RiconquistaVinitaly torna negli Stati Uniti per la seconda edizione

Il 5 e 6 ottobre al molo Navy Pier di Chicago i produttori vinicoli italiani incontreranno buyer, importatori e distributori per difendere e incrementare la propria quota di mercato americano. Ne abbiamo parlato con il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, e il direttore Adolfo Rebughini

Vinitaly.USA 2024

Dazi e consumo in calo sono buoni motivi per una trasferta oltreoceano. Per il secondo anno consecutivo, il Vinitaly diventa americano: due giorni all’insegna del vino italiano a Chicago, domenica 5 e lunedì 6 ottobre al Navy Pier sulle sponde del Lago Michigan, all’ombra della ruota panoramica Centennial Wheel. Ne abbiamo parlato con Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, e Adolfo Rebughini, direttore, alla viglia della partenza per gli Stati Uniti.

La prima domanda che viene spontanea è come mai Chicago e non New York o la California?
«Abbiamo scelto di tornare a Chicago per l’edizione 2025 di Vinitaly.USA perché la città rappresenta un hub strategico per il commercio negli Stati Uniti, offrendo un accesso privilegiato a un mercato fondamentale e insostituibile per il vino italiano» ha risposto Federico Bricolo. «Vinitaly.USA in solo due edizioni è diventata la più grande fiera di vino italiano all’estero e negli States, si propone come piattaforma per rafforzare le relazioni commerciali e promuovere la cultura enogastronomica italiana. Attraverso Vinitaly, riteniamo sia fondamentale continuare a investire in un marketplace evoluto, nella presenza di operatori qualificati, importatori, distributori, buyer e in momenti di formazione e confronto sui trend di mercato. Quest’anno, l’evento amplia la propria offerta con la partecipazione di SOL Expo, la nuova fiera internazionale dedicata all’olio d’oliva, e Vinitaly Tourism, il nuovo prodotto di Vinitaly per l’enoturismo, ampliando così l’offerta e valorizzando altri simboli del made in Italy».

Federico Bricolo @EnneviFoto

Come è nata l’idea di esportare Vinitaly negli Stati Uniti?
«Il debutto fieristico negli Stati Uniti è una scelta che va nella direzione programmata di una sempre maggior espansione in chiave internazionale delle competenze di Veronafiere. Le nostre fiere leader devono essere in grado di consolidare il proprio ruolo guida nel quartier generale di Verona e allo stesso tempo di attivare un’azione coordinata di sistema, con partner pubblici e privati, all’estero. In questo percorso il vino, con Vinitaly, gioca un ruolo centrale: l’Italia è tra i Paesi top exporter negli Stati Uniti, e questo rende naturale consolidare la presenza in un mercato così strategico».

L’export di vino italiano negli Stati Uniti ha raggiunto lo scorso anno i 354 milioni di litri per un controvalore di 2,25 miliardi di dollari. La rassegna sin dall’inizio ha previsto e incentivato la campagna di iscrizione da parte degli importatori e dei buyer americani. Alla manifestazione sono attesi quasi 250 espositori tra cantine e consorzi, che rappresentano un fatturato aggregato di circa 7,2 miliardi di euro. Un risultato che conferma e rilancia Vinitaly.USA come punto di riferimento del vino italiano negli Stati Uniti, capace di valorizzare insieme i grandi brand e le realtà consortili anche in una fase delicata del mercato e del contesto internazionale.

A oggi, hanno già aderito alla seconda edizione di Vinitaly.USA società come Volio, Vias, Terlato, More Than Grapes, Winebow, Eagle Eye, Frederick Wildman & Sons.

A questo punto viene naturale una domanda sull’influenza dei dazi appena introdotti: saranno i dazi i protagonisti di questo Vinitaly?
«Assolutamente no. Vinitaly offre un sistema integrato di promozione sui mercati e ha la determinazione di trasformare le incertezze in opportunità, tanto più in un momento come questo dove non si tratta solo di affari, ma di persone, famiglie e mezzi di sussistenza» racconta Adolfo Rebughini. «Solo in Italia, l’industria del vino impiega quasi 900.000 persone, rendendola una colonna portante della nostra economia. Per questo consideriamo la nostra presenza globale – compresa quella negli Stati Uniti – sia una responsabilità che un’opportunità. Vinitaly.USA non è solo commercio: è una piattaforma per la creazione di posti di lavoro, la collaborazione tra settori e la costruzione di partnership durature. La nostra forte presenza a Vinitaly.USA è un messaggio chiaro: l’Italia è qui non solo per difendere la propria quota di mercato, ma per farla crescere. Sulla scia del successo dell’edizione 2024, stiamo ampliando il programma con più masterclass, seminari ed eventi di formazione. Perché quando si introduce un prodotto in un mercato, la formazione è essenziale ed è per questo che la Vinitaly International Academy sarà parte dell’edizione di quest’anno».

Adolfo Rebughini @EnneviFoto

È vero che in questo momento i dati sulle importazioni sono drogati dal fatto che in previsione dei dazi c’è stato grande movimento?
«L’effetto si è visto nei primi mesi dell’anno, ai quali è seguita una contrazione delle esportazioni. Oggi stiamo constatando che a sostenere i costi dei dazi sono in gran parte le imprese: nel mese di luglio il vino italiano è arrivato negli Stati Uniti con prezzo medio ribassato del 13,5 per cento per rimanere competitivo, mentre dall’altra parte si assiste a prodotti allo scaffale degli stock pre-dazi accumulati nei primi mesi dell’anno con prezzi in aumento ingiustificati. Speculazioni di alcuni che non aiutano né le imprese, né i partner del trade statunitense che si oppongono anch’essi alle tariffe. Per cui il mercato è ancora in una fase di forte assestamento».

Il mondo va sempre di più verso un consumo di alcol contenuto, soprattutto per motivi salutari, gli Stati Uniti sono già avanti. Siete preoccupati? Una tendenza che può condizionare il mercato più dei dazi?
«Gli Stati Uniti non sono più solo un mercato: sono un ecosistema dinamico. È qui che nascono i trend del settore, dove convergono le principali istituzioni e associazioni, e dove operano gli opinion leader e i professionisti del mercato del vino italiano all’estero.

Dopo il grande successo dell’edizione 2024, ci aspettiamo ancora più produttori di alto livello nel 2025, insieme a un’espansione delle attività di marketing. Sì, il mercato è complesso, le tensioni geopolitiche e le politiche commerciali, inclusi i recenti sviluppi sui dazi, rappresentano sfide reali. Ma è proprio per questo che la presenza è fondamentale.

L’industria del vino ha superato molte fasi economiche difficili, recessioni, cambiamenti normativi, crisi globali. Eppure, resiste. Perché? Perché dietro ogni bottiglia c’è molto più del vino: c’è storia, artigianalità, tradizione familiare e innovazione tramandata da generazioni. Nei momenti difficili, non ci ritiriamo, ci rafforziamo.

Ora più che mai, dobbiamo unire tutti gli attori della filiera globale – produttori, importatori, distributori, formatori e istituzioni – per rafforzare il nostro impegno comune. Gli Stati Uniti restano un mercato strategico chiave, e abbandonarlo non è un’opzione. Al contrario, raddoppiamo gli sforzi».

Vinitaly.USA 2024

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