Passerella stampaCinque domande semplici che si potrebbero fare domani a Meloni

La conferenza con i giornalisti di fine anno, slittata a inizio 2026, è l’unico momento in cui la presidente del Consiglio deve rispondere senza filtri. Ucraina, Trump, riforme e futuro della legislatura sono questioni che non si eludono con gli slogan. A patto che qualcuno le ponga davvero

Lapresse

Domani Giorgia Meloni risponderà alle domande dei giornalisti. Vi è obbligata dalla consuetudine della tradizionale conferenza di fine anno che per la seconda volta si tiene a inizio anno. A lei questo appuntamento non piace molto. I giornalisti in generale non le stanno simpatici – lo disse candidamente a Donald Trump –, tende a etichettarli come avversari di sinistra appena fanno le domande più ficcanti, quelle che, come si dice a Roma, la fanno sbroccare.

L’anno scorso fu una conferenza stampa fluviale, punteggiata da momenti di nervosismo, ma che molti ricordano per una certa timidezza dei giornalisti, peraltro non aiutati dalla regola che impedisce loro la replica. La presidente del Consiglio affronta la conferenza in un contesto generale che lei dipingerà come molto positivo per il governo. Toccherà alle domande far emergere o meno la fondatezza di questo racconto. Perché i problemi non mancano. Ecco cinque domande semplici che si potrebbero porre alla premier.

1) Lei ha sottoscritto con gli altri leader europei una dichiarazione molto ferma sulle intenzioni di Donald Trump sulla Groenlandia. In tre giorni prima ha appoggiato il presidente americano sul Venezuela, poi non lo ha seguito sull’atto successivo appunto sulla Groenlandia. Non è un po’ ondivaga? Non è preoccupata dalla aggressività del presidente americano?

2) Lei ha detto più volte che l’Italia non manderà soldati per garantire la pace, quando sarà, in Ucraina. È l’unico grande Paese a chiamarsi fuori, eppure i soldati italiani sono presenti in molte missioni di pace. Se tutti facessero come l’Italia chi garantirebbe la pace?

3) L’Italia appoggia la causa ucraina, ma lei sembra sempre in passo indietro alla Coalizione dei Volenterosi. Lo fa perché teme di urtare Trump o di inimicarsi Salvini, o entrambe le cose?

4) Se gli elettori bocceranno la riforma Nordio, il governo andrà a casa?

5) È possibile che in autunno lei possa chiedere al presidente della Repubblica di sciogliere le Camere considerando la legislatura politicamente esaurita e chiedendo un nuovo mandato per altri cinque anni?.

Naturalmente ci sarebbero molte altre cose da chiedere a Meloni. Soprattutto sul reale stato dell’economia italiana che sarà in recessione una volta esaurita la spinta del Pnrr. O su un ordine pubblico che fa acqua da tutte le parti, malgrado la faccia feroce della destra italiana. O sui persistenti ritardi su sanità, istruzione, ricerca. C’è da sbizzarrirsi. Anche, se del caso, da polemizzare: civilmente, s’intende. Ma insomma la speranza è che non si faccia una passerella. È compito dei giornalisti, ma anche di una presidente del Consiglio che non ama il contraddittorio e che dunque ha un piccolo esame da superare.

X