Ci sono luoghi che si scelgono e luoghi che scelgono. Quello di Moncalisse appartiene alla seconda categoria. È un altopiano luminoso a seicento metri sul livello del mare, affacciato a sud, dove le valli dell’Adige, della Valsugana e della Val di Cembra si sfiorano. Qui il sole arriva pieno, la brezza delle montagne porta freschezza e l’escursione termica regala ai grappoli il ritmo perfetto per un metodo classico di grande eleganza.
Il vigneto nasce su un mosaico di suoli rari: rocce metamorfiche, porfidi, calcari porosi che restituiscono al vino una mineralità vibrante e profonda. Nel cuore della tenuta, un ettaro di viti a pergola di sessant’anni custodisce la memoria del luogo. Tra i filari sul monte Calisio, le coppelle e le incisioni scavate nella pietra risalgono all’età del Bronzo e del Ferro: segni di riti sacri e strumenti di comunicazione che raccontano un’antica dimensione mistica, come se la terra stessa avesse scelto di parlare ancora.
Dietro al progetto, ben raccontato anche nel logo, c’è la visione strategica e romantica di due sorelle del vino, Julia e Karoline Walch, che hanno raccolto il testimone della madre per costruire qualcosa di nuovo, di loro, di bello. Ma c’è anche Stefano Bolognani, enologo e interprete appassionato del metodo classico, affiancato da Odilon de Varine ex chef de cave di maison prestigiose come Henriot, Deutz e Gosset. «È la prima volta che vinifico uve cresciute così in alto» racconta. «È il futuro, perché il clima ci spinge verso le altitudini. Ma quello che mi ha colpito davvero è il suolo: la cosa più importante per un vino. Qui ho trovato una famiglia con grandi valori, due giovani che vogliono scrivere un nuovo capitolo con rispetto e coraggio».
Il progetto nasce nel 2017, da un innamoramento immediato per questa parcella unica. In Trentino, le montagne sono una benedizione e una sfida: portano freschezza ma spesso rubano luce. Qui, invece, la quota e l’esposizione regalano equilibrio. Nel 2024 è iniziata la costruzione della cantina ipogea, integrata tra i filari, che sfrutta la pendenza naturale e si alimenta con energia fotovoltaica e regala al territorio un nuovo orizzonte, discreto, elegante, eppure ben presente e identitario. Un gesto coerente con una visione di sostenibilità che passa anche da dettagli come la leggerezza delle bottiglie.
I vini Moncalisse sono riserve, nate per aspettare. Riposano a lungo sui lieviti, si rivelano con calma, e quando lo fanno mostrano complessità senza eccesso, finezza senza fragilità. «Non abbiamo fretta» dicono con un sorriso le sorelle Walch: «Vogliamo presentare solo vini di eccellenza, armoniosi, eleganti, capaci di raccontare il ritmo lento del luogo che li ha generati».
Un luogo che non è stato scelto per caso, ma che – come certe persone, certe storie, certi amori – ha semplicemente scelto loro.

