A ovest del populismoL’Europa imparari a difendere sé stessa, e lo imparino anche i liberal riformisti

Dal sogno federalista alla difesa dell’Occidente, fino alle divisioni sulla politica italiana: ne hanno parlato Giorgio Gori, Elena Bonetti, Ivan Scalfarotto, Benedetto Della Vedova e Luigi Marattin nel penultimo panel di Linkiesta Festival 2025 progettato con il Circolo Matteotti

Gaia Menchicchi

Cinque partiti, tante idee e sfumature diverse, ma un unico obiettivo: difendere l’Europa dagli autoritarismi e dai populismi, in ogni loro forma. È stato questo il tema cardine del penultimo panel de Linkiesta Festival 2025, moderato dal direttore Christian Rocca e realizzato in collaborazione con il Circolo Matteotti. 

Giorgio Gori (europarlamentare del Partito democratico), Elena Bonetti (deputata e presidente di Azione), Ivan Scalfarotto (senatore di Italia Viva), Benedetto Della Vedova (deputato di +Europa) e Luigi Marattin (deputato e segretario nazionale del Partito Liberaldemocratico) hanno parlato del futuro del nostro continente e dei valori su cui si regge, partendo da una domanda vitale: in che modo l’Europa può difendere se stessa e l’intero Occidente? 

Secondo Elena Bonetti, che è stata ministra per la Famiglia e le Pari opportunità sotto i governi Conte II e Draghi, «l’Europa deve anzitutto uscire dall’astrazione – anche ideale – dell’autodefinirsi una democrazia, perché questa democrazia è spesso incapace di entrare nella vita delle persone. Come ha detto Mario Draghi nel suo Rapporto sulla Competitività, è necessaria una democrazia decidente e agente, altrimenti verremo ricordati come ignavi e pusillanimi, e perderemo un patrimonio prezioso. Un patrimonio che è sotto attacco anche da fronti inaspettati, come gli Stati Uniti». 

Giorgio Gori, sindaco di Bergamo per dieci anni (2014-2024), non è sicurissimo del fatto che l’Europa «sia in grado di salvare se stessa». La colpa è di una fragilità contraddistinta da tante facce: «La prima, quella più evidente, è di natura economica, perché l’Europa è fragile dinanzi a Cina e Stati Uniti. C’è poi un profilo energetico: ieri eravamo dipendenti dal gas russo, oggi dal Gnl statunitense, senza dimenticare gli altri Paesi della cui affidabilità non possiamo essere sicuri». Basti pensare alla Libia, all’Azerbaijan o all’Algeria. 

Gori ha poi parlato della nostra fragilità militare, figlia di un passato in cui abbiamo delegato tanto – forse troppo – agli Stati Uniti. Per invertire la tendenza, spiega l’eurodeputato del Pd, «serve una vera Europa politica, all’altezza delle sfide e delle minacce del presente. L’Europa ha questa composizione perché le forze liberali e progressiste stanno perdendo tante elezioni a livello nazionale. Dall’altra parte, la destra vince e allontana la prospettiva dell’integrazione politica. Ma dobbiamo tenere viva un’idea di Occidente anche quando questa idea è messa in discussione» da leader politici come Donald Trump. 

Ivan Scalfarotto, senatore e responsabile Esteri di Italia Viva, ritiene necessario un lavoro quotidiano e individuale, perché le nostre libertà sono sistematicamente sotto attacco: «La sopravvivenza del modello democratico ha a che fare con ciascuno di noi. Io ho un marito e non una moglie: a Milano posso dirlo liberamente, ma in altri Paesi no. Manca l’urgenza da parte dei cittadini europei di difendere le cose che hanno». Ma non bisogna generalizzare: «Fate un giro in Estonia, dove questo tema – a differenza del nostro Paese – è vissuto con grande senso d’urgenza. Nelle tre capitali baltiche c’è un museo dell’occupazione russa, finita negli anni Novanta, ma ancora viva nei ricordi di tutti. Loro hanno una sensazione di pericolo individuale che qui è poco diffusa. Essere qui stamattina, tutti assieme su questo palco, non sarebbe possibile in tanti posti del mondo: confrontarci, parlare, dissentire. In molti Paesi finiremmo in galera». 

