Maidan digitaleL’italiano filorusso in viaggio per l’Ucraina, e la risposta degli ucraini via social

Su un autobus per il confine ucraino, un italiano ammiratore Putin litiga con gli altri passeggeri. La comunità ucraina su Threads fa rete, segue la vicenda e ne prevede l’epilogo: ingresso negato e divieto di accesso al Paese per tre anni. Un racconto minimo su guerra, identità e piattaforme

AP/Lapresse

Una donna ucraina è in viaggio in autobus dall’Italia all’Ucraina. Vorrebbe rilassarsi prima del rientro a casa. Approfitta di una sosta in autostrada per una rapida telefonata di lavoro. Indossa gli auricolari, parla italiano con la persona dall’altro capo del telefono. Accanto a lei una coppia origlia la conversazione e, appena termina la chiamata, inizia a chiacchierare con lei. La coppia è composta da un uomo italiano e da una donna ucraina, sua moglie. Lui indossa una vyshyvanka ricamata, la camicia tradizionale ucraina, e fa molte domande. In pochi scambi di battute il tono si inasprisce. L’uomo, cinquantatré anni, inizia a criticare l’Ucraina: «Un Paese pessimo». Attacca il presidente Volodymyr Zelensky e, quasi subito, passa all’elogio di Vladimir Putin, che descrive come un grande uomo e un grande statista.

A quel punto la donna gli fa notare che forse non è il caso che vada in Ucraina. La risposta è una frase secca, che taglia la conversazione: «Io sono per Putin, non per Zelensky». È lì che chiude la fotocamera del telefono. In quel momento, scrive, comincia il caos. La conversazione è raccolta in un post, con lo scambio di battute. «Gli rispondo: “Ti rendi conto che stai parlando con una donna ucraina in questo momento? Vieni nel mio Paese e dici cose terribili”. Al che lui risponde: “Mia moglie la pensa come me, ed è ucraina quanto te”».

La donna che vive tutto in prima persona è Daria Melnichenko, e inizia a raccontare la storia con un primo post sul social Threads. Pubblica anche un breve video del dialogo, interrotto un attimo prima dell’escalation. Nel giro di pochi minuti, il suo account – fino a quel momento poco seguito – viene sommerso dalle notifiche. La comunità ucraina su Threads si incolla agli schermi. Melnichenko pubblica aggiornamenti continui: l’adrenalina che non la fa dormire, la posizione in tempo reale dell’autobus, qualche dettaglio in più sul protagonista della lite. «Ho scoperto il nome del nostro eroe. Si chiama Rocco», scrive con ironia.

È diventata una storia virale. I suoi post sono stati inondati di mi piace, commenti e condivisioni. Il primo post, quello che introduce la storia, supera il milione di visualizzazioni. Una frase di Daria Melnichenko, estrapolata dal video della discussione più accesa, è diventata un meme. Lei dice: «Mi metterò di traverso, ma questo individuo non entrerà in Ucraina». Il direttore della banca Monobank ne ha fatto una skin per carte di credito personalizzate.

In uno degli aggiornamenti Melnichenko fa sapere che suo padre è al fronte, e la comunità ucraina di Threads sfrutta la visibilità del momento per chiederle se quell’unità dell’esercito ha delle esigenze specifiche, per inviare gli equipaggiamenti necessari. Poi qualcuno scopre che Rocco è su TikTok, il suo account si chiama “Rocco” seguito da bandierine russe e cuori.

C’è anche il post cliffhanger. Dice solo: «Siamo al confine». Quarantamila mi piace, oltre mille commenti, centinaia di persone che l’hanno inviato in giro. Tutti volevano sapere come sarebbe andata a finire. L’Ucraina è rimasta in attesa, col fiato sospeso, come per il finale di una grande serie tv.

L’epilogo è di quelli più lineari. È quello che si aspettavano tutti. Lo stesso che avevano profetizzato gli ucraini a bordo dell’autobus. Martedì le guardie di frontiera ucraine hanno impedito l’ingresso in Ucraina al signor Rocco una volta arrivato al valico di Čop-Záhony. Gli ispettori hanno eseguito i controlli di rito, ma erano già informati. All’uomo è stato negato l’ingresso e gli è stato vietato di entrare in Ucraina per un periodo di tre anni. «In sostanza, ha opinioni filorusse e giustifica l’aggressione armata della Russia contro l’Ucraina. A causa delle violazioni della legislazione ucraina, l’uomo ha ricevuto le relative decisioni al confine», ha detto Andrii Demchenko, portavoce del Servizio di guardia di frontiera dello Stato.

Tra i vari commenti c’è quello di una ragazza ucraina che ha riconosciuto il filoputiniano Rocco e ha raccontato il suo aneddoto personale: era aprile, su un treno in Polonia diretto in Ucraina, lui la bullizzava perché durante una lite – deve essere incline allo scontro, l’ammiratore dei russi – le chiedeva di parlargli in russo e non in ucraino.

Mercoledì Daria Melnichenko pubblica un ultimo post su questa faccenda, tanto sintetico quanto efficace: «A casa 🏠». Tra i commenti ne compare uno di un profilo appena creato. Il nome è “Rocco loves Ukraine”.

Su Threads gli ucraini di tutto il mondo si sono riconosciuti, hanno fatto rete, hanno seguito la storia in tempo reale e l’hanno spinta ovunque. Le nove ore di viaggio sono state seguite come un reality show mobile con destinazione il confine tra Ungheria e Ucraina. Hanno commentato attori, comici, popstar. La campionessa di scherma Olga Kharlan ha lanciato la sua provocazione contro l’italiano filorusso: «Possiamo prendere il cappuccino dopo le 12; rompere gli spaghetti; dire che il vino francese è più buono di quello italiano; mettere il parmigiano sulla pasta con i gamberetti; mangiare la pizza con l’ananas».

È questo l’aspetto più significativo della vicenda: la capacità di una comunità di usare un social per quello che dovrebbe essere, una piazza. Un luogo in cui le persone si incontrano, condividono informazioni e fanno squadra. Un Maidan digitale.

Gli ucraini sanno esprimere la propria opinione, sanno farla conoscere a tutti, riunendosi di persona – e non ci sarebbe bisogno di scomodare le proteste di Euromaidan per questo – o su una piattaforma digitale.

Non è scontato che stavolta la forza della comunità sia emersa su una piattaforma Meta. All’inizio Threads aveva grossi problemi nel gestire i contenuti legati all’invasione russa dell’Ucraina. Molti post venivano bloccati o rimossi, seguendo regole simili a quelle già viste su altre piattaforme di Meta. Ma questa storia arriva proprio da lì. Da uno spazio imperfetto che gli ucraini hanno imparato a usare, adattare e occupare. Come fanno da sempre, online e offline.

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