Cosa c’entravano i bambiniLa cancellazione culturale ucraina che i giustificazionisti filoputiniani evitano di guardare in faccia

La sparizione dei minori e la demolizione dei simboli culturali mostrano che l’obiettivo non è il Donbas ma l’identità stessa dell’Ucraina. Eppure gli abituali ospiti filoputiniani continuano a essere trattati da interlocutori credibili, senza una sola domanda scomoda sui bambini deportati.

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«Abbiamo già attraversato numerosi momenti difficili, e ogni volta sembrava fosse il momento più critico», dice Olena Zelenska, moglie del presidente ucraino, in una lunga intervista a Libération, in cui parla della lotta per tenere viva la cultura del suo paese, con i russi che bombardano di proposito monumenti, biblioteche e teatri, e dello sforzo per riportare a casa i tanti bambini rapiti, una delle pagine più vergognose del conflitto, nonché quella più spesso rimossa dai tanti che straparlano delle ragioni di Putin.

E ai quali, in uno dei tanti talk show che non cessano mai di ospitarli, qualcuno dovrebbe chiedere prima o poi quale sarebbe il nesso tra l’allargamento della Nato, le condizioni dei russofoni in Donbas o qualsiasi altro pretesto ripetuto fin qui e il rapimento di migliaia di bambini ucraini, deportati in Russia e sottoposti a un vero e proprio lavaggio del cervello.

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