Barbatrucchi artificialiMamma, ci siamo persi la verità e la situazione può ancora peggiorare

In “La scomparsa della verità”, Steven Brill ci guida alle radici dell'età della disinformazione tra “buoni samaritani” fake e social media manipolatori

Mika Baumeister/Unsplash

La situazione sta per peggiorare. Le intelligenze artificiali generative offrono a chi desidera diffondere disinformazione o informazioni distorte strumenti più potenti per realizzare falsi siti o post sui social media assai più convincenti, e sono molto più precisi nell’individuare le proprie vittime.

L’inganno non è un’arma usata esclusivamente dalla destra. Come vedremo, anche i progressisti hanno perfezionato la capacità di minare fatti e verità. Negli Stati Uniti, i comitati che raccolgono fondi per i candidati di sinistra hanno finanziato in segreto siti che si spacciavano per start-up giornalistiche indipendenti. I loro creatori sostengono con innocenza di averli fondati per riempire il «deserto di notizie» causato dal declino delle testate locali. Tuttavia, pubblicano su siti e social media articoli che supportano i candidati democratici negli swing states e al contempo ne screditano gli avversari. E, grazie all’intelligenza artificiale generativa, sono in possesso di una nuova arma che ne amplifica la portata: i siti programmati dai bot con cui presentare versioni alternative della verità. Si tratta di un’ulteriore modalità, particolarmente insidiosa, per minare la fiducia nelle istituzioni, in questo caso le testate giornalistiche locali, per molti anni considerate il mezzo d’informazione più affidabile.

Anche l’avidità gioca un ruolo cruciale, dato che ha spinto i social a sviluppare prodotti che non mettono al primo posto la sicurezza e la società civile; le piattaforme approfittano di una relativa immunità garantita da leggi scritte agli esordi di Internet, prima della loro nascita e prima che i danni da loro causati diventassero evidenti. Il denaro ha inoltre distorto il processo decisionale politico a favore dei ricchi, privando di ulteriori diritti e alienando ancora di più chi ricco non è, rendendolo così una preda sempre più facile per complottisti e demagoghi.

Quest’alienazione crescente è un tema fondamentale. Il fenomeno non dipende soltanto da persone “cattive”: la scomparsa della verità – e quindi della fiducia – ha fatto sì che predatori o persone a loro volta fuorviate spingessero moltissimi individui “normali” ad assumere comportamenti sbagliati. Ed è un fenomeno legato ai nuovi strumenti che la tecnologia ha fornito a questi soggetti per diffondere lo scetticismo.

Questo mix di fattori che ha portato tantissime persone a comportarsi in modo sempre più estraneo alle norme sociali delle comunità diventa sempre più tossico. Viviamo in un mondo in cui cittadini che un tempo rispettavano la legge hanno assaltato il Campidoglio di Washington per rovesciare l’esito di un’elezione che ritenevano truccata, o hanno aggredito i tecnici che stavano installando reti 5G a Londra per evitare – così era stato detto loro – la diffusione del Covid.

I fatti vengono manipolati così spesso e diffusi attraverso piattaforme mediatiche online così potenti che nessuno sa più a chi o cosa credere. Forse la pasta prodotta da quel marchio rispettabile è davvero contaminata dagli insetti. Quella signora simpatica su TikTok sembrava ben informata. Gli aiuti all’Ucraina potrebbero effettivamente essere un piano architettato dalla “famiglia criminale” di Biden. Chi lo sa… Di sicuro negli ultimi tempi ho letto e sentito un sacco di cose su Biden e suo figlio. Il famoso sito in cui un tizio in camice bianco sostiene che gli oncologi truffano i malati di cancro, che invece dovrebbero comprare i prodotti a base di argento colloidale venduti proprio da quel sito, dice cose sensate. Vale la pena provarci. E poi non capisco mai una parola di quello che dice il mio medico, per non parlare delle sue ricette e delle sue parcelle.

Una convivenza serena e fruttuosa si fonda sulla fiducia. Un numero sufficiente di persone devono credere agli stessi fatti e devono fidarsi le une delle altre, se vogliamo che le società prendano decisioni basandosi su tali fatti. Ciò significa che queste persone devono fidarsi dei propri leader e delle istituzioni responsabili di tali fatti, ritenere che essi dicano la verità, e non una sua versione riveduta e corretta: aziende, assemblee legislative, agenzie governative, tribunali, medici, insegnanti, leader religiosi, scienziati esperti di questioni climatiche e i media che sostengono di fornire informazioni e notizie affidabili. Se la nostra fiducia è scarsa o nulla perché non siamo in grado di distinguere le menzogne dai fatti, crolla tutto. Non possiamo avere una democrazia e, in ultima analisi, non possiamo aspettarci di vivere in una società civile. Se però riusciremo a capire com’è stata smantellata la verità, potremo anche ricostituirla.

Tratto da “La scomparsa della verità”, Steven Brill, Neri Pozza, pp. 352, 30 euro

 

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