Quest’anno Linkiesta ha deciso di premiare come donna europea dell’anno una leader silenziosa, che non guida governi e non compare nelle classifiche sui politici più influenti. È una giurista ucraina che da anni combatte una guerra altrettanto importante, quella della memoria. Una guerra fatta di parole, di documenti, di prove raccolte pazientemente e ripetute ancora, ancora e ancora, finché il mondo non imparerà che cosa è davvero l’invasione russa affinché non venga archiviata come un incidente della storia. La nostra redazione ha scelto Oleksandra Matviichuk per illuminare ancora una volta un paese che nella sua ora più buia, quella della negoziazione tra le grandi potenze, rischia di vedersi togliere dalla diplomazia ciò che non ha ceduto sul campo.
Il lavoro di Matviichuk, soprattutto quest’anno, è stato quello di spiegare che dopo quasi quattro anni di guerra l’unica soluzione possibile non è una pace qualsiasi, ma una pace giusta. «Non è un lusso retorico: è la posta in gioco del nostro tempo. E chi in Europa oggi si illude di poter “normalizzare” Putin, o di comprare stabilità a prezzo di territori e diritti umani, deve assumersi la responsabilità di un futuro che non sarà fatto di pace, ma di resa», ha detto alla prima Conferenza europea di Ventotene per la libertà e la democrazia. Un messaggio che va preservato e valorizzato. Perché nei prossimi mesi sarà più facile archiviarlo che ascoltarlo.
Matviichuk dirige il Center for Civil Liberties, organizzazione ucraina per i diritti umani fondata nel 2007 e insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2022. Quest’anno ha coordinato la documentazione di oltre 70.000 episodi di presunti crimini di guerra, aggiornando e integrando i dossier già trasmessi alla Corte penale internazionale, alle procure di diversi Stati europei e ai meccanismi ONU di indagine.
Dall’inizio dell’invasione russa, il Center for Civil Liberties coordina una rete di avvocati e ricercatori che raccolgono prove utilizzabili in procedimenti giudiziari. Nel corso del 2025 questa rete è stata estesa alle regioni di Kharkiv, Zaporizhzhia e Kherson liberate, con missioni di raccolta testimonianze immediatamente successive al ritiro delle forze russe. Matviichuk ha ascoltato centinaia di sopravvissuti alle prigioni russe e ne ha riportato le testimonianze senza smussarle. A volte basta solo la verità.
Una parte rilevante del lavoro di Matviichuk si è concentrata sui bambini ucraini deportati dai territori occupati. Nel corso del 2025 il Center for Civil Liberties ha raccolto e verificato casi di minori trasferiti forzatamente in Russia o in aree sotto controllo russo, spesso separati dalle famiglie e inseriti in programmi di affido o rieducazione. La documentazione ha riguardato modalità di trasferimento, cambi di identità, ostacoli al rimpatrio e responsabilità delle autorità coinvolte. Matviichuk ha portato questi dati in sedi istituzionali europee e internazionali: il Parlamento britannico, il Parlamento europeo, la Conferenza sulla Ripresa dell’Ucraina a Roma.
Tutto il mondo deve sapere cosa sta accadendo in Ucraina. «I gulag sovietici non furono mai processati, mentre i nazisti venivano condannati a Norimberga. Da allora la Russia ha ripetuto i suoi crimini ovunque: Cecenia, Georgia, Siria, Libia. Ogni volta senza pagare il prezzo. L’impunità ha generato l’idea che tutto sia permesso. Per questo il nostro compito non è soltanto salvare l’Ucraina. È spezzare il ciclo dell’impunità», ha detto. Non potremmo essere più d’accordo di così.
Il premio “Donna europea dell’anno è il riconoscimento annuale di Linkiesta per figure femminili che incarnano valori europei e si distinguono nel panorama politico, sociale e culturale del continente.
Le vincitrici delle scorse edizioni
2024: Salomé Zourabichvili, presidente della Georgia, per il suo coraggio nel denunciare i brogli elettorali e difendere la democrazia.
2023: Victoria Amelina, scrittrice ucraina, per essere diventata un simbolo di resistenza e martire dell’Europa, come raccontato dal suo lavoro e dalla sua tragica fine.
2022: Roberta Metsola (Presidente del Parlamento Europeo), Sanna Marin (ex Primo Ministro finlandese) e Kaja Kallas (Primo Ministro estone).
2021: Margrethe Vestager, Commissaria Europea alla Concorrenza per il suo impegno nel regolare lo strapotere delle big tech
2020: Le donne polacche e bielorusse che hanno guidato le proteste per i diritti civili e la democrazia, tra cui Sviatlana Tsikhanouskaya, Maria Kolesnikova, Veronika Tsepkalo, Marta Lempart e Klementyna Suchanow