a volte senza nemmeno rendersene conto.
Gli aerei russi non hanno bombardato Tallinn; i droni sulla Polonia non trasportavano carichi esplosivi. Le incursioni sulla Danimarca e vicino all’Alaska restano avvolte dalla nebbia della negabilità plausibile: abbastanza serie da far decollare i caccia, ma abbastanza ambigue da eludere conseguenze.
Ed è proprio questo il punto. Mosca conduce un tipo di guerra differente contro l’Occidente. Non quella che ha portato in Ucraina. Lo scopo di provocare la Nato è… non provocare nulla.
Staremmo tutti meglio se il Cremlino stesse solo testando le difese della Nato. Invece, sta applicando un controllo riflessivo su larga scala: l’arte di far sì che i nemici si auto-dismettono prima ancora di autodistruggersi. La Russia non ha interesse per lo scontro cinetico, ma è ansiosa di indebolire la nostra capacità collettiva di pensare, agire e difenderci. Droni e aerei sono armi letali, ma nei cieli della Nato diventano carburante per un altro tipo di guerra – una guerra che Mosca ritiene di poter vincere.
Non esiste un percorso realistico per la Russia per sconfiggere la Nato sul campo di battaglia. Mosca ha invaso un Paese un quarto delle sue dimensioni e, come ha detto Donald Trump, «sta combattendo da tre anni e mezzo una guerra che una vera potenza militare avrebbe vinto in meno di una settimana».
Ma più a ovest, l’obiettivo di Mosca non è combattere, è farci svegliare un giorno e scoprire che le garanzie della Nato sono nulle, le istituzioni dell’Unione europea rovinate e la solidarietà transatlantica scomparsa. Non c’è bisogno che la Russia spari un colpo se riesce a convincere gli europei che difendersi non vale lo sforzo.
Secondo un sondaggio Gallup, solo il trentadue per cento dei russi e il quarantuno per cento degli americani combatterebbero per il proprio Paese — contro il sessantadue per cento degli ucraini. La media dell’Unione europea è appena del trentadue per cento. Ma la vera storia emerge dai rifiuti: il settantotto per cento degli italiani, il sessantadue per cento degli austriaci e il cinquantasette per cento dei tedeschi dichiarano che non combatterebbero se invasi. Questo è il terreno psicologico su cui la Russia sta conducendo la guerra.
L’elemento più fragile della Nato è la coesione politica, soprattutto sull’Articolo 5. Discreditare quella garanzia di difesa reciproca e l’alleanza si sfalda, incapace di reggere al peso della propria esitazione. L’Articolo 5 non deve nemmeno essere revocato. Basta un minimo dubbio su di esso per trasformare la Nato nel gatto di Schrödinger: vivo e morto allo stesso tempo.
Il termine “guerra ibrida” è assolutamente il peggiore per descrivere ciò che stiamo vedendo. Ogni violazione dello spazio aereo, non seguita da attacchi profondi sulle basi nemiche ma da una condanna attentamente formulata, produce esattamente ciò che Mosca desidera.
Nei cieli della Nato, le violazioni cinetiche sono coreografate per i soldati di fanteria di Mosca in Occidente: i politici del “Non è la nostra guerra”, gli pseudo-studiosi del “Non dobbiamo arrivare all’escalation”, i commentatori del “E se sgancaissero l’atomica?” – le voci che soffocano la ragione con la paura. La guerra che la Russia spera di vincere è psicologica, politica e informativa. E l’Occidente non si presenta nemmeno a combatterla.
Mosca continua anche a provocare i vicini per rafforzare una narrazione attentamente coltivata in casa: la Russia è già in guerra con un Occidente subdolo, spietato e assetato di sangue. Non può essere in guerra con l’Ucraina perché, secondo la narrazione di Putin, l’Ucraina non esiste. Quindi la Madre Russia deve combattere la Nato.
Questa finzione ha bisogno di prove, e i droni che si spingono nello spazio aereo dell’Unione europea le forniscono. Qualunque cosa faccia la Nato, gli spin doctor del Cremlino la raccontano così: «Vedete? Il nemico è alle porte». Questa guerra immaginaria legittima quella reale in Ucraina. Aiuta Putin a trasformare il fallimento in sfida, la stagnazione in strategia e un’invasione maldestra in eroica resistenza contro un nemico che non c’è mai stato. Crea anche un’uscita di salvataggio: se l’economia russa collassa o la Cina ritira il sostegno, la tesi che la Russia abbia combattuto la Nato fino al pareggio troverà terreno fertile.
Infine, Mosca provoca la Nato perché può – e perché la storia insegna che paga. Diciassette anni di inazione occidentale, sotto quattro presidenti americani diversi, e un numero incalcolabile di governi europei, hanno creato il vuoto che continuano ad attirare l’aggressività russa.
Dalla Georgia alla Crimea fino all’invasione su vasta scala dell’Ucraina, ogni linea rossa oltrepassata senza conseguenze ha insegnato a Mosca la stessa lezione. Lo Stato Frankenstein, un colonizzatore revanscista nel profondo, non è provocato dalla forza della Nato, ma dalla sua manifesta riluttanza a confrontarsi con l’aggressione – un atto criminale secondo la Carta delle Nazioni Unite.
La Russia calcola anche i numeri – e i risultati le tornano sempre favorevoli. Cosa segue di solito a un’intrusione russa? Panico, confusione, forse una dichiarazione dura a parole. Cosa non segue? Un senso di urgenza proporzionato alla posta in gioco. Azioni robuste. Risposte capaci di modificare il calcolo del rischio di Mosca.
Ogni drone o aereo da combattimento costringe l’alleanza occidentale a scegliere tra fare ciò che è difficile o sperare che il problema sparisca da solo. Ecco il controllo riflessivo nella sua forma più pura: presentare all’avversario un menù di opzioni negative. Abbatti un aereo che viola spudoratamente il tuo spazio aereo, e Mosca grida provocazione. Emessi invece comunicati stampa, e la Nato sembra paralizzata. In ogni caso, vince la Russia – perché ha fissato le regole del gioco.
Ripristinare la pace attraverso la forza è l’unica via percorribile, ma il mondo libero continua a fallire. L’invocazione dell’Articolo 4 da parte della Polonia potrebbe suggerire un passo nella giusta direzione, così come i post rumorosi e mediatici di Trump, ma alla fine saranno le azioni, non le parole, a fare la differenza.