No speechLa libertà di parola secondo la destra di Meloni e Salvini

Tra propaganda antiscientifica, campagne paranoiche e teorie cospirative importate dagli Stati Uniti e dall’Europa orientale, la destra italiana costruisce un terreno politico dove l’odio diventa infrastruttura del consenso

LaPresse

Questo è un articolo de Linkiesta Magazine 03/25 – Senza alternativa. Si può acquistare qui.

Ancora a maggio, in nome della libertà di espressione, il governo Meloni difendeva persino il raduno dell’estrema destra europea sulla «remigrazione», bandito da mezza Europa e tenuto a Gallarate, con la partecipazione straordinaria, via video-messaggio, del vicesegretario leghista Roberto Vannacci. E lo faceva con l’argomento, parola del ministro dell’interno Matteo Piantedosi, che «in democrazia non bisogna avere paura di nulla, neanche di idee che possano apparire molto forti, molto controverse, molto discutibili». La teoria della «remigrazione», per capirci, prevede di espellere persino gli immigrati che abbiano regolarmente ottenuto la cittadinanza, compresi i loro figli nati e cresciuti nel Paese. In poche parole, si tratta di decidere da un giorno all’altro che un’intera categoria di cittadini, selezionata su base etnica, può essere privata di ogni diritto. Ricorda qualcosa?

In compenso, meno di quattro mesi dopo, all’indomani dell’assassinio dell’attivista repubblicano Charlie Kirk negli Stati Uniti, la maggioranza si accodava alla destra trumpiana nel denunciare il clima di tensione che sarebbe stato alimentato dal linguaggio violento e dalla continua demonizzazione dell’avversario utilizzati dalle opposizioni. Lega e Fratelli d’Italia facevano addirittura a gara nello scimmiottare la campagna americana contro i cosiddetti discorsi d’odio («hate speech»), fino al giorno prima considerati un’invenzione della sinistra per limitare la libertà di espressione («free speech»).

La svolta non avrebbe potuto essere più radicale. A ben vedere, l’unica differenza tra il modello importato nella politica italiana dal Movimento Cinque Stelle e l’esattissima replica prodotta subito dopo dalla Lega e poi da Fratelli d’Italia sta tutta lì: che almeno il populismo grillino, comprendendo nella definizione anche la galassia di giornalisti, volti televisivi, opinionisti e cabarettisti di complemento, non ha mai cambiato posizione sulla questione fondamentale su cui ha costruito le sue fortune, vale a dire la legittimazione e lo sfruttamento dell’insulto e dell’odio, come principale strumento di conquista del consenso, come si confà a un partito nato da un’iniziativa chiamata «Vaffa Day».

Gran parte del movimento, e a maggior ragione dei giornalisti di area, ha sempre mantenuto, se non per coerenza almeno per consapevolezza del proprio interesse, una linea fermissima contro qualsiasi idea di politicamente corretto, contro qualunque tentativo di mettere un freno alla diffusione dei discorsi d’odio, della disinformazione, delle fake news, irridendo ogni sforzo in tal senso come una ridicola presa in giro, come un’idiozia buonista nel migliore dei casi, un attentato alla libertà di espressione nel peggiore.

Nulla di sorprendente da parte di chi ha introdotto nella politica e nel dibattito pubblico italiano tutta la peggiore paccottiglia antiscientifica, antipolitica e antieuropea, no vax e no euro, quasi dieci anni prima della Brexit e di Donald Trump, alimentando ogni genere di cospirazionismo: dal complotto delle case farmaceutiche a quello dei banchieri, dalla setta degli illuminati a quella dei vaccinati, fino alle deliranti teorie paranaziste su un complotto delle élite «immigrazioniste» per la «sostituzione etnica» dei popoli europei.

È il copione seguito passo passo da Matteo Salvini prima e da Giorgia Meloni poi, anche nella capacità di capire quando era il momento di lasciar riposare alcuni cavalli di battaglia, come nel caso della stessa teoria della «sostituzione etnica» (rilanciata e rinnegata a giorni alterni), o del referendum sull’uscita dall’euro e persino dall’Unione Europea, in linea con una presunta evoluzione comune a tutti i partiti dell’estrema destra europea, ciascuno ovviamente con i suoi tempi e i suoi modi.

