Certo, solidarietà a Emanuele Fiano, e tuttavia… Questo è il classico incipit dei democratici timidi, o peggio, ambigui, quelli della solidarietà pelosa, di circostanza, dovuta perché-come-fai-a-non-darla, non si può impedire a nessuno di parlare, e tuttavia… Tuttavia, che? E giù il profluvio di banalità, nel migliore dei casi: eh ma non è antisemitismo, caso mai è antisionismo, che in molti casi è la versione soft e sdoganata del primo, e poi vedi che la tregua non regge, e Israele vuole sterminare i palestinesi, e così via francescalbanesizzando di talk in talk, di tweet in tweet i democratici timidi hanno preso posizione a modo loro – un colpo al cerchio e uno alla botte, molta doppiezza as usual.
E dunque a Emanuele Fiano, in questo mediocre gioco al ribasso, Elly Schlein ha fatto una telefonata, mica è andata in tv, perché in tv non avrebbe potuto essere ambigua, avrebbe dovuto dire apertis verbis che quelli del gruppetto di Ca’ Foscari sono dei fascisti per la semplice ragione che a impedire di parlare di solito sono i fascisti (o i matti di estrema sinistra – in effetti questi facevano il segno della P38 – che sono i loro gemelli diversi). E dunque se fosse andata in tv Schlein avrebbe dovuto mettere le dita negli occhi di un discreto pezzo di propal, perché se è vero che non tutti i propal sono antisemiti, è vero che tutti gli antisemiti sono propal e si sarebbe così posta in collisione con il Movimento che ha riempito le piazze lasciando le urne vuote (chiedere a Matteo Ricci, ora lo trovate a Bruxelles con Pasquale Tridico). Figuriamoci se Elly osa criticare i gggiovani che sanno «da che parte stare/dal fiume fino al mare» (lo cantano nelle piazze), quelli rappresentano la coscienza del Paese (sicuri sicuri?).
Destinata perciò a non essere presa in considerazione la bella idea di Maurizio Molinari («Schlein dovrebbe tornare a Ca’ Foscari al fianco di Emanuele Fiano per dimostrare che tutto il partito è con lui»), volete che la segretaria si metta a discutere coi giovani comunisti? E poi diciamola tutta, pensano tanti del Partito democratico, ma che cos’è, se non un ossimoro, questa “Sinistra per Israele” di cui Fiano è presidente? O è forse un gruppo di disturbatori riformisti che si sono messi in testa nientemeno di dare battaglia nel Partito?
Una telefonata basta e avanza, allunga la vita. Perché verosimilmente la leader del Partito democratico la pensa come Pierfrancesco Majorino, membro della segreteria nazionale del Pd e in pista per candidarsi a sindaco di Milano, che si è infilato in una considerazione in questo contesto ambigua se non giustificazionista per la quale «c’è una parte del mondo ebraico che dal primo giorno ha tacciato di antisemitismo tutti coloro che si opponevano alle scelte del governo Netanyahu. Una posizione estremista che ne alimenta un’altra» (cioè quella del cosiddetto “Fronte della gioventù comunista” che ha impedito a Fiano di parlare). Mah, sembrano i discorsi di quelli che negli anni Settanta dicevano la lotta armata no però questi ragazzi hanno dei buoni motivi. A volte ritornano, i cattivi maestri.