Tu vuoi far l’italiano Ovunque spopolano i cocktail bar di stampo nazionale

Dall’espresso di prima mattina al rituale dell’aperitivo, tutto il mondo sembra essere nostalgico dei nostri anni Settanta

Bar Leone, foto di Chiara Buzzi

Abbiamo vissuto anni, se non decenni, a gioire per il successo del made in Italy all’estero. Non solo la gloria del prodotto italiano esportato, ma quel tentativo estremo – e talvolta puramente folkloristico – che prova a far rivivere l’atmosfera tricolore in tutto e per tutto. Anche se le storpiature e le brutte copie in questo senso continuano a proliferare, ci sono molte dimensioni capaci di raccontare il nostro Paese in modo esemplare. Luoghi in cui le riproduzioni di un salotto, di una cucina, di un’accoglienza, sono degne delle migliori locande a conduzione famigliare o dei grandi ristoranti nati negli anni Ottanta e ancora oggi operativi.

Questo fenomeno, che ha sempre interessato bene o male esclusivamente il comparto ristorazione, è finalmente arrivato al settore miscelazione. Con il dovuto sfasamento temporale, stiamo assistendo alla diffusione sempre più comune di un modello italiano di bar diurno e serale capace di teletrasportarti in pochi attimi nel cuore di una delle principali città dello stivale. Roma, con maggiore facilità di imitazione, seguono Firenze e Venezia pressoché a pari merito, e poi il grande Sud, senza distinzioni di sorta.

Non stiamo parlando della reiterata tovaglia a quadretti o del piatto di Grottaglie con il vino rosso da tavola, bensì di una serie di dettagli architettonici, d’arredo, visivi e stilistici, che occorre conoscere oltre che saper armonizzare con gusto. Pensiamo alle divise dei camerieri, al fantastico mondo delle insegne, alle luci da interno, ai mobili di modernariato anni Sessanta e Settanta, alle magliette dei calciatori appese, ai calciobalilla lasciati a disposizione dei clienti, ai vecchi registratori di cassa, ai corni anti sfiga, ai rosari e ai vecchi calendari. Per noi Italiani si tratta di rappresentazioni in qualche modo tautologiche e quasi raffiguranti un set cinematografico. Per chi li vive con una cultura differente dalla nostra, sono un concentrato di italianità da assaporare in modo totalizzante.

Pensiamo a quello che da pochi mesi è stato nominato il miglior bar al mondo secondo la 50Best Bars, Bar Leone ad Hong Kong. Il premio – in questo caso ma come spesso accade – non va necessariamente a una proposta cocktail che si posiziona una spanna sopra gli altri. La vittoria in questo caso è data dall’aver saputo ricreare alla perfezione un concept che, varcando la soglia, ti catapulta nel cuore di Campo de’ Fiori, tra una fotografia di Maradona, le bottiglie di Campari e il pavimento a mosaico. La musica ricorda la Dolce Vita, le focacce con la mortadella sono confortevoli e abbondanti, i cocktail raccontano l’aperitivo amaricante che ha segnato l’ora del Vermouth. Che cosa si può volere più di questo? Una macchina del caffè, forse. Che non a caso c’è, in un angolo del locale destinato al diurno, e leggermente più in disparte in apertura notturna. Bar Leone è il luogo che non risparmia crush a nessuno e che più di tutti, in questo momento storico, riesce ad essere evasione pure con garbo e classe, con qualità e cura dei propri clienti e della propria identità.

Prima di Bar Leone, quindi prima che Lorenzo Antinori conquistasse l’Asia esponendo una T da Sali e Tabacchi come insegna e spiegando che cosa significa “mortadella”, c’è stata New York. Dante, per anni in vetta alle classifiche e anch’esso nominato miglior bar al mondo nel 2019, è uno degli esempi più riusciti di all day bar and dining esistenti. Una delle preoccupazioni più comuni di chi investe in progetti ibridi proprio risiede nel saper rendere il modello efficiente e profittevole tanto il giorno quanto la notte.

