Sovrani e lacchèIl premio di Infantino a Trump, e l’ennesimo inchino al re di Washington

Durante i sorteggi dei gironi dei prossimi Mondiali verrà assegnato un riconoscimento per la pace: dovrebbe vincerlo il presidente degli Stati Uniti, che non ha ancora digerito la mancata vittoria del Nobel

AP/Lapresse

Donald Trump avrà il premio per la pace che tanto desidera. Non il Premio Nobel riconosciuto dal noto comitato norvegese, ma uno più kitsch, che forse gli si addice di più. È il premio che ha inventato il presidente della Fifa Gianni Infantino per mostrare la sua fedeltà al presidente degli Stati Uniti. Il nome del vincitore verrà svelato solo oggi pomeriggio, ma il sospetto che il premio sia destinato a Trump è molto fondato e ha già alimentato diverse critiche.

È il giorno dei sorteggi per i prossimi Mondiali. Oggi a Washington DC ci sarà l’evento che rivelerà i gironi della prossima fase finale, in programma tra giugno e luglio 2026 negli Stati Uniti, in Messico e in Canada. Durante l’evento, la Fifa consegnerà la prima edizione del premio “Fifa Peace Prize – Football Unites the World”. Sarà un premio annuale, che andrà a persone che hanno «contribuito a unire le persone di tutto il mondo nella pace e che di conseguenza meritano un riconoscimento speciale e unico», scrive la Fifa nei suoi documenti ufficiali. E quale persona migliore di Donald Trump? Dopotutto, si vanta di aver fatto finire otto guerre – nessuno sa quali – e giura di mettere fine anche all’invasione russa dell’Ucraina. Quindi Trump avrà il suo premio e Infantino può reiterare la sua operazione di magnificenza dell’amministrazione più pazza del mondo.

A inizio settimana The Athletic ha fatto sapere che il premio è stato accolto con grande sorpresa anche all’interno dello stesso Consiglio Fifa, cioè l’assemblea composta da trentasette membri – di cui Infantino è presidente – più otto vicepresidenti e altri ventotto membri delle associazioni affiliate. Nessuno di loro è stato consultato o coinvolto nella creazione del premio. L’argomento non è nemmeno mai stato tra i punti all’ordine del giorno nelle varie discussioni del Consiglio. E nessuno sa quali siano i criteri di selezione per la scelta del vincitore. È una sorpresa di Infantino, e sembra pensata solo per premiare Trump.

Il codice etico della Fifa avrebbe regole rigide sulla neutralità politica dell’organo di governo del calcio mondiale. Eppure Infantino non fa nulla per nascondere la sua amicizia – o in qualunque modo si possa definire la loro relazione: Trump spesso gli storpia il nome chiamandolo “Johnny” – con il presidente degli Stati Uniti.

A novembre 2024, Infantino era stato tra i primi a congratularsi pubblicamente con Trump per la sua rielezione. Poi lo scorso 20 gennaio ha partecipato alla cerimonia insediamento a Washington. Mentre l’evento per il sorteggio del Mondiale per Club del 2025 era stato aperto da Ivanka Trump e suo figlio Theodore. Ma Infantino non ha coltivato relazioni simili con altri politici, nemmeno quelli coinvolti nell’organizzazione dei Mondiali. Per capirci, non c’è traccia di rapporti amichevoli con Mark Carney e Claudia Sheinbaum, i leader di Canada e Messico, gli altri due co-organizzatori dei Mondiali.

L’ammirazione di Infantino è merce rara e va conquistata. Un requisito necessario sembrerebbe quello di essere un dittatore, o comportarsi come tale. Basta dare uno sguardo al suo profilo Instagram: Infantino stringe le mani del presidente del Rwanda Paul Kagame, del principe ereditario saudita Mohammed bin-Salman, dello sceicco qatariota Tamim bin Hamad Al Thani e del presidente di El Salvador Nayib Bukele (uno che su Twitter si autodefinisce «il dittatore più cool del mondo»). Sempre con il sorriso stampato in faccia. Ecco perché il presidente della Fifa porta in palmo di mano Donald Trump, che se potesse si incoronerebbe re degli Stati Uniti.

Ci sono anche motivi più venali per questa adulazione smodata. La Fifa ha organizzato negli Stati Uniti anche la Coppa del Mondo per Club della scorsa estate, un torneo da un miliardo di dollari. A luglio, ha anche aperto un nuovo ufficio Fifa nella Trump Tower di New York: il calcio mondiale è diventato inquilino di una società di proprietà dell’attuale presidente degli Stati Uniti. E la prossima estate, i Mondiali saranno, per la Fifa, la più grande fonte guadagno della sua storia: per un’organizzazione che si regge sulla capacità di arricchire il numero più ampio possibile di federazioni nazionali, il rapporto di amicizia tra Infantino e Trump è diventato un imperativo.

«Sarà il più grande evento sportivo della storia», aveva detto Trump la scorsa estate, lanciando il conto alla rovescia per i Mondiali dal suo Studio Ovale. Quando gli hanno chiesto se l’aumento delle tensioni internazionali causate dalle sue politiche aggressive potesse influenzare il torneo ha risposto: «Penso che renderà tutto più emozionante. La tensione è una cosa positiva». Non è proprio così, la tensione crea incertezza economica e blocca gli sponsor, azzera la pubblicità, spaventa turisti e tifosi. Infantino lo sa bene, ma non ha voglia di contraddire Trump. Anzi, gli permette qualsiasi cosa. Anche la sede del sorteggio di oggi pare sia stata decisa dal presidente degli Stati Uniti. La Fifa inizialmente voleva organizzarlo a Las Vegas, come aveva già fatto nel 1993, prima dei Mondiali del 1994. Poi dalla Casa Bianca hanno indicato il Kennedy Center di Washington – forse il più prestigioso centro culturale della nazione – e i piani sono cambiati.

Trump ormai porta Infantino al guinzaglio. L’ha voluto con sé anche al vertice di Sharm el-Sheikh in Egitto, lo scorso ottobre. C’erano i presidenti di molte potenze mondiali, dal turco Recep Tayyip Erdoğan al britannico Keir Starmer, poi il cancelliere tedesco Friedrich Merz con il presidente francese Emmanuel Macron e l’indonesiano Prabowo Subianto. C’era anche la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni. Ma Infantino doveva mostrare al mondo «quello che il calcio può fare nella ricostruzione di Gaza», secondo Trump.

«Per un uomo che insiste continuamente sul fatto che il calcio non possa risolvere i problemi politici del mondo, Infantino sembra trascorrere molto tempo con i politici», ha scritto Jonathan Liew sul Guardian.

Infantino sembra aver capito come parlare con i dittatori e i leader autoritari di tutto il mondo. È bravissimo a solleticare i loro istinti più bassi, senza vergogna. Con Trump si era già fatto notare nel 2018, quando a favore di telecamera gli regalò due cartellini, uno giallo e uno rosso: «Questi ti serviranno con loro», disse indicando il gruppo di giornalisti. E di nuovo la scorsa estate Infantino ha concesso a Trump un lusso che spetta a pochi: toccare il trofeo dei Mondiali. Trump ha armeggiato un po’ la coppa ideata e disegnata dall’orafo milanese Silvio Gazzaniga, l’ha definita «un bellissimo pezzo d’oro» e ha chiesto di tenerla per un po’ sulla sua scrivania. Presto nello Studio Ovale ci sarà un altro premio Fifa, quello per la pace. Un premio esclusivo, per ora, pensato da Gianni Infantino per Donald Trump. L’ennesimo inchino di un cortigiano a un re autoproclamato.

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