Il Consiglio europeo ha trovato un accordo per continuare a sostenere finanziariamente l’Ucraina, ma ha rinunciato al gesto politico più ambizioso. Dopo una notte di negoziati durata oltre quindici ore a Bruxelles, i leader dei Ventisette hanno concordato un prestito da 90 miliardi di euro per il biennio 2026 2027, garantito dal bilancio comune e finanziato attraverso debito europeo. È una decisione che assicura a Kyjiv una boccata d’ossigeno vitale, evitando il rischio concreto di un collasso finanziario già dalla prossima primavera, ma che segna anche il fallimento, almeno per ora, del piano più simbolico e controverso: usare direttamente i beni statali russi congelati in Europa per sostenere la difesa ucraina.
L’Unione europea ha scelto quindi la via più sicura dal punto di vista legale e politico. L’accordo prevede che l’Unione raccolga 90 miliardi sui mercati dei capitali, con una cooperazione rafforzata che coinvolge 24 Stati membri, mentre Cechia, Ungheria e Slovacchia resteranno formalmente fuori dalle garanzie finanziarie.
Il prestito servirà a coprire gran parte del fabbisogno stimato di Kyjiv per i prossimi due anni. Secondo le stime della Commissione, senza nuovi fondi l’Ucraina rischierebbe di esaurire la liquidità tra aprile e maggio 2026, con conseguenze dirette anche sulla produzione militare, inclusi i droni che sono diventati centrali nella difesa contro gli attacchi russi.
Nelle conclusioni ufficiali del Consiglio europeo, i leader hanno ribadito che l’Ucraina rimborserà il prestito solo dopo aver ricevuto le riparazioni russe e che l’Unione «si riserva il diritto di utilizzare» i beni immobilizzati per coprire il debito, nel pieno rispetto del diritto europeo e internazionale
La soluzione approvata non era quella preferita dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che nei negoziati hanno spinto fino all’ultimo per un prestito garantito dai circa 210 miliardi di euro di beni statali russi immobilizzati nell’Unione, una mossa che avrebbe avuto un forte valore politico e deterrente. Ma il piano si è arenato soprattutto sulla posizione del Belgio, dove è custodita la gran parte di quei fondi attraverso la società finanziaria Euroclear. Il primo ministro belga Bart De Wever ha chiesto garanzie illimitate contro eventuali ritorsioni legali o finanziarie russe, una richiesta giudicata inaccettabile da molti partner.
Alla fine ha prevalso il piano B, sostenuto da Belgio, Italia e Francia, e considerato fino a poche ore prima un’ipotesi di riserva. Emmanuel Macron lo ha definito «la soluzione più realistica e più pratica», rivendicando un ruolo centrale nel compromesso finale. Per il presidente francese, che ha anche ottenuto il rinvio dell’accordo commerciale con il Mercosur, il vertice di Bruxelles si è trasformato in una vittoria tattica su più fronti.
Il risultato è un compromesso che consente a tutti di rivendicare un successo. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha parlato di «una buona notizia per l’Ucraina e una cattiva notizia per la Russia», sottolineando che i beni russi resteranno congelati fino al pagamento delle riparazioni e che, se Mosca non dovesse farlo, l’Unione «utilizzerà, nel pieno rispetto del diritto internazionale, i beni russi immobilizzati per rimborsare il prestito». Ma il cancelliere tedesco non ha fissato tempi né modalità concrete per farlo.