Il parlamentare Benedetto Della Vedova si è concentrato sul progetto degli Stati Uniti d’Europa: «Abbiamo il dovere politico di prendere la bandiera federalista europea. Muoversi verso gli Stati Uniti d’Europa è l’unica possibilità per non assistere all’evaporazione dei nostri valori. Serve la prospettiva di un’Europa che sia uno Stato, che sappia difendersi, che sappia esprimersi».

Questo obiettivo, secondo Luigi Marattin, è realizzabile in un solo caso: «Tutti gli europei devono credere ai valori dell’Occidente, ossia democrazia politica ed economia di mercato. In Italia, però, i due attuali schieramenti politici hanno altri riferimenti internazionali. Io ho molto rispetto per il romanticismo, la poesia e l’ingenuità. Ma da quando è nato l’uomo, si conta solo se si è forti militarmente, economicamente e nella capacità di innovare». 

Gli animi e i toni si sono accesi nella seconda metà del panel, dedicata alle prospettive unitarie dei cinque partiti – Pd, Italia Viva, Azione, +Europa, Partito Liberaldemocratico – rappresentati dagli ospiti. La posizione di Elena Bonetti è chiara e inamovibile: «La difesa dell’Ucraina non è per noi un tema micro-identitario, ma un discrimine su come si deve fare politica. Combattere il bipopulismo è l’unica possibilità di sopravvivenza per il nostro Paese. Con i filoputiniani insediati nel campo largo non ci stiamo! Preferisco piuttosto la linea di Giorgia Meloni, che ha detto a Matteo Salvini – filoputiniano di destra – di restare al proprio posto. Meglio questo scenario rispetto a un governo in cui Giuseppe Conte è ministro degli Esteri e in cui Nicola Fratoianni detta la linea politica». 

Ivan Scalfarotto, invece, non vuole essere la «voce che grida nel deserto». Il senatore di Italia Viva ritiene «legittima la scelta di rimanere solo con quelli che la pensano come te». Tuttavia, pensa che «la vera sfida sia quella di governare il Paese. Dobbiamo offrire un’immagine più unita di noi, e lo dico da ex uomo di governo. Siamo cinque persone con bellissime idee che hanno un peso politico equivalente allo zero. Nella prossima legislatura a me piacerebbe poter rappresentare – dentro un governo progressista senza i Vannacci e senza nostalgie fasciste – una presenza riformista forte». 

Luigi Marattin ha detto che la tesi di Scalfarotto sarebbe accettabile «se le due attuali coalizioni avessero delle aree populiste ininfluenti. La realtà, però, è che i populisti di destra e di sinistra hanno preso il timone dei due schieramenti. Forza Italia cosa ha ottenuto da questa Manovra? Tasse sulle banche e sulle case, contrariamente alle loro richieste. Il timone politico-culturale dei due schieramenti è in mano ai populisti. Io con Carlo Calenda voglio andare alle elezioni, ma abbiamo sfumature diverse su alcuni temi: automotive, questione israelo-palestinese, sanità. Ma è normale che ci siano delle sfumature e delle differenze. Ribadisco però che con i filo-Hamas e i filo-Putin non vogliamo stare. È necessario presentarsi agli italiani con la stessa visione liberal-democratica».  

La priorità di Della Vedova è evitare il secondo mandato di Giorgia Meloni, paragonato al ritorno di Trump alla Casa Bianca: «Vorrei creare le condizioni per allearmi col campo largo. Non dobbiamo fossilizzarci sui micro-temi, altrimenti non riusciremo mai a ingaggiare il Partito democratico per costruire un’alternativa vincente».

Anche per Giorgio Gori, in conclusione, è fondamentale che «Meloni non vinca le elezioni del 2027, ma è un obiettivo che richiede dei compromessi. Non credo che stare lì in mezzo a combattere i bipopulisti aiuti in quest’ottica. Penso sia importante lavorare dentro il Pd, perché è nel Pd che si gioca la prima partita: quella del baricentro della forza trainante della coalizione. Io, da parte mia, garantisco l’assenza di compromessi al ribasso su temi come l’Ucraina». 

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