L’originario Caffe Dante aprì le sue porte nel 1915 in Macdougal Street nel Greenwich Village, all’epoca era noto come South Village. Un’area abitata pressoché da italiani, immigrati, che si radunavano a orari diversi nel corso della giornata davanti a un espresso e una sigaretta. La prima trasformazione avviene nel 1971, con l’acquisto dello spazio da parte di Mario Flotta, il quale trasformò l’indirizzo in un luogo di ritrovo per attori e star del cinema. Nel 2015, Linden Pride e sua moglie Nathalie Hudson, acquistano Dante per trasformarlo in un locale italiano ma più elegante, più attuale e con una proposta di ristorazione ampliata. Largo ai cocktail iconici italiani tra cui Negroni e Spritz, presenti con diverse variazioni sul tema, oltre ovviamente ai cocktail Martini, Americano e Cardinale. Ça va sans dire, la proposta gastronomica cavalca i grandi must della cucina mediterranea, a base di latticini, Parmigiano, focacce e panini, taglieri con affettati, salumi e sott’oli.

In scala infinitamente più piccola, ma con un modello pensato per essere quasi ripetibile è Bar Termini. Inaugurato all’incirca nel 2014 a Londra, questo bar/caffetteria dagli interni in stile italiano anni Cinquanta è stato a lungo uno degli indirizzi più richiesti dagli amanti del bere miscelato. Per i primi anni di attività, in cui entrò anche nella classifica dei bar migliori al mondo, non c’era giorno in cui non ci fosse la fila all’esterno. Il fondatore, Tony Conigliaro – guru della miscelazione moderna, ormai uscito di scena –, e il suo socio Marco Arrigo lo concepirono pensando a un luogo capace di combinare l’atmosfera della vecchia Soho e quella di un’Italia nostalgica. Un luogo dove un espresso e un Negroni potessero essere fatti con criterio – cosa insolita per la zona – e gustati in un’atmosfera intima e quieta. I soli venticinque coperti preservano esattamente questo schema, garantendo a ogni ora del giorno una parentesi di tranquillità dal trambusto dal quartiere che pulsa. Il menu prevede una selezione molto ristretta e verticale sull’aperitivo, di cocktail pre-miscelati e diluiti, serviti in piccole porzioni e direttamente al tavolo. Di accompagnamento, i sempre validi prosciutto crudo, formaggi misti e pane carasau con pomodoro e burrata.

Tornando dall’altra parte dell’Oceano, nel quartiere di Roma Norte, cuore pulsante della vita notturna di Città del Messico, troviamo un altro bar di ispirazione italiana. Bar Mauro, il nome non lascia scampo, nasce dalla volontà dei fratelli Ricardo e Eduardo Nava, originari di Orizaba, una cittadina di piccole dimensioni nello stato di Veracruz. Dopo aver vissuto e lavorato tra Londra, Milano, Roma e altre città europee, i due hanno capito quanto l’aperitivo non fosse solo una tradizione italiana ma un vero e proprio rituale, un appuntamento che ha generato un modo di bere e un’attitudine alla socialità con sfumature distinte e riconoscibili nel mondo. Bar Mauro è nato proprio su questo impulso, un cocktail bar che celebra la liquoristica italiana, le ricette più rappresentative della nostra tradizione a base vermouth, bitter e amari guardando ovviamente anche al resto del mondo. Il design si ispira all’architettura milanese degli anni Settanta, fondendo il fascino di un ambiente retrò con una gestione vivace e dinamica dell’ospite.

Anche in Australia, dove il gruppo Maybe Sammy ha dato avvio a una cultura del bar come luogo di spettacolo, divertimento, intrattenimento e sì, anche di ottime bevute, gli italiani sono sempre stati una comunità forte e piena di identità. Non è un caso che Stefano Catino e i suoi soci, dopo anni di consecutivi successi, hanno da poco inaugurato Bar Allora. Un bistrot in stile Italia anni Ottanta, con un banco alto e massiccio e un’elegante macchina Marzocco in prima linea. Aperto tutto il giorno per uno spuntino, una pausa pranzo, un’ampia scelta di caffetteria e ovviamente una proposta cocktail che strizza l’occhio al momento preferito di noi tutti, l’aperitivo. Divertente la scelta di ready to drinkanalcolici o a bassa gradazione come Crodino, Sanbittèr e Campari Soda.

Questi sono solo alcuni degli indirizzi più noti che si fanno portavoce della nostra cultura in giro per il mondo. Funzionano? Tutti, moltissimo, specialmente con un pubblico straniero e che vive di un ricordo di un viaggio o di un’aspettativa di un racconto. Se vi sentirete mai nostalgici di casa in una di queste città, segnatevi questi indirizzi per respirare un po’ di aria familiare e bere un aperitivo a regola d’arte.

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