Pulsioni illiberaliAncora una riflessione sull’atroce dilemma del garantista

Della Vedova invita i liberali a esserci, distinguersi e rassicurare i propri elettori. È un argomento solido, ma ignora la logica spietata del bipolarismo: in un campo di gioco inclinato, la palla rotola sempre dalla stessa parte, anche quando si calcia in buona fede

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Benedetto Della Vedova interviene sul tema del referendum sulla giustizia, replicando a quanto avevo scritto qui a proposito della strana amnesia dei liberaldemocratici riguardo alla legge elettorale. Nella conclusione del mio articolo, infatti, per dimostrare quanto la logica del bipolarismo sia difficile da superare semplicemente con le buone intenzioni, facevo l’esempio del referendum sulla separazione delle carriere, su cui io personalmente sarei propenso a votare Sì, ma quasi certamente non lo farò, per i rischi di una deriva ungherese (o trumpiana) che questo governo manifesta da tempo in mille modi, sulla giustizia e non solo.

Della Vedova, pur condividendo le premesse del ragionamento, ne contesta la conclusione, osservando tra l’altro che «per battere Meloni nelle urne occorre un’alleanza per l’alternativa di cui i liberal-democratici, i riformatori, i riformisti e gli europeisti siano co-protagonisti con le loro bandiere distintive e riconoscibili dai “loro” elettori, che devono sentirsi rassicurati sul fatto che l’alleanza non sia egemonizzata e perimetrata dalle componenti più intransigenti e populiste, anche a partire dal tema giustizia».

È un buon argomento, ma io temo sia molto difficile, proprio per la summenzionata logica del sistema, che una vittoria del Sì possa risolversi in altro che in una vittoria di Meloni, che suonerebbe anche come una consacrazione e un via libera, con tutti i rischi segnalati dallo stesso Della Vedova, per la prossima legislatura, con un efficace parallelo tra il secondo mandato di Trump e l’eventuale secondo mandato di Meloni.

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