Alla radice, si tratta di un copione elaborato nell’Ungheria di Viktor Orbán, cui si deve ad esempio l’invenzione di tutte le più fortunate teorie del complotto contro George Soros, e soprattutto, ovviamente, nella Russia di Vladimir Putin, Paese guida della democrazia illiberale. Un legame genetico ancora ben visibile nelle posizioni di tutta la galassia grillina sulla guerra in Ucraina, nei reportage dalla Russia di Alessandro Di Battista, e prima ancora nei rapporti del Movimento Cinque Stelle con il partito di Putin, Russia Unita, sin dalle origini non meno stretti di quelli allacciati dalla Lega.

La traduzione italiana più inquietante della campagna ungherese contro Soros si deve però a Fratelli d’Italia, che nel 2019 metteva sui manifesti il volto del finanziere ebreo, colpevole di aver fatto una donazione a Più Europa, con la scritta «Tenetevi i soldi degli usurai, la nostra forza è il popolo italiano». Del resto, la stessa vergognosa campagna su Bibbiano, anch’essa portata avanti da tutta la destra nazionalpopulista italiana, dal Movimento Cinque Stelle a CasaPound, passando per Lega e Fratelli d’Italia, non era altro che la traduzione italiana della teoria pizzagate inventata dalla galassia trumpiana nella campagna presidenziale del 2016: una delirante teoria secondo cui i vertici del Partito Democratico, a partire ovviamente dalla candidata alla Casa Bianca Hillary Clinton, sarebbero stati parte di una potentissima setta pedosatanista, il cui quartier generale segreto si sarebbe trovato nella pizzeria Comet Ping Pong di Washington.

La risposta dell’amministrazione Trump all’omicidio di Kirk, a settembre, ha impresso però una svolta sconcertante alla sceneggiatura, fin qui piuttosto prevedibile. Dopo avere fatto campagna in difesa di tutti i peggiori gruppi xenofobi, neofascisti e neonazisti d’America e d’Europa in nome della libertà di espressione, dopo avere fatto della lotta contro il politicamente corretto e la cancel culture la prima bandiera della propria guerra culturale (non per niente la primissima mossa del maggiore sostenitore di Trump nella campagna elettorale, Elon Musk, è stata acquistare Twitter, a condizioni economicamente insensate), dopo avere utilizzato questi stessi argomenti per attaccare l’Unione Europea, come ha fatto J. D. Vance nel suo inquietante e surreale discorso alla conferenza di Monaco, la destra americana ha deciso che si poteva fare un’eccezione alla regola, e che gli unici discorsi d’odio da punire immediatamente con la cancellazione, il licenziamento e persino l’arresto, con l’accusa di terrorismo, erano quelli della sinistra e dei movimenti antifascisti.

In altre parole, dopo avere utilizzato la battaglia in difesa della libertà di espressione per legittimare e diffondere le parole d’ordine dei peggiori gruppi neofascisti, la stessa destra americana, con il fondamentale aiuto, anche tecnico, degli oligarchi delle piattaforme digitali, ha usato il caso Kirk per mettere al bando gli antifascisti e per colpire e intimidire, più in generale, qualunque forma di dissenso, secondo il classico schema seguito dai nazisti dopo l’incendio del Reichstag.

Quello che però dovrebbe preoccupare noi è che questa campagna non solo non ha suscitato nella destra italiana la minima critica, ma è stata al contrario fatta propria e rilanciata tanto dalla Lega quanto da Fratelli d’Italia, in forme non si sa se più inquietanti o ridicole, considerato il fatto che nessuno dei partecipanti alla campagna, fino al giorno prima dell’omicidio, e in qualche caso forse anche dopo, aveva evidentemente la benché minima idea di chi fosse, quel Charlie Kirk di cui mettevano l’effigie sulle magliette e sulle bandiere. Visto quello che sta facendo Trump alla democrazia americana, ancora una volta sulla linea tracciata da Orbán e Putin, e quanto fin qui la destra populista italiana ne abbia seguito passo passo i precetti, c’è davvero poco da stare tranquilli.

Questo è un articolo de Linkiesta Magazine 03/25 – Senza alternativa. Si può acquistare qui.

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