Quali possono essere le fondamenta della nuova Europa? Come possiamo abbattere i muri interni e come proteggere ed estendere i confini morali e materiali della libertà europea? Quali mezzi possiamo concepire e quali soluzioni inventare per proteggere l’Europa dagli attacchi che arrivano da est, da sud, da ovest e da dentro?
Più in generale, quali iniziative possiamo mettere in atto, concretamente, per fare passi avanti verso una più stretta unione politica, cioè per fare in modo che un’Europa mai come oggi assediata sia sempre meno vulnerabile alle minacce alla sua sicurezza? Quale visione e determinazione politica dovrà guidare le scelte istituzionali necessarie ad evitare che le stesse regole da tempi di pace della costruzione europea rappresentino in questi tempi di guerre una ragione di irrimediabile debolezza?
Provare a dare qualche risposta a tutte queste domande è l’obiettivo di “Casa Europa – Il congresso degli europeisti” che si svolgerà a Roma il 29 (dalle ore 15) e 30 novembre, presso “Roma Eventi Piazza di Spagna” (Via Alibert 5/A). Un appuntamento che vede come promotori L’Europeista, Europa Radicale, il Comitato Ventotene e Avanguardia e che ha visto nelle scorse settimane l’adesione di molte altre associazioni.
Tra le tante domande, partiamo da due certezze. La prima è che per una nuova Europa non siamo all’anno zero. Per quanto ferita, divisa e paralizzata dai suoi nemici interni, l’Unione europea ha dimostrato, prima durante la pandemia, poi dopo l’aggressione su vasta scala della Russia all’Ucraina, di rappresentare la dimensione minima di sicurezza dei popoli e degli stati europei e di sapere rispondere alle emergenze e soprattutto di saperne riconoscere la gravità.
La seconda è che, per quanto una parte consistente dell’opinione pubblica europea sia finita nella rete delle narrative sovraniste del nuovo e inedito asse tra Mosca e Washington e una parte della classe politica e intellettuale del continente sia stata reclutata tra gli effettivi della guerra ibrida contro le democrazie europee, mai come oggi per centinaia di milioni di europei, dalle coste atlantiche ai confini della Russia, l’esistenza e l’unità dell’Europa appare concretamente come il bene comune più prezioso, per la vita e la libertà di tutti.
Partendo da qui, con Casa Europa il nostro esperimento sarà quello di costruire un vero e proprio congresso, che tuttavia non eleggerà alcun nuovo organo dirigente poiché – lo ribadiamo – l’obiettivo non è di far nascere una nuova associazione o un nuovo soggetto politico o partito, ma costruire una piattaforma di idee e di lotta che possa unire chiunque senta la necessità di impegnarsi su un’agenda radicalmente europeista.
Come l’Europa è la casa di tutti gli europei, che non smettono per questo di essere italiani, francesi, tedeschi o polacchi, così il nostro appuntamento vuole ospitare tutti quelli che da conservatori, da socialisti, o da liberali condividono la necessità di un’alleanza per consolidare la comune casa europea.
Discuteremo, ci confronteremo, faremo proposte, le bocceremo o le approveremo, fino ad arrivare a una vera mozione politica generale, che impegni ciascun congressista su un certo numero di obiettivi condivisi.
Sono molti gli esponenti del mondo associativo e della cultura, della politica e delle istituzioni che hanno annunciato la loro presenza: da Pina Picierno a Sandro Gozi, da Giulia Pastorella a Nicoletta Parisi, da Marco Lombardo a Pier Virgilio Dastoli, da Oles Orodetskyy a Ettore Rosato, da Giuseppe Benedetto a Maria Chiara Fazio, da Antonella Soldo a Simone Leoni, da Filippo Sensi ad Antonio Stango. Solo per citarne alcuni.
L’Unione europea non basta più per reggere alle pressioni e non è più possibile immaginare di rispondere alle drammatiche esigenze di oggi e di domani con ventisei staterelli divisi, ciascuno con i propri egoismi e particolarismi. Serve fare un passo storico che fino a un decennio addietro si sarebbe definito lungimirante e che oggi rappresenta una assoluta necessità, una scelta vitale e soprattutto un’urgenza storica impellente. Lo stato di diritto, la democrazia, la libertà, sono sotto attacco come mai è accaduto dalla Seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri, ma ogni azione volta esclusivamente a difendere lo status quo è giocoforza perdente. Le semplici enunciazioni di volontà non bastano e serve trovare, inventare, costruire, veri e propri percorsi politici e di iniziativa che possano prefigurare un cammino comune.
La sfida è enorme e non siamo così ingenui da pensare di poterne anche solo delineare i contorni in due giorni di congresso, ma la speranza che vogliamo rappresentare ed essere è quella di far comprendere a noi stessi – e a tutti coloro che lottano da decenni per un’Europa politica – che serve unire le forze e servono progetti concreti e lotte comuni. Non solo idee, ma battaglie.
Dopo la vera e propria crisi di regime che ha investito gli Stati Uniti, con la rielezione di Donald Trump, l’Europa è sola. La difesa militare dell’Ucraina e il sostegno alle opposizioni democratiche in Georgia sono la cartina al tornasole della nostra stessa idea di sovranità; dall’esito di questi scontri può sgretolarsi l’intero palazzo europeo o possono essere costruite nuove solide fondamenta.
La possibilità di successo di questa scommessa dipenderà dai singoli congressisti, che potranno intervenire e votare i documenti e stabilire le priorità dell’azione comune. Fatevi avanti, Casa Europa è la nostra casa.